Trenta versi inediti del noto filosofo giacevano dimenticati in un archivio egiziano. Una scoperta che riscrive la storia del pensiero greco
A quanto pare, il filosofo greco Empedocle di Agrigento non aveva ancora detto la sua ultima parola. Alcuni suoi versi più segreti, infatti, erano rimasti nascosti per duemila anni dentro una scatola polverosa di un archivio del Cairo, catalogati con cura. Finché un papirologo dell’Università di Liegi, Nathan Carlig, non ha deciso di guardare più attentamente quel papiro contrassegnato come P. Fouad inv. 218. Quello che ha trovato ha lasciato senza fiato gli specialisti: trenta versi inediti di Empedocle, il pensatore siciliano che per primo immaginò il mondo composto da terra, acqua, fuoco e aria. Il papiro di Empedocle, rimasto finora nell’ombra, è così tornato alla luce restituendo frammenti di un pensiero che si pensava perduto per sempre.
Chi era davvero Empedocle
Il filosofo nacque ad Akragas, l’odierna Agrigento nel V secolo avanti Cristo e fu uno dei pensatori più originali e affascinanti dell’intera antichità. A lui si deve la teoria dei quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria – come costituenti fondamentali di tutto ciò che esiste nell’universo. Una visione del mondo che, per quanto superata dalla scienza moderna, ha dominato il pensiero occidentale per quasi duemila anni. Empedocle era anche un medico, un oratore, un personaggio leggendario già ai suoi tempi. La tradizione gli attribuisce persino poteri taumaturgici. E la sua morte ha alimentato il mito: si racconta che si sia gettato volontariamente nel cratere dell’Etna, forse per dimostrare la propria natura divina, o forse per sottrarsi alla vecchiaia. Un’uscita di scena degna di un personaggio dell’Iliade. Fu anche l’ultimo pensatore greco ad affidare le proprie idee alla forma poetica, una scelta che rendeva i suoi testi insieme più belli e più difficili da tramandare.
Un’opera quasi perduta
Qui entra in gioco la dimensione vera della scoperta. Empedocle compose due grandi opere in versi – i Physica e le Purificazioni – per un totale di circa duemila versi, di cui ne erano sopravvissuti soltanto 350. Un numero esiguo, ricavato non dai testi originali ma da citazioni sparse nelle opere di Platone, Aristotele, Plutarco e altri autori antichi. Come ha spiegato lo stesso Carlig la nostra conoscenza dell’opera di Empedocle si basava esclusivamente su fonti indirette. Citazioni frammentarie, riassunti, allusioni sparse nelle opere di autori successivi. In pratica, conoscevamo il filosofo di Agrigento attraverso gli occhi degli altri, spesso parziali o di parte. Il papiro di Empedocle ritrovato al Cairo cambia tutto. Per la prima volta, gli studiosi si trovano davanti al testo originale, senza intermediari. E i trenta versi riemersi appartengono alla Physica, il grande poema cosmologico, un’opera di cui questo papiro rappresenta l’unica copia conosciuta al mondo.
Cosa dicono i versi ritrovati
I versi scoperti del papiro trattano due grandi temi: la teoria degli effluvi particellari e la percezione sensoriale. L’idea degli effluvi, quei flussi di materia sottilissima che i corpi emetterebbero continuamente verso l’esterno, potrebbe suonare strana alle orecchie di un lettore moderno. Eppure, all’epoca, rappresentava uno degli sforzi più raffinati per spiegare come il mondo fisico agisce sulla mente umana. Come vediamo? Come percepiamo il calore, il freddo, il colore? Empedocle cercava risposte concrete a domande universali. L’analisi del testo ha già prodotto risultati inattesi. I ricercatori hanno individuato la probabile fonte diretta di un passo di Plutarco del II secolo dopo Cristo, scoprendo connessioni con un dialogo di Platone e con un’opera di Teofrasto, il grande discepolo di Aristotele. Echi fino ad ora inosservati del pensiero empedocleo sono stati rilevati persino nel commediografo Aristofane e nel poeta-filosofo latino Lucrezio. La rete di influenze che si disegna è molto più fitta di quanto si sospettasse.
Il legame con Democrito
C’è però un aspetto che ha catturato l’attenzione di tutta la comunità scientifica. Lo studio del papiro di Empedocle suggerisce che il filosofo agrigentino potrebbe essere considerato un precursore degli atomisti, con Democrito di Abdera in testa. Democrito, vissuto qualche decennio dopo Empedocle, è l’inventore della teoria atomica: l’idea che la realtà sia composta da particelle indivisibili in movimento nel vuoto. Una visione che la fisica moderna ha poi confermato. Se davvero Empedocle anticipò alcune intuizioni degli atomisti (come i nuovi versi sembrano indicare), la mappa delle influenze nella filosofia greca antica va riscritta almeno in parte.
Le pagine perdute di Victor Hugo
Per far comprendere la portata della scoperta, gli autori della prima edizione critica – il volume L’Empédocle du Caire, curato da Carlig – ricorrono ad un paragone. Immaginiamo che tra qualche secolo di Victor Hugo non restino che qualche estratto dai Miserabili nei libri di testo, il musical Notre-Dame de Paris e il programma di sala di Hernani. Il ritrovamento di alcune pagine di un’edizione originale delle sue opere sarebbe un evento epocale. È esattamente quello che sta accadendo oggi con il papiro di Empedocle: un testo autentico, finalmente, dove fino a ieri c’era solo il racconto degli altri. Quella di Carlig non è stata una scoperta casuale ma il frutto di un paziente lavoro d’archivio, della cura con cui alcuni studiosi dedicano anni a sfogliare cataloghi polverosi nella speranza, spesso delusa, di trovare qualcosa di inatteso. Stavolta la speranza ha avuto ragione.
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