Uno studio rivela rincari stagionali e divari geografici nel costo della dieta mediterranea: ecco quanto pesa sul carrello della spesa degli italiani
Mangiare sano costa di più (ma non ovunque e allo stesso modo). Uno studio delle università di Pisa, Tuscia e Tor Vergata evidenzia che in Italia una dieta sostenibile è più cara in primavera-estate e registra forti divari territoriali. La ricerca mostra rincari su cibi dietetici intorno al 20% in tre anni e costi più alti al Nord. Gli ideatori hanno costruito panieri alimentari basati sulla dieta mediterranea – considerata tra le più equilibrate al mondo – differenziandoli per categorie: uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani. L’analisi copre quasi tre anni, da agosto 2021 a marzo 2024, e si fonda su oltre 326mila rilevazioni di prezzo relative a 167 prodotti distribuiti in 107 province italiane, raccolte attraverso l’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Perché l’estate pesa di più sulla spesa
Il dato più sorprendente della ricerca riguarda la stagionalità. In quasi tutte le fasce d’età, il costo del mangiare sano aumenta in primavera e in estate, per poi ridimensionarsi nei mesi autunnali e invernali. Una tendenza che può sembrare paradossale – la bella stagione porta con sé frutta e verdura fresche, abbondanti e teoricamente convenienti – ma che gli autori spiegano con la composizione stessa dei panieri. Questi ultimi sono costruiti per rispettare fabbisogni nutrizionali precisi, e non sempre seguono la logica della disponibilità stagionale dei singoli alimenti. “In generale abbiamo trovato che la dieta mediterranea è più cara in primavera ed estate”, spiega Stefano Marchetti, docente del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa e primo firmatario dello studio. Fanno eccezione solo i bambini piccoli. Per loro i costi crescono nei mesi freddi, a riprova del fatto che le esigenze nutrizionali specifiche di questa fascia producono un paniere molto diverso da quello degli adulti.
I numeri: quanto si spende davvero
Nel triennio analizzato, il paniere per un uomo adulto ha superato stabilmente i 200 euro mensili nei mesi primaverili ed estivi, con un punto di partenza più contenuto nel 2021 e una crescita progressiva fino alla fine del periodo. In autunno e inverno la spesa si è attestata attorno a 150-160 euro, con un aumento complessivo che sfiora il 20%. Per una donna adulta, la spesa nei mesi caldi è passata da circa 175 a circa 208 euro mensili, mentre in inverno si è mossa tra 130 e 156 euro. Gli anziani seguono un andamento simile: fino a 160-170 euro in estate, circa 120 euro in inverno, con rincari intorno al 20% sull’intero triennio. Per gli adolescenti i valori assoluti sono inferiori, ma la dinamica non cambia: tra 109 e 131 euro nei mesi caldi, tra 65 e 78 euro in quelli freddi, con incrementi leggermente superiori al 20%. Solo il paniere dei bambini pesa di più d’inverno, tra 65 e 79 euro al mese, rispetto all’estate, quando scende tra i 49 e i 62 euro. Anche per loro, tuttavia, il costo complessivo nel triennio è cresciuto tra il 20% e il 25%.
Nord e Sud: due Italie anche a tavola
Oltre alla variabile stagionale, la ricerca fotografa un divario geografico. I prezzi medi e massimi dei panieri risultano più alti nelle province del Nord, mentre al Sud si registra un fenomeno apparentemente contradittorio. Qui i prezzi minimi — ovvero il costo più basso possibile per mangiare sano seguendo la dieta mediterranea — sono spesso più elevati rispetto a quanto accade in molte aree settentrionali. Per Marchetti nelle aree meridionali la grande distribuzione organizzata è meno diffusa, la concorrenza tra punti vendita è meno intensa e le economie di scala stentano a dispiegarsi. Il risultato è che chi vuole risparmiare al Sud ha meno strumenti per farlo. Al Nord i prezzi medi sono più alti, ma il ventaglio delle offerte convenienti è più ampio. Una forbice che penalizza soprattutto le famiglie con redditi bassi, quelle che non possono scegliere dove fare la spesa.
Un diritto ma non per tutti
In Italia mangiare sano è diventato più costoso per tutti, con aumenti medi intorno al 20% nell’arco di soli tre anni. I rincari si concentrano sui prodotti di fascia media e colpiscono in misura maggiore i mesi primaverili ed estivi. Inoltre si distribuiscono in modo disomogeneo tra le diverse aree del Paese. La ricerca è parte del progetto Prin 2022 “Food MeaSure”, che studia il legame tra povertà, vulnerabilità sociale e accesso a un’alimentazione corretta. L’obiettivo non è solo fotografare la realtà, ma fornire alle istituzioni strumenti concreti per intervenire dove il disagio è maggiore. Perché la dieta mediterranea in Italia non è ancora alla portata di tutti allo stesso modo. E questo, alla luce dei dati, è un problema che riguarda la salute pubblica almeno quanto le politiche sociali.
Credit foto: Peter Adams Photography/Shutterstock.com
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