La terza edizione dell’iniziativa ha visto la partecipazione di Gino Cecchettin. L’ateneo romano conferma l’impegno contro la violenza attraverso ricerca e formazione accademica.
Un premio alla memoria di Giulia Cecchettin
Venti giovani laureati hanno ricevuto lo scorso 12 febbraio il riconoscimento presso la Facoltà di Economia dell’università di Roma Tor Vergata.
La cerimonia della terza edizione ha segnato un momento importante per l’ateneo, che dal 2024 porta avanti questa iniziativa dedicata alla memoria della studentessa di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova. L’evento, coordinato dalla professoressa Barbara Martini, delegata alle Pari Opportunità e all’Inclusione, si è aperto con un minuto di silenzio per Federica Torzullo, recente vittima di femminicidio che aveva studiato proprio a Tor Vergata nel corso di Ingegneria Gestionale. La presenza di Gino Cecchettin ha conferito alla manifestazione un valore umano profondo, trasformando la commemorazione in un’occasione di riflessione collettiva sul tema della violenza di genere.
Il rettore Nathan Levialdi Ghiron ha sottolineato come la violenza di genere rappresenti una realtà che interpella direttamente le comunità universitarie. L’università ha un compito preciso, ha spiegato il rettore: formare prima ancora che informare, educare al rispetto e offrire strumenti culturali capaci di decostruire stereotipi e modelli di relazione fondati sulla sopraffazione. Le tesi premiate provengono da quattro facoltà diverse e testimoniano come i temi di genere attraversino i saperi richiedendo approcci plurali e interdisciplinari. Il sapere diventa così strumento concreto di cambiamento e responsabilità.
Il progetto Mariposas e l’impegno concreto dell’ateneo
L’ateneo romano ha scelto di affiancare alla riflessione teorica anche azioni concrete di sostegno.
Il progetto Mariposas, promosso dal Comitato Unico di Garanzia e dalla Delegata alle Pari Opportunità, prevede l’esenzione totale dai contributi universitari per le studentesse vittime di violenza di genere. L’iniziativa tutela concretamente il diritto allo studio e rimuove gli ostacoli economici, favorendo autonomia personale e professionale. Dopo l’intervento della direttrice generale Silvia Quattrociocche hanno preso la parola Luisa Regimenti, assessora della Regione Lazio per l’università, e Michela Cicculli, presidente della Commissione capitolina Pari Opportunità.
Le parole di Gino Cecchettin commuovono l’assemblea
L’attenzione dei presenti si è concentrata sull’intervento di Gino Cecchettin, presidente della Fondazione che porta il nome di sua figlia. Ha esordito dichiarando di essere lì con tanta felicità, perché voleva celebrare la vita. La sua testimonianza si è poi sviluppata come un viaggio personale nelle domande che si pone ora come uomo nei confronti della vita e dell’amore, cresciuto con gli stereotipi a tutti noti dell’uomo di successo.
Una testimonianza per una vita fatta di tempi perduti e non più recuperabili, ma che deve comunque indicare una strada giusta, quella dove dare tutti i sentimenti che abbiamo, senza paura. Tutti i sentimenti servono, ha sottolineato. Raccontare di Giulia significa per lui vivere ancora con Giulia e vivere un nuovo modo di essere padre, cercando il bello in ogni persona e in ogni situazione. Ha poi spiegato come sia riuscito a emozionare un intero ateneo facendo riferimento al cuore, dove sono conservati tutti i ricordi di una vita vissuta in felicità. È lì che deve attingere per cercare di cambiare le cose, cercando di portare quella stessa vita felice che ha vissuto.
Per Gino Cecchettin, fare in modo che Giulia venga ricordata attraverso iniziative come questa significa capire che Giulia è viva nei cuori e nelle menti di tutti. Se questo serve a salvare altre vite, ben venga. Per contrastare la violenza di genere è necessario fare riferimento a ciò che si vede nella vita di tutti i giorni: la somma dell’impegno costante da parte di tutti crea un risultato. È da questo concetto che si deve partire.
I numeri e i vincitori del premio
Alla presenza di Gino Cecchettin sono state premiate 11 tesi triennali e 9 magistrali. I vincitori sono 6 ragazzi e 14 ragazze, tutti studenti di Roma Tor Vergata. I loro lavori di ricerca provengono principalmente da corsi di laurea in Economia, con 11 tesi, seguiti da Lettere e Filosofia con 6 lavori, Giurisprudenza con 2 e Ingegneria con una tesi.
Tutti i vincitori hanno ricevuto un premio in denaro e vedranno i propri lavori pubblicati nella nuova collana della Tor Vergata University Press, curata dalla professoressa Roberta Costa.
Le tesi vincitrici sono state scelte da una commissione formata da docenti di tutte le facoltà dell’ateneo: Barbara Martini come presidente e Carola Gasparri come segretaria, affiancate da Mariangela Zoli per Economia, Sabina Visconti per Scienze, Maria Novella Campagnoli per Giurisprudenza, Massimiliano Caramia per Ingegneria, Virginia Tancredi per Medicina e Chirurgia e Giuliano Lozzi per Lettere e Filosofia.
La professoressa Martini ha spiegato che il premio nasce dalla convinzione che le università facciano cultura e che questa cultura debba essere diffusa. Le tesi di genere rappresentano un modo attraverso cui gli studenti possono approfondire determinate tematiche. L’iniziativa costituisce quindi un incentivo su cui l’ateneo ha deciso di investire per motivare studenti e studentesse ad approfondire questa tematica. La professoressa Roberta Costa, docente di Ingegneria gestionale, ha sottolineato come il libro associato al riconoscimento rappresenti una pubblicazione stabile annuale contenente gli estratti delle tesi vincitrici.
Tor Vergata University Press
Il volume è edito dalla Tor Vergata University Press, la casa editrice dell’ateneo nata da poco più di un anno, che ha un ruolo importante nella divulgazione della ricerca dei docenti, delle studentesse e degli studenti, ma anche nella divulgazione culturale. Il libro associato al premio rappresenta per Gino Cecchettin un segno che la sensibilizzazione, in atto da diversi anni anche prima della tragedia di Giulia, sta portando qualche risultato, soprattutto tra i giovani che hanno a cuore il loro futuro e vorrebbero chiaramente un futuro di serenità. L’impegno nel civile lo dimostra. Ai ragazzi che si stanno affacciando al mondo del lavoro, Gino Cecchettin ha infine augurato di essere se stessi e trovare in loro stessi il sogno da perseguire.
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