Il professore statunitense si è spento a Tokyo a 91 anni. La sua eredità vive nei protocolli che usiamo ogni giorno e negli studenti che ha guidato verso scoperte rivoluzionarie nel campo delle comunicazioni digitali.
Il mentore che ha formato i pionieri di Internet
S’è n’è andato David Jack Farber, informatico e professore universitario che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di Internet.
Aveva 91 anni e insegnava ancora: l’ultima lezione l’ha tenuta il 22 gennaio alla Keio University di Tokyo, dove dal 2018 ricopriva il ruolo di professore straordinario e co-direttore del Centro di ricerca sulla civiltà digitale. Il figlio Emanuel ha riferito che la causa del decesso è stata un arresto cardiaco.
La notizia ha suscitato cordoglio nella comunità scientifica internazionale, che gli riconosceva il soprannome di “nonno di Internet” per il ruolo di guida e mentore svolto nei confronti di ricercatori che hanno poi dato forma ai protocolli fondamentali della Rete.
Dai computer isolati alla Rete globale
Quando Farber iniziò a lavorare nei laboratori Bell a metà degli anni Cinquanta, i computer erano macchine isolate che comunicavano tra loro, se mai lo facevano, attraverso telescriventi o lettori di schede perforate.
Nel corso dei decenni successivi, grazie anche al suo contributo, calcolo e comunicazione si sono progressivamente integrati fino a fondersi nell’infrastruttura globale che oggi chiamiamo Internet.
Il New York Times lo ha definito uno dei primi architetti della Rete, riconoscendogli un ruolo cruciale nella convergenza tra informatica e telecomunicazioni. Durante gli anni accademici ha formato studenti che avrebbero lasciato un segno indelebile nella storia della tecnologia. Tra questi Jonathan Postel, che nel 1974 discusse una tesi sui protocolli di comunicazione tra computer destinata a orientare l’evoluzione della Rete nei suoi primi anni, e Paul Mockapetris, co-ideatore del sistema dei nomi di dominio, quella struttura che traduce gli indirizzi dei siti web nei numeri che i computer utilizzano per trovarsi reciprocamente.
I protocolli di Internet
Le regole fondamentali della comunicazione tra macchine presero forma anche grazie a incontri settimanali che Farber teneva con Postel in una tavola calda della California meridionale all’inizio degli anni Settanta. Lo stesso Farber ricordava con ironia quegli appuntamenti: alla fine del lavoro aveva guadagnato circa cinque chili. Quegli algoritmi, insieme ad altri sviluppati da colleghi e studenti sparsi per centri di ricerca universitari, costituirono la base delle reti sperimentali accademiche che in seguito sarebbero diventate semplicemente Internet.
Se non supervisionava direttamente il lavoro, Farber sedeva spesso in commissioni che sollecitavano il governo federale a sostenere economicamente la ricerca.
La visione che anticipò email e messaggistica istantanea
Nel 1977 firmò insieme all’ingegnere Paul Baran un saggio che si rivelò tra i più influenti della sua carriera. Il titolo, “La convergenza dei sistemi informatici e delle telecomunicazioni”, anticipava una visione: i computer digitali erano ormai abbastanza veloci da assumere funzioni di comunicazione, dando origine a posta elettronica, messaggistica istantanea e altri servizi che oggi diamo per scontati.
Quella intuizione aiutò a convincere la National Science Foundation a investire nell’espansione di Arpanet, la rete sperimentale finanziata dall’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata del Dipartimento della Difesa. Farber contribuì all’organizzazione di progetti che collegarono centinaia di università e laboratori di ricerca statunitensi attraverso protocolli comuni, ponendo le basi per la successiva apertura all’uso commerciale che arrivò nel 1991. Anni dopo ricordava che nei primi tempi nessuno immaginava le applicazioni commerciali che sarebbero derivate da quello che consideravano un semplice progetto di ricerca.
Una vita dedicata alla divulgazione della tecnologia
Nato il 17 aprile 1934 a Jersey City, nel New Jersey, Farber si appassionò fin da ragazzo all’elettronica, frequentando i negozi di materiale bellico dismesso nel dopoguerra e costruendo radio artigianali. Si laureò in ingegneria generale allo Stevens Institute of Technology nel 1956 e ottenne un master in matematica nel 1961.
Dopo undici anni ai Bell Laboratories, dove lavorò tra l’altro alla sostituzione dei relè meccanici con transistor nei centralini telefonici e allo sviluppo del linguaggio di programmazione Snobol, passò alla Rand Corporation, ambiente che descrisse come altamente creativo. Avviò quindi una carriera accademica che lo portò a insegnare in diverse università statunitensi, tra cui California a Irvine, Delaware, Pennsylvania e Carnegie Mellon. Tra il 2000 e il 2001 ricoprì l’incarico di responsabile tecnologico della Commissione federale per le comunicazioni.
Oltre all’attività di ricerca e insegnamento, Farber si impegnò attivamente nel dibattito sulle politiche pubbliche legate alla Rete. Fece parte dei consigli di organizzazioni come la Electronic Frontier Foundation e la Internet Society, contribuendo alle discussioni su regolamentazione, diritti digitali e governance di Internet. Convinto che le sfide fossero tanto tecniche quanto umane, creò una lista di discussione via email chiamata “Interesting People” che arrivò a contare circa 25.000 iscritti tra accademici, imprenditori e studiosi, diventando un punto di riferimento per il confronto sulle politiche della Rete. Nel 2013 fu inserito nella Internet Hall of Fame e nel 2009 ricevette il Jonathan B. Postel Service Award per il suo contributo allo sviluppo di reti di ricerca come CSNet.
Dal 1994 fino alla sua scomparsa è stato membro del consiglio di amministrazione dell’Internet Systems Consortium, una delle organizzazioni che gestiscono le infrastrutture critiche di Internet.
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