L’Università di Trieste sta sperimentando protocolli innovativi che uniscono esercizio fisico, stimolazione mentale e tecnologie immersive per promuovere l’invecchiamento attivo e preservare l’autonomia degli anziani.
Invecchiamento attivo: la sfida che l’UniTS
Contrastare il declino motorio e cognitivo che accompagna l’invecchiamento è una delle grandi questioni sanitarie del prossimo futuro.
L’Università degli Studi di Trieste ha avviato un progetto di ricerca per valutare l’efficacia di protocolli riabilitativi innovativi, capaci di integrare l’esercizio fisico con la stimolazione cognitiva e la realtà virtuale. L’obiettivo è capire quali approcci funzionano meglio per mantenere gli anziani autonomi il più a lungo possibile, riducendo il peso assistenziale sulle famiglie e sul sistema sanitario.
Lo studio, sviluppato in collaborazione con l’ente pubblico di servizi socio-assistenziali ITIS e con il corso di laurea triennale in Fisioterapia dell’UniTS, ha coinvolto un campione di persone anziane residenti in struttura. I ricercatori hanno messo a confronto due diversi protocolli fisioterapici, entrambi fondati sul cosiddetto approccio “dual-task”, ma con caratteristiche distinte: uno abbinava l’attività motoria a compiti cognitivi simultanei, l’altro integrava l’esercizio fisico con l’uso di tecnologie di realtà virtuale e aumentata.
Il progetto
La ricerca, approvata dal Comitato Etico dell’Ateneo, ha coinvolto 45 partecipanti over 65, selezionati in assenza di condizioni cliniche che potessero compromettere la partecipazione. I soggetti sono stati assegnati in modo casuale a uno dei due gruppi di trattamento. Entrambi i gruppi hanno seguito 24 sessioni individuali da 60 minuti ciascuna, con una frequenza di due appuntamenti settimanali per un totale di 12 settimane. Le sessioni si sono svolte nella palestra didattica di fisioterapia dell’UniTS, dotata di dispositivi avanzati per la realtà virtuale e aumentata.
Il finanziamento è arrivato dalle Fondazioni Morpurgo e Casali ETS, che hanno sostenuto il progetto attraverso un assegno di ricerca annuale assegnato alla fisioterapista Marta Ceschin, responsabile dello studio da febbraio 2024 a febbraio 2025. La supervisione scientifica è stata affidata a Luigi Murena, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, e a Manuela Deodato, responsabile della formazione clinica e professionale del corso di laurea in Fisioterapia.
Per misurare i risultati, i ricercatori hanno utilizzato una batteria di test standardizzati. Sul piano cognitivo il Trail Making Test e la Frontal Assessment Battery; su quello motorio il 10-Metre Walk Test, il Timed Up and Go, il Chair Stand Test e la misurazione della forza di presa della mano. Sono state valutate anche le prestazioni dual motor-cognitive, ovvero la capacità di svolgere contemporaneamente un’attività fisica e una mentale.
Quando muoversi e pensare insieme fa la differenza
I risultati hanno confermato che entrambi gli approcci migliorano in modo significativo le funzioni motorie, in particolare nella deambulazione e nella mobilità generale.
Ma è il protocollo dual-task classico, quello che combina esercizio fisico con compiti mentali simultanei, ad aver mostrato i benefici più marcati. Questo dato è coerente con quanto emerge dalla letteratura scientifica più recente, secondo cui esiste una stretta correlazione tra buone prestazioni fisiche e buone prestazioni cognitive negli anziani. L’allenamento dual-task si conferma così una strategia concreta per l’invecchiamento attivo: agisce contemporaneamente sul corpo e sulla mente, e aiuta gli anziani a mantenere l’autonomia nelle attività quotidiane.
Sul fronte della realtà virtuale immersiva, la ricerca internazionale segnala risultati rilevanti anche per soggetti con disturbi neurocognitivi.
Studi pubblicati su riviste indicizzate in Medline e PubMed Central mostrano come l’uso di ambienti virtuali stimolanti, in contesti riabilitativi controllati, possa produrre effetti positivi sia sulle funzioni esecutive che sulla coordinazione motoria. L’aspetto più interessante riguarda la capacità di questi strumenti di aumentare il coinvolgimento del paziente durante il trattamento, un elemento spesso sottovalutato ma determinante per l’efficacia a lungo termine di qualsiasi protocollo riabilitativo.
Il binomio realtà virtuale e fisioterapia
L’integrazione delle tecnologie immersive nella fisioterapia geriatrica non è più una sperimentazione di frontiera. I device per la realtà virtuale e aumentata stanno diventando strumenti concreti nelle palestre riabilitative, anche grazie alla loro capacità di simulare ambienti e situazioni della vita reale, rendendo gli esercizi più motivanti e funzionalmente rilevanti per il paziente anziano. La ricerca dell’Università di Trieste si inserisce in questo filone, contribuendo con dati originali raccolti su un campione italiano.
Ciò che distingue questo studio è la sua impostazione rigorosa: randomizzazione dei partecipanti, valutazioni standardizzate, durata sufficiente a rilevare cambiamenti clinicamente significativi. Un approccio che conferisce solidità ai risultati e li rende confrontabili con quelli prodotti in altri contesti internazionali.
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