La conduttrice, attrice, autrice e paroliera è morta a 76 anni per un tumore al pancreas. Era uno dei volti più amati della tv italiana dagli anni Settanta fino ai giorni nostri.
Una voce, tanti volti
Enrica Bonaccorti è morta oggi 12 marzo, a 76 anni, dopo una battaglia durata mesi contro un tumore al pancreas diagnosticato nel settembre 2024.
La notizia chiude una storia lunga e ricca, quella di una donna che la televisione italiana l’ha attraversata davvero, non solo “abitata”. Perché non era soltanto una conduttrice. Era un’autrice, una paroliera, una radiofonista, un’attrice. Una professionista che ha costruito la propria figura pubblica su qualcosa di più solido della semplice popolarità: la competenza, l’ironia, la capacità di essere presente senza invadere.
Nata a Savona il 18 novembre 1949, cresce in un’Italia ancora in fermento, spostandosi da una città all’altra al ritmo dei trasferimenti del padre. Genova, Sassari, e poi Roma. Un’adolescenza in movimento che le lascia in dote un senso acuto di osservazione e adattamento.
A Sassari, a soli sedici anni, vince persino una medaglia d’argento nel lancio del disco ai campionati regionali di atletica: un dettaglio quasi sconosciuto, che dice però qualcosa di preciso sul carattere di questa donna, tutt’altro che fragile.
Dal teatro alla televisione
Prima di arrivare al piccolo schermo, percorre una strada lunga e articolata. Recita a teatro, lavora in radio, appare al cinema.
Collabora con Domenico Modugno come autrice, firmando le parole di “La lontananza” e “Amara terra mia”, due canzoni entrate nella memoria collettiva. Un talento di scrittura che negli anni resterà spesso in ombra rispetto alla notorietà televisiva, ma che lei stessa ha sempre tenuto al centro della propria identità.
Al cinema compare in titoli degli anni Settanta firmati da registi come Lina Wertmüller, Pasquale Festa Campanile e Luciano Salce, attraversando anche il filone della commedia popolare senza mai lasciarsi intrappolare da un’unica etichetta. In televisione, intanto, prende parte a importanti sceneggiati Rai: recita accanto a Giulietta Masina in “Eleonora” (1973) e ottiene un ruolo di rilievo ne “L’amaro caso della baronessa di Carini” (1975). Il passaggio alla conduzione arriva nel 1978, con “Il sesso forte” su Rai 1. Ma la Bonaccorti non si presenta come una “scoperta” televisiva: è già una professionista formata, con un bagaglio raro per quell’epoca.
Gli anni d’oro di “Italia Sera” e “Pronto, chi gioca?”
Il vero salto di qualità però avviene nei primi anni Ottanta. Nel 1983 diventa uno dei volti centrali di “Italia Sera”, il primo preserale di Rai 1: un programma che mescola informazione, attualità e costume in una formula nuova, più discorsiva, più vicina alla gente. Affiancata prima da Mino Damato e poi da Piero Badaloni, si impone come una presenza autorevole ma mai rigida, capace di essere empatica senza risultare compiacente. Il Telegatto arriva puntuale, ma è l’attenzione quotidiana di milioni di spettatori il riconoscimento che conta davvero.
Nel 1985 arriva la consacrazione definitiva. Dopo la partenza di Raffaella Carrà verso Canale 5, la Rai le affida “Pronto, chi gioca?”, uno dei programmi più delicati del palinsesto. La scommessa è rischiosa: raccogliere l’eredità di una come la Carrà non è cosa da poco. Ma la Bonaccorti vince la sfida. Porta il quiz a risultati d’ascolto superiori a ogni previsione, trasformandolo in un appuntamento fisso per il pubblico del mezzogiorno. La sua conduzione è diretta, mai urlata, capace di improvvisare e gestire la diretta con disinvoltura autentica. Arrivano il secondo Telegatto e l’Oscar Tv come personaggio femminile dell’anno: è il volto simbolo della Rai di quegli anni.
Non mancano, in questo periodo, le scelte che fanno discutere. Nel 1982 posa per l’edizione italiana di “Playboy”, gesto che rivendica come atto di libertà.
