Un’indagine archeologica rivela la fitta rete di messaggi, scambi e interazioni sulle mura dei teatri romani simili ai post moderni
Nelle strade di Pompei, tra le antiche domus e i mosaici perfettamente conservati, esiste un patrimonio ancora poco conosciuto: le iscrizioni spontanee lasciate dai cittadini sulle pareti pubbliche. Un recente studio internazionale getta una luce nuova su queste testimonianze, dimostrando che i graffiti di Pompei non erano atti di vandalismo, ma costituivano un sistema di comunicazione sociale complesso, un vero e proprio ” Facebook” dell’antichità. La scoperta che il bisogno di interazione sociale non è una novità dei nostri giorni, ma un’esigenza della società umana arriva dalla più nota università di Parigi e getta nuova luce su queste “bacheche murali” dell’antichità.
Una rete sociale nel cuore della città
Il progetto Bruits de couloir, guidato da studiosi della Sorbona e dell’Università del Québec, si è concentrata sul corridoio di ventisette metri che univa il Teatro Grande al Teatro Piccolo. Questo spazio non era un semplice luogo di passaggio, ma un punto di aggregazione fondamentale dove i pompeiani passeggiavano, attendevano l’inizio delle rappresentazioni, al riparo dagli elementi atmosferici. Proprio la lunga permanenza in questo luogo ha favorito la nascita di una bacheca collettiva. Grazie all’incrocio tra epigrafia, archeologia e strumenti digitali, è emerso che i messaggi non erano isolati, ma formavano una rete di conversazioni. La disposizione delle scritte seguiva regole legate al luogo: sulla parete nord, dove una latrina costringeva a una posizione diversa, le incisioni restano basse. Mentre sulla parete sud raggiungono l’altezza massima di un braccio umano teso, segno di una volontà di visibilità.
Dialoghi e interazioni tra passato e presente
I ricercatori hanno documentato circa trecento legami tra le diverse iscrizioni, individuando risposte, commenti e persino giochi visivi. Le persone interagivano con quanto scritto in precedenza da altri, creando un flusso comunicativo che ricorda da vicino i moderni commenti sotto un post digitale. Un esempio sono i disegni di labirinti incisi sulle pareti opposte del corridoio, che sembrano quasi “rispondersi” specchiandosi l’un l’altro, forse imitando la struttura stessa delle gradinate dei teatri adiacenti. Attraverso i graffiti di Pompei, la vita quotidiana della città romana riemerge con una nitidezza straordinaria. I temi trattati sono gli stessi dei social attuali. In primiss l’amore (Methè che dichiara il suo affetto per Chrestus), ma non manca l’ironia, il sesso e il racconto della vita mondana, con riferimenti espliciti alle prostitute della zona o commenti scherzosi tra amici.
Cronache di gladiatori
Oltre ai sentimenti, le pareti ospitavano la cronaca sportiva dell’epoca. La vicinanza ai teatri e all’arena ha favorito la diffusione di disegni di gladiatori. Uno in particolare spicca per il dinamismo del tratto: l’autore, probabilmente ancora carico dell’adrenalina dello spettacolo appena visto, ha voluto fissare sulla pietra la propria esperienza di spettatore, quasi come un moderno spettatore che condivide un video di un evento dal vivo. Ma c’è di più: I graffiti di Pompei rivelano anche una città multiculturale e aperta. Gli esperti hanno individuato nomi scritti in safaitico, una lingua protosemitica rarissima in Occidente, che testimonia la presenza di viaggiatori o residenti provenienti da terre lontane. Un dettaglio che trasforma il corridoio in un crocevia di culture.
La tecnologia al servizio dell’archeologia
Molti di questi messaggi sono oggi invisibili a causa del tempo e dell’erosione. Per recuperarli, il team ha utilizzato la tecnica RTI (Reflectance Transformation Imaging), scattando oltre 15mila fotografie con luci variabili per far risaltare ogni minimo solco nell’intonaco. Questo lavoro di “archeologia digitale” è diventato vitale: confrontando le immagini odierne con quelle della metà del secolo scorso, è evidente quanto velocemente queste tracce stiano scomparendo. I graffiti di Pompei ci ricordano che, nonostante i millenni di distanza e i cambiamenti tecnologici, il bisogno umano di comunicare, di lasciare una traccia di sé e di interagire con la propria comunità è rimasto identico.
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