Ogni anno, il 3 novembre, il Giappone si ferma per riflettere su un momento di orgoglio collettivo: il Bunka no Hi (文化の日), la Giornata della Cultura, una festa nazionale dedicata alla promozione della cultura, delle arti, della scienza e della libertà di pensiero.
Quest’anno la ricorrenza cade di martedì e, come da tradizione, unisce l’apertura dei musei all’assegnazione delle più alte onorificenze culturali del Paese. Ma dietro la superficie celebrativa si nasconde una storia complessa, fatta di memoria imperiale, rinascita democratica e, quest’anno, di un riconoscimento che per un Paese tradizionalista come il Giappone ha dell’epocale.
Perché il Giappone celebra la cultura il 3 novembre?
La scelta della data non è casuale. Il 3 novembre ha una doppia origine: da un lato coincide con il compleanno dell’imperatore Meiji, nato nel 1852, celebrato durante l’era prebellica come Tenchō-setsu e poi come Meiji-setsu dal 1927 al 1947. Dall’altro, il 3 novembre 1946 fu annunciata la nuova Costituzione del dopoguerra, fondata sulla sovranità popolare e sulla rinuncia alla guerra.
Nel 1948, la legge sulle festività trasformò definitivamente la ricorrenza in Bunka no Hi, definendola come giornata per “amare la libertà e la pace” e promuovere la cultura.
Non si tratta, dunque, di una semplice festa artistica. Il 3 novembre marca simbolicamente il passaggio dall’onore imperiale prebellico a un’identità democratica e pacifista. È il giorno in cui il Giappone celebra se stesso non per le sue conquiste militari, ma per la sua capacità di produrre conoscenza, arte e pensiero libero.
Cosa si fa durante il Bunka no Hi?
Non esiste un rituale domestico obbligatorio. Il Bunka no Hi è una giornata pubblica in cui musei, scuole e istituzioni culturali portano l’arte e il sapere in primo piano. Molti istituti pubblici offrono ingresso gratuito o scontato: nel 2026, oltre 150 musei e gallerie in tutto il Giappone hanno aderito all’iniziativa, dal Museo Nazionale di Tokyo al Museo Nazionale di Natura e Scienza.
Accanto alle mostre, si tengono dimostrazioni di cerimonia del tè (sadō), calligrafia (shodō), ikebana e arti marziali come il kendō. In alcune città si svolgono parate con tamburi taiko e rappresentazioni storiche, mentre le scuole organizzano festival culturali e presentazioni di progetti artistici o scientifici. È una giornata che appartiene alle comunità prima ancora che alle istituzioni.
L’Ordine della Cultura: il riconoscimento più ambito
Il 3 novembre è anche il giorno in cui vengono conferite le principali onorificenze culturali giapponesi. La più prestigiosa è l’Ordine della Cultura (Bunka-kunshō), istituito l’11 febbraio 1937 e conferito personalmente dall’Imperatore al Palazzo Imperiale di Tokyo.
Non si parla di un ordine cavalleresco ereditario né una decorazione militare: è riservato esclusivamente al merito culturale e intellettuale, e premia chi ha dato un contributo straordinario allo sviluppo della cultura, delle arti, della scienza e della tecnologia del Giappone.
La selezione è molto selettiva. Di norma vengono assegnati circa cinque riconoscimenti all’anno. Nel 2026, tuttavia, il governo ne ha annunciati otto, una cifra insolitamente alta. Tra i premiati figurano il fisico e Nobel per la chimica Kenzo Sogai, l’architetto Toyo Ito, la designer di illuminazione Mikiko Ishii e il compositore Shunichi Tokura. Ma un nome, più di tutti, ha catturato l’attenzione dei media internazionali.
La vittoria di Super Mario
Per la prima volta nella storia dell’Ordine della Cultura, il premio è stato assegnato a un creatore di videogiochi: Shigeru Miyamoto, il padre di Super Mario e The Legend of Zelda. Classe 1952, entrato in Nintendo nel 1977, Miyamoto ha trasformato il videogioco da fenomeno di nicchia a forma d’intrattenimento capace di influenzare l’immaginario collettivo globale.
Il governo giapponese lo ha insignito nella categoria delle arti mediali (gaming), riconoscendo non solo il successo commerciale delle sue opere, ma l’influenza duratura del suo approccio: mondi esplorabili, controlli intuitivi, level design innovativo. La scelta segna un momento di svolta: il Giappone ammette ufficialmente che la cultura popolare e i nuovi media sono parte integrante del proprio patrimonio culturale.
Durante la conferenza stampa del 22 ottobre, Miyamoto ha commentato:”Provo un certo imbarazzo, ma sono davvero onorato. Non realizzo i videogiochi da solo. Questo premio è il frutto del lavoro svolto insieme a molte altre persone, e lo accetto in rappresentanza dell’intero team”. Ha poi aggiunto che il fatto che i videogiochi siano diventati cultura significa soprattutto che sono diventati “qualcosa di normale nella vita di tutti”.
Cosa significa oggi il Bunka no Hi
Il Bunka no Hi celebra l’idea che una società libera cresce quando valorizza conoscenza, creatività e dialogo. Per questo unisce il ricordo della Costituzione del dopoguerra con una celebrazione concreta di musei, scuole, arti tradizionali e ricerca contemporanea. In un’epoca in cui il Giappone si interroga sul proprio ruolo nel mondo, la Giornata della Cultura offre una risposta silenziosa ma potente: la vera forza di un Paese non risiede nella sua capacità di imporsi, ma in quella di immaginare.
Il riconoscimento a Miyamoto, primo game designer a ricevere l’Ordine della Cultura, apre scenari nuovi per il futuro. Se il confine tra cultura “alta” e cultura popolare si è definitivamente incrinato, quali altre forme espressive potrebbero essere celebrate negli anni a venire?
Il fumetto, la moda, il design, la cucina: tutti settori in cui il Giappone eccelle e che già oggi contribuiscono a definire l’immagine del Paese nel mondo. La strada è tracciata. E il 3 novembre, ogni anno, sarà il giorno in cui il Giappone si fermerà a ricordare che la cultura non è un privilegio, ma un diritto.