Uno studio britannico dimostra che posizionare i prodotti freschi all’ingresso riduce la mortalità fino al 20%
Pensiamo che le nostre scelte alimentari dipendano dai gusti, dall’educazione alimentare, magari dal portafoglio. Eppure la scienza ha dimostrato che ciò che mangiamo dipende anche – e forse soprattutto – da come è organizzato lo spazio intorno a noi. Lo dimostrerebbe una ricerca pubblicata sulla rivista PLOS Medicine condotta su 36 discount inglesi. L’indagine ha chiarito che la posizione di frutta e verdura sugli scaffali dei supermercati incide concretamente sulle abitudini alimentari della popolazione, con ricadute dirette sulla salute e persino sulla longevità, aggiungendo vita agli anni.
Il regno del cibo spazzatura
Tra le corsie e negli scaffali di qualsiasi grande distribuzione abbondano prodotti ultra-processati, promozioni imperdibili su snack e bevande zuccherate, mentre le casse sono circondate da cioccolatini e gomme da masticare. Alimenti studiati nei minimi dettagli per essere irresistibili, economici da produrre e redditizi da vendere. Il cosiddetto junk food non è solo una questione di gusto: è il risultato di decenni di ingegneria alimentare e di scelte commerciali che hanno plasmato le nostre diete senza che ce ne accorgessimo. A fronte di tutto questo, meno dell’1% delle promozioni nei punti vendita riguarda frutta e verdura. Un dato esemplificativo.
L’esperimento nei discount inglesi
Per studiare se e come invertire questa tendenza, i ricercatori della City St George’s, University of London, e dell’Università di Southampton hanno ideato il progetto “Wrapped”. Un esperimento condotto direttamente sul campo in 36 supermercati dell’Inghilterra. L’intervento consisteva nello spostare e ampliare la sezione di frutta e verdura freschi collocandola all’ingresso del negozio, nel punto di massima visibilità, quello in cui ogni cliente entra con il carrello ancora vuoto e la mente sgombra. I risultati hanno confermato le ipotesi. Nonostante il periodo dello studio coincidesse con la pandemia e con una crisi del costo della vita che aveva già ridotto il consumo di vegetali in tutto il Regno Unito, i negozi che avevano adottato il nuovo layout registravano in media circa 2.525 porzioni extra di frutta e verdura vendute per punto vendita ogni settimana. L’effetto era ancora più evidente nei supermercati in cui la sezione dei freschi era stata spostata di oltre quattordici metri rispetto alla collocazione originale.
Cinquanta grammi fanno la differenza
Dietro questi numeri si nasconde peraltro un dato scientifico. La ricerca ha consolidato un legame diretto tra consumo di vegetali e durata della vita: un incremento di soli cinquanta grammi di frutta e verdura al giorno – poco meno di una porzione standard da ottanta grammi, ossia qualcosa come mezza mela o una manciata di insalata – corrisponde a una riduzione del 20% della mortalità. Piccoli aumenti quotidiani, compresi tra un terzo e una porzione in più, possono inoltre abbassare il rischio di malattie coronariche del 4% e quello di ictus del 5%. Numeri che, nel lungo periodo, si traducono in anni di vita guadagnati. Come dire che la posizione di frutta e verdura nei supermercati non è solo una questione di estetica commerciale, ma soprattutto di medicina preventiva applicata su scala di massa.
Chi beneficia di più
Lo studio ha seguito 580 donne tra i 18 e i 60 anni, individuate come le principali responsabili degli acquisti alimentari all’interno del nucleo familiare. Dopo sei mesi di esposizione al nuovo layout, la qualità della loro dieta era migliorata in modo statisticamente significativo rispetto a chi frequentava negozi con la disposizione tradizionale. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda poi l’impatto sulle famiglie più vulnerabili: il beneficio nutrizionale è risultato leggermente superiore proprio tra chi dipende maggiormente dai discount per fare la spesa e tra chi ha un livello di istruzione formale più basso. Un risultato che rovescia la logica per cui la salute alimentare sarebbe un privilegio di chi ha più risorse o più informazioni. L’ambiente fisico, se ben progettato, può diventare uno strumento di equità sociale.
Una proposta per la politica pubblica
A questo punto i ricercatori hanno proposto di rendere obbligatorio il posizionamento di frutta e verdura all’ingresso di tutti i grandi supermercati. Per Christina Vogel, responsabile dello studio: «Piccoli cambiamenti nei layout dei supermercati possono avere un impatto reale sulle nostre abitudini di spesa. E incoraggiare diete più sane in grado di prevenire l’obesità e le malattie correlate». Non si tratta di una visione utopica. In diversi paesi europei si discute già di normative sull’architettura alimentare della grande distribuzione. L’Italia – con la sua tradizione gastronomica e il suo patrimonio di cultura contadina – potrebbe avere molto da guadagnare nell’adottare approcci simili. Frutta e verdura nei supermercati italiani occupano spesso spazi ampi, ma non sempre strategici: il ragionamento vale anche qui.
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