Per l’industria farmaceutica gli over 65 sono i migliori clienti e i governi corrono ai ripari. Il caso Spagna
Invecchiare bene è possibile. La medicina moderna ha trasformato malattie un tempo letali in condizioni croniche gestibili: ipertensione, diabete, artrosi, problemi cardiaci. Una rivoluzione silenziosa che ha allungato la vita media oltre gli 80 anni nei paesi sviluppati. Ma questa conquista ha un prezzo. Il nesso tra anziani e farmaci è diventato uno dei nodi più delicati della sostenibilità dei sistemi sanitari occidentali. A fotografare la situazione è il rapporto “Uso de fármacos crónicos en individuos polimedicados de edad igual o superior a 65 años y su relación con la morbilidad”, pubblicato a gennaio dal Ministero della Salute spagnolo. Dallo studio emerge che oltre il 40% degli 65 anni convive con almeno due patologie croniche e quasi tre persone su dieci in quella fascia d’età assumono regolarmente cinque o più principi attivi ogni giorno. Una percentuale che, sempre secondo il rapporto ministeriale, sale fino al 44,7% tra chi ha tra gli 85 e i 94 anni.
Il business della longevità
L’industria farmaceutica sa che gli anziani sono diventati il suo cliente principale. Gli over 65 rappresentano ormai oltre il 20% della popolazione nei paesi OCSE, e il loro fabbisogno di cure cresce di pari passo con l’età. Si stima che circa il 70% della spesa farmaceutica pubblica finisca proprio in questa fascia anagrafica. Le proiezioni indicano che in Spagna entro il 2050 la quota del PIL destinata alla sanità potrebbe passare dall’attuale 6% a oltre l’8%, spinta proprio dall’invecchiamento demografico. Il cambiamento, spiegano gli esperti, scatta intorno ai 55 anni. Da quella soglia, la spesa sanitaria individuale cresce in modo rapido e continuo, mentre il reddito da lavoro comincia a ridursi. Dopo i 65 anni, le prestazioni pubbliche sono più che doppie rispetto a quelle destinate alle fasce più giovani.
Nelle tasche delle famiglie
Il sistema sanitario pubblico copre molto, ma non tutto. Secondo un’indagine condotta dall’Organizzazione spagnola dei consumatori su oltre 1.200 famiglie, la spesa media annua per prodotti e servizi sanitari supera i 1.300 euro a nucleo familiare. Tolte le assicurazioni private, la cifra scende a circa 994 euro, ma i farmaci rimangono la voce più ricorrente: circa 222 euro all’anno per i medicinali con ricetta e 175 per quelli da banco. Il legame tra anziani e farmaci, insomma, non è solo una questione sanitaria ma anche economica, nel senso più diretto del termine. E la spesa aumenta con l’età in modo quasi geometrico: lo stesso rapporto del Ministero della Salute spagnolo sottolinea che dopo i 75 anni i farmaci superano il 60% dell’intera spesa sanitaria individuale, un dato che rende evidente quanto la gestione terapeutica della terza età sia diventata strutturale, e non più episodica.
La riforma di Madrid
Di fronte a questo scenario, i governi cercano soluzioni. In Spagna — dove l’aspettativa di vita di 84 anni è tra le più alte d’Europa — il Ministero della Salute ha avviato una riforma della legge sui medicinali per rendere sostenibile il sistema nel lungo periodo. Il progetto di legge, che nel testo cita il Servizio Sanitario Nazionale come “il principale cliente dell’industria farmaceutica”, ricorda che nel 2023 la spesa pubblica complessiva per i farmaci ha raggiunto i 29,69 miliardi di euro. Con un incremento medio di 1,2 miliardi all’anno dal 2014 a oggi. La riforma punta a risparmi compresi tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro, ottenuti principalmente attraverso due strade. In primis la promozione dei farmaci generici e biosimilari, capace di generare circa 800 milioni di risparmio, e la lotta alla cosiddetta polifarmacia inappropriata, da cui si attende un recupero di circa 500 milioni.
I farmaci più usati dagli anziani
Il rapporto ministeriale spagnolo rivela cosa assumono le persone anziane polimedicalizzate — cioè chi prende cinque o più farmaci al giorno. Al primo posto si trovano i farmaci antiulcera, con un tasso di utilizzo che supera il 70% in tutte le fasce d’età a partire dai 65 anni. Seguono gli antipertensivi, tra il 55 e il 70% a seconda dell’età, e i modificatori lipidici, ovvero i farmaci per il colesterolo, usati da più della metà dei pazienti in politerapia. Anche se il loro impiego tende a ridursi sensibilmente dopo i 95 anni. Con l’avanzare degli anni cambiano anche le priorità terapeutiche: gli antidiabetici orali sono più diffusi tra i 65 e i 74 anni, la vitamina D guadagna posizioni dopo gli 85. Mentre antiaggreganti e analgesici diventano protagonisti nelle fasce più avanzate. Gli psicofarmaci — antidepressivi, ansiolitici, ipnotici — si attestano intorno al 30%, un dato che dice molto sulla solitudine e sull’ansia che spesso accompagnano la vecchiaia.
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