Qualche anno dopo, in diretta televisiva, annuncia una gravidanza poi interrotta da un aborto spontaneo: un momento intimo che scatena polemiche e contribuisce a incrinare il rapporto con la Rai, fino all’addio del 1987.
Il passaggio a Fininvest e “Non è la Rai”
Il trasferimento alla Fininvest si inserisce nella grande operazione voluta da Silvio Berlusconi, che in quegli anni porta sulle reti commerciali molti dei volti più noti del servizio pubblico. Per la presentatrice è l’inizio di una nuova stagione. Conduce “La giostra” e “Ciao Enrica”, ma il vero rilancio arriva con “Cari genitori” nel 1988: un quiz dedicato alle famiglie che diventa uno dei programmi più seguiti del preserale di Canale 5. Lo tiene per tre edizioni, dimostrando ancora una volta di saper parlare a un pubblico ampio, senza perdere credibilità.
Nel 1991 è lei ad aprire la prima puntata in diretta di “Non è la Rai”, ricongiungendosi con Gianni Boncompagni e Irene Ghergo, già al suo fianco in “Pronto, chi gioca?”. Il programma diventerà un fenomeno generazionale, ma nella sua fase iniziale porta l’impronta di Bonaccorti: struttura, controllo, un’impostazione che guarda ancora al varietà classico. Resterà alla guida per tutta la stagione, prima di lasciare.
Gli anni Novanta la vedono ancora protagonista, con “Vota la voce”, “Canzoni spericolate” e molti eventi speciali, mentre cresce il suo impegno in radio. Torna a “Chiamate Roma 3131” su Rai Radio 2 tra il 1997 e il 1998, raccogliendo premi e riconoscimenti. Lavora come editorialista per “Noi donne”, “Sette” del “Corriere della Sera” e “Oggi”, firmando anche un lungo reportage dal Ruanda.
La malattia affrontata a viso aperto
Dal Duemila in poi, Enrica Bonaccorti affianca alla televisione una stagione creativa nuova: il teatro, la radio quotidiana, la narrativa.
Conduce “Tornando a casa” su Rai Radio 1 dal 2007 al 2012, pubblica romanzi, torna sul palcoscenico. Nel 2018 riceve il Microfono d’oro alla carriera. Poi nel 2019 torna alla conduzione quotidiana con “Ho qualcosa da dirti” su TV8. E nel 2021 riappare al cinema con “Una relazione” di Stefano Sardo, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2020 racconta senza vittimismo di soffrire di prosopagnosia, la difficoltà a riconoscere i volti.
Nel settembre 2024 annuncia sui social la diagnosi di tumore al pancreas, citando nel messaggio Eleonora Giorgi, scomparsa pochi mesi prima per la stessa malattia. Scrive di essersi nascosta per quattro mesi, anche agli amici più cari, paralizzata. Poi aggiunge di sentirsi più forte ora che ha trovato il coraggio di dirlo. A gennaio 2025, ospite da Silvia Toffanin a “Verissimo”, spiega che il tumore non si è ridotto e che ha ripreso la chemioterapia. A Mara Venier, da “Domenica In”, dice di non voler essere pessimista e di sperare nella medicina.
Il 12 febbraio 2025, ultima apparizione in video, da Caterina Balivo a “La volta buona”: ha raccontato che sta lavorando alla sua autobiografia. “Scrivere mi riempie la vita in modo meraviglioso”, ha detto. Parla anche della figlia Verdiana, che in questi mesi non l’ha mai lasciata sola, confessando qualcosa di intimo: di non essere stata una madre perfetta, di rimpiangere alcune cose piccole della vita quotidiana.
Mara Venier, appresa la notizia della morte, l’ha salutata con poche parole: “Enrica mia, sarai sempre con me.”
Enrica Bonaccorti ha “abitato” la televisione italiana per quasi mezzo secolo senza lasciarsi definire solo da essa. Dietro il volto familiare c’era una storia fatta di scrittura, coraggio e anche di rischio. Forse è questa, più della fama, la cosa che vale la pena ricordare.
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