In un ex tabacchificio del capoluogo umbro è nata una comunità dove fragilità diverse di età differenti si incontrano e si sostengono
A Perugia, un consorzio gestisce un progetto di housing intergenerazionale che vede protagonisti residenti di diverse età, legati da un patto di assistenza reciproca. Qui vivono insieme anziani, persone con disabilità, famiglie arrivate attraverso i corridoi umanitari, studenti stranieri e giovani coppie. Mondi che raramente si incrociano, tenuti insieme da un patto semplice: i giovani offrono dieci ore settimanali di aiuto concreto in cambio di uno sconto sul canone d’affitto, che rimane comunque quello dell’edilizia sociale — pensato per quella fascia grigia che non rientra nell’edilizia popolare ma non può permettersi il mercato libero. Parallelamente, il dibattito politico si sposta sul piano normativo: si sta infatti lavorando alla definizione di regole specifiche per queste strutture. Secondo il Viceministro Bellucci, la rigenerazione urbana deve necessariamente passare attraverso nuove forme di abitare condiviso, capaci di rispondere ai mutati bisogni sociali.
Le Corti Perugine
Un anziano con il bastone e un ragazzo con autismo che fanno la spesa insieme, supportandosi a vicenda. Questa immagine riassume il concetto di “buon vicinato aumentato” descritto da Roberto Leonardi, presidente del consorzio Abn. Alle Corti Perugine di Perugia, progetto di housing intergenerazionale, l’aiuto reciproco supera i vincoli contrattuali. Qui convivono anziani, persone con disabilità, famiglie giunte tramite corridoi umanitari, studenti e giovani coppie. Questi ultimi dedicano dieci ore settimanali alla comunità in cambio di una riduzione sul canone d’affitto. L’esperienza umbra riflette un interesse crescente della politica verso l’housing sociale e si affianca ad altre iniziative nazionali di rilievo, come il villaggio di Novoli o lo Spazio Blu a Roma, modelli di abitare condiviso che mirano a ricostruire il tessuto sociale attraverso la solidarietà spontanea.
La politica ci sta arrivando
L’esperienza perugina non è un caso isolato, ma si inserisce in un Paese che invecchia e cerca risposte. In Italia 5,8 milioni di anziani vivono soli e solo l’8,5% può contare su un badante. Con questi numeri, trovare soluzioni abitative alternative è diventato urgente anche per la politica. Il cohousing e l’housing intergenerazionale figurano tra i pilastri della Riforma anziani, avviata con la Legge 33/2023 e sviluppata con il successivo Decreto legislativo 29/2024. Il percorso legislativo sta arrivando a compimento con un testo sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, atteso alla cabina di regia e poi al Comitato interministeriale per le Politiche in favore della popolazione anziana entro giugno 2026 — uno strumento operativo concreto per dare agli enti locali la possibilità di replicare modelli come quello perugino.
«In seno al Cipa abbiamo istituito un tavolo di lavoro dedicato al cohousing, con l’obiettivo di elaborare Linee guida nazionali sul senior cohousing, sul cohousing intergenerazionale e sui condomini solidali – ha recentemente dichiarato la viceministra al Lavoro e alle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci –. L’obiettivo è promuovere una rigenerazione urbana attraverso nuove forme di abitare condiviso fondate su relazione, mutuo aiuto e partecipazione attiva
Un manifesto per il cohousing
In questo quadro rientra anche il lavoro di 50&Più, che lo scorso novembre ha presentato “Abitare il domani“, il primo manifesto italiano sul cohousing per anziani. Un documento che ha provato a definire con precisione cosa deve essere una struttura di housing intergenerazionale: accessibilità universale, prossimità ai servizi, spazi comuni pensati per un invecchiamento attivo, design flessibile e sicurezza integrata. Non un catalogo di buone intenzioni, ma una bussola per chi deve progettare e finanziare. 50&Più ha annunciato la nascita di un tavolo permanente con gli operatori del settore, per monitorare le esperienze già in corso e sostenerne di nuove. L’obiettivo è costruire una cultura dell’abitare collaborativo che alleggerisca la pressione sui servizi sociali e sanitari, tenendo gli anziani al centro delle loro comunità. Le Corti Perugine dimostrano che tutto questo si può concretamente realizzare dando nuova vita ad un ex tabacchificio.
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