Pubblicata sul Journal of Neurology, la ricerca ha analizzato 1.647 persone per oltre 12 anni. Meno atrofia cerebrale per chi segue questo regime alimentare che unisce dieta mediterranea e protocollo anti-ipertensione.
Cos’è la dieta Mind e come funziona
Si chiama “Mind”, acronimo di Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay, ed è un regime alimentare che nasce dall’incrocio tra due modelli già noti alla scienza della nutrizione: la dieta mediterranea e la DASH, cioè lo schema pensato per contrastare la pressione alta.
Il risultato è un piano alimentare che mette al centro verdure a foglia verde, frutti di bosco, legumi, frutta secca, cereali integrali, olio d’oliva, pesce e pollame, con un consumo moderato di vino. Dall’altra parte, la dieta invita a limitare burro e margarina, formaggi, carne rossa, dolci e cibi fritti.
Niente di particolarmente rivoluzionario, se non fosse per quello che uno studio appena pubblicato sul Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry sostiene con dati alla mano: seguire questo schema alimentare potrebbe rallentare in modo misurabile l’invecchiamento strutturale del cervello.
La ricerca, condotta da un team della Zhejiang University School of Medicine di Hangzhou, in Cina, non si limita a registrare benefici cognitivi generici. Va più in profondità, analizzando i cambiamenti fisici del tessuto cerebrale nel tempo, quelli visibili alle risonanze magnetiche. Ed è proprio qui che i numeri diventano interessanti.
Uno studio da dodici anni di osservazione
Il campione analizzato è consistente: 1.647 adulti di mezza età e anziani, con un’età media di 60 anni all’inizio dell’osservazione, tutti appartenenti alla coorte dei discendenti del Framingham Heart Study. I partecipanti si sono sottoposti a controlli medici regolari ogni 4-8 anni e a risonanze magnetiche cerebrali ogni 2-6 anni, a partire dal 1999. Ognuno ha compilato almeno un questionario sulla frequenza alimentare, elaborato tra il 1991 e il 2001, che ha consentito di misurare il grado di aderenza alla dieta Mind su una scala da 0 a 15. Il punteggio medio del gruppo era di poco inferiore a 7.
Nel corso di un periodo di monitoraggio medio di 12 anni, le immagini di risonanza magnetica hanno evidenziato, per tutti i partecipanti, una progressiva riduzione del volume cerebrale totale, della materia grigia e bianca, dell’ippocampo, insieme a un aumento del liquido cerebrospinale e a segnali di danno tissutale. Processi del tutto fisiologici, legati all’invecchiamento. Ma chi seguiva più fedelmente la dieta Mind mostrava un ritmo di deterioramento significativamente più lento.
Nel dettaglio: ogni incremento di 3 punti nel punteggio Mind è risultato associato a una perdita più lenta di materia grigia pari a 0,279 centimetri cubi all’anno. In termini pratici, si tratta del 20% in meno di declino legato all’età, equivalente a circa 2,5 anni di invecchiamento cerebrale ritardato. Stesso discorso per l’espansione ventricolare — segnale di atrofia — che risultava rallentata dell’8%, con un ritardo stimato di un anno sull’orologio biologico del cervello.
Frutti di bosco e pollame i migliori alleati
Tra i singoli alimenti che hanno mostrato le associazioni più significative, spiccano i frutti di bosco e il pollame. I primi risultano collegati a un aumento più lento dei volumi ventricolari; il secondo a un rallentamento sia dell’espansione ventricolare sia del declino della materia grigia. Secondo i ricercatori, gli alimenti consigliati dalla dieta Mind, ricchi di antiossidanti e proteine di alta qualità, possono ridurre lo stress ossidativo e attenuare i danni ai neuroni.
All’opposto, dolci e cibi fritti da fast food si confermano nemici del cervello che invecchia: un consumo elevato di entrambi è stato associato a una più rapida espansione ventricolare e a una maggiore atrofia dell’ippocampo, la struttura cerebrale cruciale per la memoria. I cibi fritti, spesso carichi di grassi saturi e prodotti finali di glicazione avanzata, favoriscono l’infiammazione e i danni vascolari, spiegano i ricercatori.
La sorpresa sui cereali integrali e il formaggio
C’è però un risultato che ha sorpreso gli stessi autori dello studio. I cereali integrali, solitamente considerati tra gli alimenti più salutari per il cervello, in questo studio sono risultati associati a cambiamenti strutturali sfavorevoli: un declino più rapido della materia grigia e dell’ippocampo, e una più veloce espansione ventricolare. Un dato inatteso, che gli stessi ricercatori non spiegano in maniera definitiva e che probabilmente merita ulteriori approfondimenti.
Ancora più contro-intuitivo il caso del formaggio, che invece è risultato associato a riduzioni più lente della materia grigia e del volume dell’ippocampo, a un minore ingrossamento ventricolare e a un numero inferiore di lesioni. Risultati che, però, vanno letti con cautela: lo studio è osservazionale, il che significa che non è possibile stabilire un rapporto di causa ed effetto diretto.
Stile di vita e dieta, un binomio che conta
Un dettaglio importante emerge dai dati: le associazioni benefiche della dieta “Mind” risultano più marcate tra le persone fisicamente attive e con un peso nella norma. Il che suggerisce che l’alimentazione, per quanto rilevante, produce i risultati migliori quando si inserisce in uno stile di vita complessivamente equilibrato. I ricercatori sottolineano che strategie combinate (dieta, movimento, controllo del peso) potrebbero contribuire in modo sinergico a ridurre il rischio di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
I benefici, inoltre, risultano più forti nei partecipanti più anziani, ovvero in chi è già a maggior rischio di invecchiamento cerebrale accelerato. Questo suggerisce che non è mai troppo tardi per modificare le proprie abitudini alimentari, e che l’adozione della dieta Mind può avere un impatto tanto più rilevante quanto più avanzata è l’età della persona.
Uno studio osservazionale, non una ricetta definitiva
Gli autori della ricerca, però, sono i primi a precisare i limiti del loro lavoro. Trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire con certezza che sia la dieta Mind, in quanto tale, a causare il rallentamento dell’invecchiamento cerebrale. Ci possono essere variabili di confondimento, abitudini di vita, condizioni di salute preesistenti, fattori genetici, che influenzano i risultati. Nel gruppo con il punteggio Mind più alto, ad esempio, c’era una maggiore presenza di donne e laureati, e una minore incidenza di obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. Tutti fattori che, indipendentemente dalla dieta, incidono sulla salute del cervello.
Di certo, i dati raccolti su un arco di tempo così lungo e su un campione numericamente solido, rappresentano un contributo significativo alla letteratura scientifica sul tema.
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