Congen abbina giovani e over 65 sulla base di interessi comuni per costruire relazioni autentiche e contrastare l’isolamento e solitudine.
Una risposta concreta a un’emergenza invisibile
La solitudine degli anziani non fa rumore, ma lascia tracce profonde. In Italia sono circa 13,9 milioni le persone che hanno superato i 65 anni e oltre il 40% di loro affronta ogni giorno una quotidianità segnata dall’isolamento.
Non parliamo solo di numeri: dietro quella percentuale ci sono vite che scorrono in silenzio, telefonate che non arrivano, pomeriggi lunghi davanti alla televisione. Molti di questi anziani non hanno bisogno di cure mediche particolari, ma di qualcosa di più semplice e insieme più complesso da trovare: compagnia autentica, ascolto, stimoli relazionali. Da questa osservazione nasce Congen, acronimo di Connecting Generations, una startup di innovazione sociale che propone un modello nuovo per contrastare l’isolamento della terza età.
Il modello Congen e i ragazzi ConTe
Congen parte da un’intuizione semplice ma spesso trascurata nel dibattito sul welfare: non tutti gli anziani hanno bisogno di assistenza sanitaria, ma quasi tutti hanno bisogno di relazioni significative.
La startup mette in contatto persone anziane autosufficienti o parzialmente autosufficienti con giovani tra i 18 e i 35 anni, creando abbinamenti sulla base di interessi comuni, passioni condivise, inclinazioni personali. Non si tratta di badanti né di figure assistenziali in senso classico, ma di giovani che condividono tempo di qualità con gli anziani. Conversazioni, passeggiate, uscite culturali, accompagnamenti a visite o semplicemente momenti di vita quotidiana.
Sono i “ragazzi ConTe”, come vengono chiamati all’interno del progetto. Studenti universitari e giovani lavoratori che trovano in questa esperienza non solo un’opportunità di lavoro flessibile, ma anche un percorso formativo di valore umano. Il modello non sostituisce i servizi di assistenza tradizionali, li integra, puntando sulla relazione come leva di benessere.
A guidare gli abbinamenti c’è un sistema di matching intelligente che facilita la creazione di relazioni efficaci, mentre un report automatico permette ai familiari di ricevere aggiornamenti sulle attività svolte e sulle conversazioni sensibili, rafforzando la fiducia tra tutte le parti coinvolte.
La generazione sandwich e il bisogno di soluzioni strutturate
C’è un’altra faccia di questa emergenza silenziosa, ed è quella dei figli adulti. Si chiama “generazione sandwich” ed è composta da persone tra i 40 e i 55 anni che si trovano schiacciate tra due carichi di cura: da un lato i propri figli, dall’altro i genitori anziani. Devono gestire il lavoro, la genitorialità e al tempo stesso garantire assistenza e presenza ai propri cari più fragili. Spesso non hanno il tempo materiale per farlo, altre volte non sanno dove trovare soluzioni affidabili, continuative e umanamente significative.
Congen risponde anche a questo bisogno, offrendo alle famiglie un servizio che va oltre la semplice assistenza. Permette di sapere che il proprio genitore non è solo, che qualcuno bussa alla sua porta, gli chiede come sta, lo accompagna a prendere un caffè, lo ascolta davvero.
La tecnologia diventa qui uno strumento di trasparenza e tutela, non un freddo intermediario. Il sistema di report consente ai familiari di essere parte del percorso senza dover essere fisicamente presenti ogni giorno, creando un equilibrio tra autonomia dell’anziano e coinvolgimento della famiglia.
Com’è nato il progetto
Dietro Congen c’è Carlotta Conversi, fondatrice under 30, dottoranda in Global Studies all’Università di Urbino, che si occupa di impatto sociale, educazione e nuovi modelli di cura e comunità.
L’idea nasce dall’osservazione diretta di un vuoto sempre più evidente nel sistema sociale italiano: la fatica delle famiglie nel gestire la solitudine degli anziani e l’assenza di risposte che vadano oltre l’assistenza sanitaria. Come ha spiegato la stessa Conversi, non si parla di patologie da curare, ma di relazioni da costruire. Mettere in contatto persone di età diverse con interessi comuni significa restituire valore al tempo condiviso e creare benefici concreti per entrambe le generazioni.
Il progetto si è sviluppato all’intersezione tra ricerca accademica e pratica sul campo, con l’obiettivo di costruire un modello replicabile e sostenibile di invecchiamento attivo. Congen ha partecipato a programmi di accelerazione come Innovits e ITech, e ha ottenuto un finanziamento dal bando Rigenera Impresa del Comune di Roma, risorse che hanno permesso di strutturare formalmente la startup e coprire le prime spese operative.
