Gli over 60 detengono il 60% della ricchezza privata nazionale mentre i giovani ne possiedono meno del 9%. Intorno all’invecchiamento demografico cresce un’intera economia da centinaia di miliardi.
Il Paese più vecchio d’Europa (e tra i più diseguali)
L’Italia sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Oltre 14 milioni di italiani hanno già superato i 65 anni, e secondo le proiezioni dell’Istat questa cifra salirà a circa 18 milioni entro il 2050, quando i senior rappresenteranno quasi un terzo dell’intera popolazione. Già oggi gli over 65 superano il 22% del totale, una delle quote più alte in tutta l’Unione Europea. Ma la questione demografica, da sola, racconta solo metà della storia. L’altra metà riguarda il denaro, la sua distribuzione, e chi lo tiene in mano.
La generazione che oggi ha tra i 60 e gli 80 anni ha attraversato il dopoguerra, ha comprato casa quando i prezzi lo permettevano, ha lavorato in un sistema che garantiva pensioni dignitose e ha risparmiato con una costanza che le generazioni successive hanno faticato a replicare.
Risultato: gli over 60 detengono oggi circa il 60% dell’intera ricchezza privata italiana. Gli under 44, invece, si fermano a meno del 9%. Una forbice che si è allargata progressivamente negli ultimi trent’anni: la quota di patrimonio in mano agli over 65 è quasi raddoppiata dal 20% degli anni Novanta al 40% circa di oggi.
Nonni benestanti, nipoti a secco
Mai come oggi gli anziani italiani sono stati così attivi, così longevi, così “economicamente presenti”. Non si limitano a custodire quanto accumulato: viaggiano, consumano, investono, e spesso trasferiscono risorse ai figli e ai nipoti che altrimenti non riuscirebbero ad acquistare una casa o ad avviare un’attività. In un certo senso, l’ascensore sociale si è inceppato; e a farlo funzionare, almeno in parte, ci pensano le famiglie stesse, con trasferimenti intergenerazionali privati che suppliscono a quello che le politiche pubbliche non garantiscono più.
Il patrimonio immobiliare è la voce principale di questo squilibrio. Il valore complessivo degli immobili posseduti dalle famiglie italiane supera i 5.400 miliardi di euro, e una fetta molto consistente appartiene a nuclei con componenti anziani. Case ereditate, appartamenti acquistati negli anni del boom, seconde case al mare o in montagna: è qui che risiede gran parte della ricchezza della terza età italiana.
Nasce un’economia nuova intorno alla longevità
Quello che per decenni è stato letto quasi esclusivamente come un problema, l’invecchiamento della popolazione, la pressione sui conti pubblici e il peso sulle pensioni, oggi comincia a essere riletto anche come un’opportunità di mercato di proporzioni enormi. Il centro studi Itinerari Previdenziali stima che l’economia legata agli over 65 pesi già tra il 20% e il 30% del Pil italiano, per un valore compreso tra 323 e 500 miliardi di euro. Cifre che fanno capire quanto sia fuorviante continuare a pensare agli anziani solo come a una categoria assistita.
Imprese, investitori e analisti hanno coniato per questo fenomeno il termine “longevity economy”: un sistema economico trasversale che attraversa sanità, tecnologia, turismo, immobiliare, servizi finanziari e welfare. Non un settore specifico, dunque, ma un insieme di mercati accomunati dal fatto di rispondere ai bisogni e ai desideri di una fascia di popolazione sempre più numerosa ed economicamente solida.
La tecnologia è uno degli ambiti in cui questa trasformazione si vede con più chiarezza. La diffusione di malattie croniche legata all’allungamento della vita ha spinto la crescita della telemedicina e dei dispositivi di monitoraggio a distanza, che consentono di seguire i pazienti senza ricorrere a ricoveri frequenti. Per i sistemi sanitari pubblici, già sotto pressione finanziaria, si tratta di uno strumento per contenere i costi.
Per le aziende tecnologiche, di un mercato in rapida espansione. Smartwatch, sensori biometrici, piattaforme di intelligenza artificiale applicate alla salute: strumenti che stanno cambiando il modo in cui si gestisce la prevenzione, spostando l’attenzione dalla cura al monitoraggio continuo.
Viaggi lenti, case diverse, assistenza su misura
Anche il turismo si è accorto di questa trasformazione. Gli over 60 sono una clientela con tempo a disposizione e con una capacità di spesa che i ventenni si sognano. Le loro preferenze, però, divergono nettamente da quelle delle generazioni più giovani: soggiorni più lunghi, ritmi meno frenetici, itinerari culturali o enogastronomici, borghi fuori dai circuiti di massa. Il cosiddetto turismo lento intercetta esattamente questi desideri, e per molte aree interne italiane il mercato dei senior potrebbe rappresentare una delle poche leve di rilancio economico realmente percorribili.
Sul fronte abitativo, il modello della casa di riposo tradizionale sta cedendo spazio a soluzioni più articolate. Il senior housing è già un mercato consolidato in molti Paesi nordeuropei e negli Stati Uniti. In Italia è ancora un settore giovane, ma con margini di crescita evidenti, man mano che una generazione abituata a scegliere si trova a dover pensare a come abitare la propria vecchiaia.
Parallelamente cresce la domanda di assistenza domiciliare e di servizi personalizzati: non solo cure mediche, ma accompagnamento, gestione della casa, supporto tecnologico, attività sociali. Un mercato in cui operano cooperative, startup, imprese del terzo settore e grandi gruppi assicurativi, sempre più attivi nello sviluppo di prodotti finanziari pensati specificamente per chi deve pianificare decenni di longevità.
Un divario che non si chiude da solo
Dietro l’entusiasmo per la longevity economy rimane aperta una questione che nessun mercato risolve automaticamente. La ricchezza concentrata nelle mani delle generazioni più anziane non ridistribuisce se stessa: si trasferisce (quando si trasferisce) attraverso eredità e donazioni, che per definizione amplificano le disuguaglianze di partenza. Chi ha già qualcosa riceve di più; chi non ha, aspetta.
I giovani italiani, stretti tra precarietà lavorativa, affitti alti e accesso al credito difficile, partono da una posizione strutturalmente svantaggiata rispetto a quella che avevano i loro genitori alla stessa età.
L’economia della longevità, insomma, non è solo una storia di mercati che crescono e opportunità da cogliere. È anche lo specchio di un Paese che ha accumulato ricchezza in modo diseguale nel tempo, e che ora deve decidere come fare in modo che questa ricchezza non rimanga bloccata in un solo segmento della popolazione.
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