Da Milano a Stoccolma, uno studio rivela che chi vive nelle aree benestanti gode di più fresco, più biodiversità e temperature più vivibili
Gli alberi non sono solo polmoni verdi per il pianeta, ma veri e propri alleati strategici nella lotta alla crisi climatica. Secondo una ricerca su Nature Communications, esiste una correlazione diretta tra il verde urbano e il benessere economico di un quartiere. I dati mostrano un divario netto: le aree più abbienti godono generalmente di una copertura arborea più fitta e rigogliosa, mentre i quartieri più poveri restano esposti al sole battente. Come sottolinea Fabio Duarte, tra gli autori dello studio: «Ci basta osservare la distribuzione delle zone d’ombra per mappare la ricchezza di una città e distinguere dove vivono i residenti più facoltosi da quelli meno abbienti.» Una disparità che trasforma l’ombra da elemento naturale in un vero e proprio privilegio spaziale, evidenziando come la vulnerabilità climatica colpisca più duramente chi ha meno risorse.
Non solo comfort: una questione di salute pubblica
Il verde urbano svolge una funzione concreta di mitigazione climatica, con effetti diretti sulla salute di chi abita in città. Gli alberi, a differenza degli edifici, non si limitano a fare ombra: attraverso l’evapotraspirazione — uno scambio continuo di umidità con l’atmosfera — abbassano la temperatura dell’aria circostante. In termini pratici, la presenza di alberi lungo i marciapiedi può ridurre il carico termico percepito fino a quaranta gradi centigradi. Un dato che, in piena estate urbana, non è affatto trascurabile. Chi invece vive nei quartieri meno abbienti è più esposto alle ondate di calore, con ricadute concrete: affaticamento, colpi di calore, aggravamento di patologie cardiovascolari e respiratorie. La disparità di verde, insomma, non è solo un problema estetico o ambientale, ma una questione di equità sanitaria.
Da Stoccolma a Rio: la mappa dell’ombra nel mondo
I ricercatori hanno misurato la disponibilità di ombra in ciascuna città su una scala da zero a uno, concentrandosi in particolare sui marciapiedi. «Sono un importante canale di attività urbana, anche nelle calde giornate estive», spiega Xinyue Gu, coordinatrice dello studio. Ombreggiare i percorsi pedonali è uno dei metodi più efficaci per abbassare le temperature nelle aree urbane. Stoccolma è la città più verde tra quelle analizzate, con indici compresi tra 0,6 e 0,9. All’estremo opposto si trova Rio de Janeiro, dove gran parte della città scende sotto lo 0,1. Ma il dato davvero sorprendente non è la quantità assoluta di alberi: è la loro distribuzione interna. Perfino a Stoccolma i quartieri più poveri ricevono meno ombra di quelli benestanti. Il privilegio ambientale, insomma, resiste anche dove il verde abbonda. Negli Stati Uniti, per esempio, la copertura arborea nei quartieri poveri risulta inferiore del 41% rispetto alle aree ricche. Numeri che trasformano una questione ambientale in una questione di giustizia sociale.
Il caso di Milano: i palazzi storici al posto degli alberi
Milano presenta un caso particolarmente interessante. Anche qui il verde urbano non è distribuito in modo omogeneo, ma la ragione non è soltanto economica: entra in gioco la morfologia della città, ovvero il modo in cui è stata costruita nei secoli. Nel centro storico e nei quartieri più antichi, i pedoni godono di una copertura d’ombra medio-alta — con indici tra 0,50 e 0,75 — che però non deriva principalmente dagli alberi. Sono i palazzi stessi, con le loro facciate alte e le strade strette, a creare il cosiddetto “effetto canyon”: gli edifici si fanno ombra a vicenda, schermando i marciapiedi dalla radiazione solare diretta. Il quadro cambia radicalmente spostandosi verso le periferie di più recente costruzione. Qui gli edifici sono distanziati, le strade si allargano e i grandi spazi aperti — parcheggi, piazzali — rimangono privi di qualsiasi protezione. Senza alberi e senza la densità del costruito storico, queste zone diventano vere e proprie trappole di calore. La densità edilizia, spesso percepita come sinonimo di soffocamento urbano, si rivela in realtà un’alleata preziosa per il comfort termico.
Piantare alberi dove serve davvero
La ricerca suggerisce che non basta aumentare il numero di piante in modo indiscriminato, ma conta soprattutto dove si pianta. La priorità dovrebbe andare ai percorsi pedonali dei quartieri meno abbienti, quei marciapiedi che le persone con redditi più bassi percorrono ogni giorno per raggiungere la fermata del bus o spostarsi a piedi da un posto all’altro. «Se segui i mezzi pubblici, avrai l’ombreggiatura giusta», ha osservato Duarte, invitando a ripensare la funzione degli alberi in chiave pratica. «Se rimuovi un albero che fornisce ombra in un’area pedonale e ne pianti altri due in un parco, stai comunque rimuovendo parte della funzione pubblica dell’albero». Un monito chiaro per amministratori e urbanisti: gli alberi non sono ornamenti, ma infrastrutture. E come tutte le infrastrutture, meritano una distribuzione equa. Perché il diritto all’ombra, in fondo, dovrebbe valere per tutti.
Credit foto: Pierluigi.Palazzi/Shutterstock.com
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