Il fenomeno del turismo maleducato è in crescita. Ecco cosa spinge i viaggiatori a lasciare a casa buone maniere e buon senso
Il turista maleducato è diventato una presenza costante e preoccupante. Nell’ultimo anno le notizie dedicate al cattivo comportamento in vacanza hanno toccato quota 120.000, con un incremento del 512% rispetto ai 19.600 casi registrati l’anno prima. Si passa dal lanciare monete nel motore di un aereo per scaramanzia (con il rischio concreto di far cadere il velivolo), all’abbattere una parete di capolavori per il selfie perfetto. Persino al compiere atti osceni sulla Grande Piramide di Giza e sul Bacco del Giambologna di borgo San Jacopo (Firenze). Tutti gesti che hanno un nome: la sindrome del turista, ovvero quella maggiore inclinazione a comportarsi male o in modo irrispettoso quando si è lontani da casa. Secondo una ricerca diffusa da Radical Storage, infatti, quando si viaggia si tende ad abbassare la soglia del rispetto delle regole e perfino del buon senso. Un trend che sta costringendo molte località in tutto il mondo a cambiare approccio, passando dalla tolleranza alla linea dura.
I giovani, i più colpiti
La radice del problema sembrerebbe psicologica. Per più della metà degli intervistati (56,5%), la vacanza rappresenta una zona franca, un momento in cui ci si sente autorizzati a lasciarsi andare. Il meccanismo si amplifica se si viaggia all’estero: il 51,7% ammette che è ancora più probabile che accada qualcosa di insolito per il proprio carattere quando ci si trova in una nazione straniera. L’età gioca un ruolo cruciale. I più giovani sono i più vulnerabili: ben il 72% dei ragazzi tra i 18 e i 27 anni ammette di assumere comportamenti diversi in vacanza, una percentuale che si dimezza quasi con l’avanzare dell’età. Tuttavia, il 62% degli intervistati ha confessato di essersi vergognato per il comportamento di un compagno di viaggio, mentre la metà ammette di aver provato imbarazzo per le proprie azioni.
Il fascino della trasgressione
Uno dei dati più eloquenti dello studio riguarda il rapporto con la legalità. Oltre 4 persone su 10 (42,5%) ammettono di aver infranto la legge durante un soggiorno turistico. Tra i reati più comuni, oltre all’abuso di alcol (il 53,1% dei viaggiatori), spiccano i “peccati di viaggio”. Il 34,7% dei turisti ammette di aver occupato lettini in piscina con l’asciugamano come se fossero proprietà private. E il 32,3% ha posato in modo irriverente con una statua, usando gesti esplicitamente volgari, come accaduto a Firenze. Anche la fedeltà va in vacanza. Il 41,3% degli intervistati ha ammesso di aver tradito il partner durante un viaggio, un dato che sale al 46,5% tra gli uomini. Sembra che il clima di “sospensione” della realtà, unito all’anonimato che offre una località straniera, allenti anche i legami affettivi.
La scusa della vacanza e il ruolo dei social
Cosa spinge quindi a comportarsi così? Le giustificazioni più comuni rivelano un tentativo di nobilitare comportamenti altrimenti censurabili. Il 40,6% dichiara: “La vacanza è il momento per lasciarsi andare e divertirsi”, mentre un altro 40,3% parla di “voglia di uscire dalla zona di comfort e creare ricordi”. C’è poi un 29,4% che ammette che “ci si può comportare diversamente dove nessuno ti conosce”, un meccanismo di disinibizione legato all’anonimato. Secondo quasi la metà degli intervistati (49,1%), piattaforme come Instagram e TikTok hanno un ruolo centrale nel peggioramento dei comportamenti. La ricerca del like a tutti i costi, la necessità di scattare la foto più estrema o originale spinge molti a compiere azioni al limite del legale. Eppure, la maggioranza degli intervistati (61,4%) chiede a gran voce pene più severe per chi si comporta male, dimostrando che forse la consapevolezza del problema esiste, ma viene spesso messa a tacere dalla voglia di protagonismo.
Le strategie contro la Sindrome del turista
Fino a pochi anni fa, molte località turistiche tendevano a chiudere un occhio, consapevoli che il turismo porta ricchezza. Oggi, però, le amministrazioni locali hanno deciso di colpire la sindrome del turista con regolamenti severissimi e multe salate. A Firenze consumare cibo o bevande seduti sui gradini di monumenti e chiese può costare dai 150 ai 500 euro. Venezia non è da meno: tuffarsi nei canali o camminare a torso nudo nel centro storico comporta multe fino a 450 euro e l’immediato allontanamento. Amsterdam, ha lanciato la campagna “Stay Away” mirata ai turisti molesti. Fumare cannabis per strada è vietato e costa 100 euro di multa, mentre consumare alcol fuori dai dehors o urinare nei canali comporta sanzioni a partire da 140 euro. La città sta addirittura spostando il distretto a luci rosse fuori dal centro storico per ridurre il degrado e la concentrazione di turismo sessuale.
Bali punisce i trasgressori
L’esempio più eclatante di tolleranza zero arriva da Bali. L’isola indonesiana, meta prediletta per chi cerca spiagge e spiritualità, ha subito per anni l’arroganza di turisti che si spogliavano sugli alberi sacri o nei templi per scattare foto da condividere sui social. La risposta è stata drastica: espulsione immediata dal Paese per chi viola la sacralità dei luoghi e introduzione di un codice di condotta obbligatorio. Chi non rispetta l’abbigliamento consono rischia non solo una multa, ma il carcere o il bando definitivo. In questo contesto, emerge la necessità di un turismo responsabile, un modo di viaggiare che coniughi il divertimento con il rispetto per i luoghi che si visitano. Mentre città come Copenaghen premiano i turisti virtuosi con agevolazioni, chi continua a comportarsi male dovrà fare i conti con sanzioni sempre più pesanti. Perché il diritto al viaggio non può mai trasformarsi nel dovere dei residenti di subire il degrado.
Credit foto: home for heroes/Shutterstock.com
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