Dietro l’impennata dei prezzi c’è il cambiamento climatico che colpisce i campi di cacao africani e arriva dritto al carrello della spesa
In Gran Bretagna hanno coniato un termine nuovo, Easter Eggflation, che unisce Pasqua e inflazione, per descrivere un fenomeno che molte famiglie stanno già sperimentando. Le uova di Pasqua, simbolo della festa più attesa della primavera, non sono mai costate così care. E la causa principale, secondo gli esperti, non è la speculazione finanziaria né la semplice avidità delle grandi multinazionali del cioccolato: è il riscaldamento globale. Secondo un’analisi dell’Energy and Climate Intelligence Unit (ECIU), elaborata sui dati della società di ricerca Assosia, il prezzo medio dei principali cioccolati pasquali nei supermercati britannici è aumentato di due terzi in appena tre anni. Alcuni prodotti hanno addirittura più che raddoppiato il proprio prezzo: le uova Galaxy hanno registrato un balzo del 105% ogni 100 grammi dal 2023, le Cadbury Creme Eggs sono rincarate dell’81%, mentre il celebre coniglietto Lindt Gold da 200 grammi ha raggiunto le 8,42 sterline, l’80% in più rispetto a qualche anno fa.
Il cacao vittima del clima
Per capire perché le uova di Pasqua siano diventate un lusso, bisogna risalire all’origine del problema: le piantagioni di cacao dell’Africa occidentale. Costa d’Avorio e Ghana insieme producono circa il 60% del cacao mondiale, coltivato in un ecosistema delicato che richiede calore, piogge abbondanti e brevi stagioni secche. Un equilibrio che il cambiamento climatico ha rotto in modo violento e repentino. Nel 2023, piogge eccezionali hanno scatenato epidemie di black pod disease, una malattia fungina che ha fatto marcire intere piantagioni. L’anno successivo, la situazione si è capovolta: siccità prolungata, aggravata dal fenomeno El Niño, e ondate di calore straordinarie hanno compromesso semine, crescita e raccolta. Il risultato è stato un crollo della produzione di cacao fino al 40% nel giro di tre anni. Una catastrofe agricola che si è immediatamente trasferita sui mercati internazionali, facendo schizzare alle stelle il prezzo della materia prima.
Calo dei prezzi ma non sugli scaffali
Chris Jaccarini, analista di ECIU, avverte: «Gli eventi meteorologici estremi che hanno devastato i raccolti di cacao in Africa occidentale sono una diretta conseguenza del riscaldamento del nostro pianeta. La crisi climatica non è un problema lontano: è un costo attuale, che negli ultimi anni ha aggiunto centinaia di euro agli scontrini della spesa». I mercati delle materie prime, dopo aver toccato i massimi storici a metà del 2025, hanno registrato un parziale rientro delle quotazioni del cacao. Ma i consumatori non ne hanno ancora beneficiato. Il motivo è semplice: gran parte del cioccolato oggi sugli scaffali è stato prodotto con cacao acquistato quando i prezzi erano ai livelli più alti. Le aziende scaricano i costi con ritardo, ma raramente li abbassano con la stessa velocità. Nell’Unione Europea, nel 2025 i prezzi del cioccolato sono cresciuti del 18%, il rialzo più forte tra tutti i prodotti alimentari, in un anno in cui l’inflazione media europea si attestava al 2,5%.
Uova di Pasqua: non solo un problema britannico
Jaccarini sintetizza: «L’eggflation è un avvertimento di ciò che ci aspetta se il mondo non riuscirà a ridurre le emissioni allo zero e a mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento». Il fenomeno investe tutta l’Europa, ma colpisce in modo diverso a seconda delle abitudini di consumo. Le famiglie britanniche, per esempio, destinano al cioccolato circa il 6% della propria spesa alimentare, contro il 2,4% delle famiglie dell’Eurozona. Questo significa che l’impennata del cacao pesa in modo sproporzionato sulle loro finanze rispetto al resto del continente. Ma anche in Italia e nel resto d’Europa chi si trova davanti allo scaffale dei dolci pasquali sta facendo i conti con prezzi mai visti. A complicare il quadro ci pensano poi la geopolitica e la dipendenza dai combustibili fossili. L’instabilità in Medio Oriente continua a premere al rialzo sui costi di spedizione e sui carburanti necessari per l’agricoltura e la logistica. Un intreccio di fattori che trasforma ogni uovo di Pasqua in una piccola radiografia delle fragilità del sistema economico globale.
Il futuro del cioccolato è in mano ai governi
Alcuni ricercatori stanno già esplorando alternative: la carruba, pianta mediterranea resistente alla siccità e al caldo, potrebbe in parte sostituire il cacao in certi prodotti. Ma si tratta di soluzioni parziali, che non affrontano la radice del problema. Nel frattempo, i Paesi in via di sviluppo — quelli che subiscono di più le conseguenze della crisi climatica pur avendone la minore responsabilità — chiedono con forza maggiori risorse per adattarsi. Alla COP29 del 2024, quasi duecento nazioni avevano concordato di triplicare i finanziamenti ai Paesi vulnerabili, fino a 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Un anno dopo, alla COP30, gli impegni sono stati ribaditi ma senza progressi concreti. E nel frattempo Germania, Francia, Paesi Bassi e Svizzera hanno annunciato tagli significativi ai propri fondi per la cooperazione climatica, scegliendo di destinare le risorse alle spese per la difesa. Il Regno Unito ha ridotto i propri aiuti climatici di circa il 14%, scelta che ha suscitato critiche durissime da parte delle organizzazioni internazionali.
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