Età minima per i social: in Turchia stop sotto i 15 anni

Nel Paese una nuova normativa impedisce ai minori di aprire un account sulle piattaforme di social media. A che punto siamo con la normativa in Europa

Età minima per i social: in Turchia stop sotto i 15 anni
Oleg Elkov per Shutterstock

Dal 1° novembre in Turchia l’età minima per i social è fissata a 15 anni. La norma è apparsa sulla Gazzetta Ufficiale il 10 ottobre, dopo l’approvazione parlamentare della scorsa primavera, che impone alle aziende obblighi precisi e introduce un sistema di verifica dell’età centralizzato.

La ministra della Famiglia e delle Politiche sociali Mahinur Göktaş ha dichiarato su X che con la nuova regolamentazione, che “tutela al massimo l’interesse del minorenne”, è stato compiuto un passo importante verso l’obiettivo di un “ecosistema digitale a misura di bambino”.

La mossa di Ankara non arriva isolata, ma in un momento in cui mezza Europa sta riscrivendo le regole di accesso ai social per i più giovani, tra leggi nazionali già in vigore e una proposta europea – l’EU KIDS Act – che punta a fissare uno standard comune.

Cosa prevede la legge turca sull’età minima per i social

Il regolamento turco non si limita a vietare l’apertura di nuovi profili agli under 15. Le piattaforme sono chiamate a istituire un sistema di verifica dell’età già al momento della registrazione e a rifiutare le richieste di chi non ha compiuto quindici anni.

Per la fascia 15-18 anni, invece, scattano una serie di tutele rafforzate: account privati per impostazione predefinita, liste di follower non visibili, impossibilità di usare la diretta streaming, misure tecniche per impedire gli screenshot e un divieto assoluto di profilazione pubblicitaria sui dati dei minorenni. Non solo: le piattaforme non possono usare interfacce che favoriscano lo scorrimento automatico o la presentazione consecutiva di contenuti, un meccanismo considerato tra i principali responsabili della dipendenza digitale.

La verifica dell’età non passerà dalla condivisione diretta dei documenti con i social network. Il governo turco ha annunciato la creazione di un portale dedicato che trasmetterà alle piattaforme soltanto l’informazione relativa al superamento o meno della soglia dei 15 anni, senza esporre identità e dati personali degli utenti. Un modello pensato per bilanciare protezione dei minori e riservatezza, sul quale però restano da sciogliere i nodi tecnici e operativi legati all’entrata a regime del sistema.

Come funziona la verifica dell’età per i social media in Turchia

Il meccanismo immaginato da Ankara è ibrido. Da un lato, le piattaforme dovranno dotarsi di strumenti propri per accertare l’età dichiarata; dall’altro, lo Stato mette a disposizione un’infrastruttura pubblica che dovrebbe rendere la procedura più uniforme e meno invasiva.

La norma prevede che, anche dopo la verifica iniziale, le piattaforme possano sospendere un account e richiedere un nuovo controllo se emergono sospetti ragionevoli sull’età dichiarata. Gli account già esistenti e non ancora verificati dovranno mettersi in regola entro il 31 marzo 2027: chi non supererà il controllo vedrà chiudere il profilo.

Sul fronte delle sanzioni, il regolamento rinvia all’articolo aggiuntivo 4 della legge turca su Internet n. 5651. Prima dell’irrogazione della multa, però, è prevista una notifica di violazione e un termine ragionevole per porvi rimedio, valutando la gravità dell’infrazione, il numero di minorenni coinvolti e la buona fede del fornitore. YouTube Turchia ha già fatto sapere che, in applicazione della nuova disciplina, potrebbe essere costretta a chiudere gli account degli utenti sotto i 15 anni.

Perché l’età minima per i social è una priorità

Il caso turco è l’ultimo tassello di una tendenza che negli ultimi due anni ha accelerato in modo significativo. La domanda di fondo è sempre la stessa: a che età un adolescente è davvero in grado di gestire autonomamente la complessità di un social network?

Le evidenze richiamate da governi e istituzioni europee parlano di rischi cognitivi come ansia, disturbi del sonno e riduzione della capacità di attenzione, a cui si aggiungono cyberbullismo, esposizione a contenuti dannosi, adescamento online e violazioni della privacy. Non a caso, secondo un’indagine Eurobarometro citata dal Parlamento europeo, il 92% dei cittadini dell’Unione considera prioritaria la protezione di bambini e giovani online.

Quali Paesi europei hanno già introdotto limiti di età

In Europa il quadro è frammentato ma in rapida evoluzione. La Francia ha approvato una legge che vieta l’uso dei social media ai minori di 15 anni, con applicazione prevista a partire da settembre 2026. La Grecia ha annunciato il divieto di accesso ai social per gli under 15 a partire dal 1° gennaio 2027, affiancando alla misura sistemi di controllo obbligatori per le piattaforme.

La Spagna ha proposto che l’età minima per i social si attesti a 16 anni, mentre la Danimarca punta a fissare la soglia a 15 anni e l’Austria ha già approvato un divieto per i minori di 14 anni. Anche l’Italia e la Slovenia hanno depositato progetti di legge per introdurre un’età minima per i social a 15 anni, segno che il tema è entrato stabilmente nell’agenda politica nazionale.

Cosa prevede l’EU KIDS Act

Il vero cambio di scala, però, dovrebbe arrivare da Bruxelles. La Commissione europea, infat ha presentato l’EU KIDS Act, una proposta di regolamento che vieta l’accesso ai social media ai minori di 13 anni e fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account personale autonomo.

Per la fascia 13-15 anni è previsto il controllo parentale, con la possibilità per i tutori di creare “mini-account” collegati al proprio profilo e un limite di utilizzo giornaliero, mentre sotto i 13 anni l’accesso ai social è escluso e restano disponibili solo servizi di condivisione video progettati specificamente per l’infanzia. Il testo introduce anche il principio della sicurezza “by design”: le piattaforme devono dimostrare che i loro servizi sono sicuri e adeguati all’età fin dalla progettazione, invertendo l’onere della prova rispetto al passato.

Quando entrerà in vigore

Il percorso per fissare un’età minima per i social comune per gli stati membri è però appena iniziato. Il Parlamento europeo ne ha discusso in aula lo scorso 6 ottobre e il testo dovrà ora passare attraverso emendamenti e negoziati serrati tra Parlamento e Consiglio prima dell’approvazione finale. A rendere il quadro ancora più articolato c’è l’atteso Digital Fairness Act, previsto per l’autunno 2026, che secondo la Commissione dovrà svilupparsi “in pieno allineamento” con gli obblighi del regolamento sui minori.

Nel frattempo, il Garante per la privacy italiano ha espresso parere favorevole sulle tutele e sulla verifica dell’età, pur richiamando la necessità di trattare solo i dati strettamente necessari, mentre l’industria dei videogiochi chiede regole proporzionate alle specificità del settore.

La domanda che resta aperta non è più se l’età minima per i social debba esistere, ma come renderla effettivamente applicabile senza trasformarsi in un ostacolo all’accesso per gli adulti o in un nuovo veicolo di raccolta dati. La Turchia ha scelto la strada della norma nazionale con verifica centralizzata. L’Europa prova a costruire un quadro comune. Nel mezzo, c’è una generazione di adolescenti che continua a vivere buona parte della propria vita sociale online, e un principio – la protezione dei minori – che nessun governo sembra più disposto a mettere in discussione.

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