L’ottava edizione del festival internazionale di cinema dedicato ad archeologia, arte e ambiente apre l’11 marzo al Cinema La Compagnia. In programma anteprime mondiali, realtà virtuale, samurai giapponesi, il sottosuolo di Roma e un’Odissea recitata in sardo.
Firenze Archeofilm, un festival che vale un viaggio
C’è qualcosa di quasi paradossale nell’idea di usare il cinema per raccontare civiltà scomparse migliaia di anni fa. Eppure funziona. Funziona così bene che Firenze Archeofilm, il Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente, è arrivato alla sua ottava edizione con numeri in crescita e un programma capace di mettere insieme egittologi, videogiocatori, appassionati di storia medievale e semplici curiosi. Dal 11 al 15 marzo 2026, il Cinema La Compagnia di via Cavour 50r diventa la casa di 80 pellicole provenienti da ogni angolo del pianeta. L’ingresso è libero e gratuito, senza necessità di prenotazione.
Il festival, organizzato dalla rivista Archeologia Viva nell’ambito delle manifestazioni promosse da TourismA, conta sulla collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria e della Fondazione Sistema Toscana.
Non è un evento di nicchia per addetti ai lavori: è pensato per tutti, con proiezioni in italiano e una sezione in lingua originale per chi preferisce guardare i documentari senza doppiaggio.
Ottanta film da venti Paesi
Degli 80 titoli in concorso, oltre 50 sono anteprime assolute o nazionali. Le produzioni arrivano da Italia, Usa, Brasile, Francia, Portogallo, Serbia, Croazia, Grecia, Turchia, Regno Unito, Spagna, Polonia, Messico, Perù, Colombia, Cina, Egitto, Austria e Indonesia. Venti Paesi in cinque giorni, sullo schermo del cinema fiorentino. Le proiezioni si tengono senza interruzione mattina e pomeriggio, con incontri con i registi, cineforum e dibattiti in sala.
Ad aprire l’edizione 2026 è il film di Bruno Bozzetto “Siamo davvero ‘Sapiens’?”, un titolo che riassume in un punto interrogativo la grande domanda attorno a cui ruota l’intero festival: chi siamo, da dove veniamo, cosa ci ha resi quello che siamo. È il filo conduttore che lega pellicole geograficamente e culturalmente lontanissime tra loro.
Dai pellegrini medievali al David di Michelangelo
Una delle vocazioni più forti di Archeofilm è la valorizzazione del patrimonio toscano, spesso attraverso linguaggi inediti. Giovedì 12 e venerdì 13 marzo (sala piccola, ore 10-19) arriva una delle novità più curiose: un cortometraggio in realtà virtuale che ricostruisce il viaggio di una famiglia di pellegrini medievali ad Altopascio, in provincia di Lucca, durante il percorso verso Roma sul finire del Trecento. I dettagli storici sono accuratissimi, la vicenda è immaginaria, ma l’effetto, con i visori appositi, è quello di varcare davvero una soglia del passato.
Non mancano gli altri tasselli di una Toscana che si racconta attraverso secoli di storia. Sul grande schermo scorrono le immagini del trasferimento del David di Michelangelo da piazza della Signoria all’Accademia, quella notte del 1873 in cui Firenze trattenne il respiro.
Poi gli scavi del Santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni, nel senese, e il film sulle Gualchiere di Remole, il mulino idraulico trecentesco che attendeva un restauro. E ancora: un docufilm sul ruolo dell’archeologa fiorentina Chiara Dezzi Bardeschi, a capo della task force Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale ucraino devastato dal conflitto in corso. L’archeologia, insomma, non è solo passato.
Samurai, Nefertari e il sottosuolo di Roma
Se i film dedicati alla Toscana sono molti, il resto del programma non è da meno. In prima mondiale sabato 14 marzo arriva “Il castello perduto di Azuchi. Un’indagine al tempo samurai”. La storia del Castello di Azuchi, la residenza colossale fatta costruire nel XVI secolo dal condottiero Oda Nobunaga (uno dei personaggi centrali del videogioco Assassin’s Creed Shadows) torna alla luce grazie a un’indagine storica e cinematografica. Un modo inedito di incontrare il grande schermo e la cultura pop.
Sempre sabato, in anteprima, rivive la storia di Nefertari, la sposa reale di Ramses II, in un film che ne ricostruisce la vita e la morte nell’Antico Egitto. E poi c’è Roma, quella sotterranea: una pellicola porta il pubblico a quindici metri di profondità durante la costruzione della nuova linea metropolitana, dove gli scavi hanno restituito scoperte di straordinario valore archeologico. Basta un cantiere aperto per riscrivere la storia.
E ancora, nel sabato pomeriggio, spazio a due film che raccontano storie di amore, identità e persecuzione attraverso i secoli. “Io non dimentico” dà voce a chi, ieri come oggi, ha subito violenza per la propria orientazione sessuale. “Army of Lovers” ricostruisce invece l’epica del Battaglione Sacro di Tebe, l’esercito composto da 150 coppie di amanti maschi che divennero tra i guerrieri più temuti del mondo antico.
Il finale è un’Odissea in sardo
La chiusura del festival, domenica 15 marzo alle 16.45, è affidata a un film che vale da solo il viaggio. “Némos andando per mare. Odissea di un pastore di capre inabile al nuoto” è una rilettura favolistica dell’Odissea ambientata in Sardegna, recitata interamente in sardo da attori non professionisti, con sottotitoli in italiano. Alla proiezione saranno presenti il regista Marco Antonio Pani e l’attore Giovanni Masia, che interpreta Ulisse. Omero non è mai stato così mediterraneo.
Al termine della manifestazione, il pubblico stesso, in qualità di giuria popolare, voterà il film vincitore del Premio “Firenze Archeofilm”. Parallelamente, una giuria di cento studenti universitari assegna il Premio “Studenti UniFi” al miglior cortometraggio, mentre i docenti dell’Università di Firenze e il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria attribuiscono i rispettivi riconoscimenti.
Un modello partecipativo che trasforma gli spettatori in protagonisti.
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