Gran Bretagna a un bivio: i cittadini (soprattutto se over) non credono più nella rivoluzione green. E la battaglia si sposta sul piano politico
L’obiettivo net zero (zero emissioni nette) è il bilanciamento tra le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane e quelle rimosse dall’atmosfera, puntando a un impatto climatico nullo. Lo scopo è azzerare l’impatto netto delle emissioni, contribuendo a limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015. Per raggiungere questo traguardo entro il 2050, le imprese devono avviare percorsi di decarbonizzazione basati su riduzioni dirette e azioni di compensazione. La Gran Bretagna, che nel 2019 aveva fatto la storia diventando la prima grande economia mondiale ad ancorare legalmente il suo futuro all’obiettivo delle zero emissioni nette, rischia oggi di finire fuori strada. Solo il 64% continua a ritenere che l’obiettivo debba restare quello fissato.
Come cambiano le posizioni verso net zero
Nel 2021 i sondaggi indicavano che il 54 % dei britannici riteneva che il governo dovesse raggiungere il net zero prima della scadenza del 2050. Oggi questa quota è scesa appena al 29 %. Lo testimonia una ricerca che il Policy Institute del King’s College London ha condotto insieme a Ipsos e al Centre for Climate Change and Social Transformations. Theresa May, prima ministra del Regno Unito dal 2016 al 2019, aveva immaginato un futuro dove le politiche sui cambiamenti climatici non rappresentassero solo un dovere morale, ma un’opportunità economica. Il piano prevedeva che il net zero creasse due milioni di posti di lavoro nel settore verde e trasformasse l’economia britannica in un motore da 195 miliardi di euro all’anno entro il 2030. Eppure, tra il 2021 e il 2025, il declino del supporto alle politiche legate al net zero è una realtà su tutti i fronti, dalle zone a traffico limitato nei quartieri alle tasse sui voli più frequenti, dai sussidi per i veicoli elettrici alle imposte sui cibi più dannosi per l’ambiente.
Il clima, terreno di scontro politico
Per i ricercatori le persone hanno cominciato a percepire le politiche del net zero non più come soluzioni condivise a un problema comune, ma come elementi di un confronto culturale tra scettici e sostenitori del clima. Gli elettori del Reform UK, una delle più significative novità politiche recenti, si distinguono nettamente dagli altri gruppi. Solo il 25% di chi lo vota sostiene il raggiungimento del net zero entro il 2050, e meno della metà è preoccupata dai cambiamenti climatici. Nessun altro gruppo politico presenta una posizione così ostile alle politiche ambientali. Anche gli elettori conservatori hanno subito un’evoluzione significativa in questa direzione: il 49% preferisce un partito che rallenti gli interventi climatici, rispetto al 39 % di quattro anni fa. Per il Reform UK, la cifra sale addirittura al 68%. Solo i sostenitori dei Verdi, dei Liberal Democratici e del Labour hanno mantenuto, secondo la ricerca, una coerenza relativa nella preferenza per misure incisive contro i cambiamenti climatici.
Gli over, i più disincantati
Non solo i giovani voltano le spalle al net zero. Certo, tra i 16 e i 34 anni si è passati dal 59% nel 2021 al 37% nel 2025. Ma il dato più eclatante riguarda i cittadini più anziani. È proprio tra loro che si registra l’aumento più marcato dell’opposizione alle politiche climatiche. Il 35% degli anziani afferma oggi che l’obiettivo del net zero non sia necessario entro il 2050, o che non serva affatto. Si tratta di un balzo di 24 punti percentuali rispetto a soli quattro anni prima. Per gli osservatori , questi numeri meritano una riflessione attenta, perché toccano da vicino la percezione di quello che i governi dovrebbero prioritariamente affrontare. Inflazione, immigrazione e le crisi del servizio sanitario nazionale hanno finito per attrarre l’attenzione del dibattito pubblico. Il clima, in altri termini, non è scomparso dalle agende, ma è stato scalzato da questioni che incidono più direttamente sulla quotidianità delle persone.
Un problema di corretta informazione
I principali mezzi di informazione britannici, secondo l’indagine, non riuscirebbero più a collegare il net zero al cambiamento climatico. Il Telegraph, analizzato nei 323 articoli del 2024 che menzionavano il termine net zero almeno tre volte, si è rivelato il principale colpevole di questo gap. Il 51% degli articoli presi in esame nei quotidiani nazionali di qualità non faceva alcun riferimento al riscaldamento globale o al cambiamento climatico. Un anno prima della firma della legge sul net zero, invece, gli articoli che citavano il termine almeno tre volte menzionava anche il clima. Il Times, invece, mantiene un collegamento più coerente tra i due temi nel 64% dei suoi articoli. Ma anche questa percentuale rivela una tendenza preoccupante verso la separazione narrativa tra la soluzione e il problema che essa dovrebbe risolvere.
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