I numeri del progetto, tra Roma e Pavia
Il progetto è già stato validato sul campo e ha prodotto risultati concreti. Finora ha coinvolto oltre 80 giovani ( i ragazzi ConTe appunto) e ha supportato circa 60 famiglie tra Roma e Pavia.
La startup ha collaborato con psicologi e farmacie sul territorio, creando una rete di supporto che garantisce qualità e sicurezza nelle relazioni intergenerazionali. I giovani vengono selezionati attraverso i career service delle università, dove il progetto viene presentato come opportunità di lavoro flessibile ma anche come esperienza di crescita personale e sociale.
Gli anziani vengono raggiunti attraverso canali diversi, dalle farmacie ai servizi sociali locali, fino al passaparola tra le famiglie. L’esperienza sul campo ha confermato che il bisogno di relazioni strutturate e sicure è centrale in una società che invecchia rapidamente e che le risposte non possono limitarsi alla dimensione sanitaria.
Adesso il network è pronto a diffondersi a livello nazionale, portando il modello Congen in altre città italiane e rispondendo a una domanda crescente di welfare relazionale.
Un welfare che riparte dalle relazioni
In un Paese dove la solitudine è diventata emergenza silenziosa ma reale, Congen propone di riscrivere il modo in cui generazioni diverse si incontrano. Perché invecchiare non significa necessariamente isolarsi. A volte basta una conversazione vera, una passeggiata insieme, qualcuno che ti chiede come stai e resta ad ascoltare la risposta.
Il progetto si inserisce in un quadro più ampio di innovazione nel settore del welfare, dove sempre più realtà stanno sperimentando modelli che integrano tecnologia e dimensione umana per rispondere ai bisogni di una popolazione che cambia. Congen ha scelto di puntare sulla relazione intergenerazionale come risorsa, valorizzando sia gli anziani che i giovani in un percorso di crescita reciproca.
Una risposta concreta a un’emergenza invisibile
La solitudine degli anziani non fa rumore, ma lascia tracce profonde. In Italia sono circa 13,9 milioni le persone che hanno superato i 65 anni e oltre il 40% di loro affronta ogni giorno una quotidianità segnata dall’isolamento.
Non parliamo solo di numeri: dietro quella percentuale ci sono vite che scorrono in silenzio, telefonate che non arrivano, pomeriggi lunghi davanti alla televisione. Molti di questi anziani non hanno bisogno di cure mediche particolari, ma di qualcosa di più semplice e insieme più complesso da trovare: compagnia autentica, ascolto, stimoli relazionali. Da questa osservazione nasce Congen, acronimo di Connecting Generations, una startup di innovazione sociale che propone un modello nuovo per contrastare l’isolamento della terza età.
Il modello Congen e i ragazzi ConTe
Congen parte da un’intuizione semplice ma spesso trascurata nel dibattito sul welfare: non tutti gli anziani hanno bisogno di assistenza sanitaria, ma quasi tutti hanno bisogno di relazioni significative.
La startup mette in contatto persone anziane autosufficienti o parzialmente autosufficienti con giovani tra i 18 e i 35 anni, creando abbinamenti sulla base di interessi comuni, passioni condivise, inclinazioni personali. Non si tratta di badanti né di figure assistenziali in senso classico, ma di giovani che condividono tempo di qualità con gli anziani. Conversazioni, passeggiate, uscite culturali, accompagnamenti a visite o semplicemente momenti di vita quotidiana.
Sono i “ragazzi ConTe”, come vengono chiamati all’interno del progetto. Studenti universitari e giovani lavoratori che trovano in questa esperienza non solo un’opportunità di lavoro flessibile, ma anche un percorso formativo di valore umano. Il modello non sostituisce i servizi di assistenza tradizionali, li integra, puntando sulla relazione come leva di benessere.
A guidare gli abbinamenti c’è un sistema di matching intelligente che facilita la creazione di relazioni efficaci, mentre un report automatico permette ai familiari di ricevere aggiornamenti sulle attività svolte e sulle conversazioni sensibili, rafforzando la fiducia tra tutte le parti coinvolte.
La generazione sandwich e il bisogno di soluzioni strutturate
C’è un’altra faccia di questa emergenza silenziosa, ed è quella dei figli adulti. Si chiama “generazione sandwich” ed è composta da persone tra i 40 e i 55 anni che si trovano schiacciate tra due carichi di cura: da un lato i propri figli, dall’altro i genitori anziani. Devono gestire il lavoro, la genitorialità e al tempo stesso garantire assistenza e presenza ai propri cari più fragili. Spesso non hanno il tempo materiale per farlo, altre volte non sanno dove trovare soluzioni affidabili, continuative e umanamente significative.
Congen risponde anche a questo bisogno, offrendo alle famiglie un servizio che va oltre la semplice assistenza. Permette di sapere che il proprio genitore non è solo, che qualcuno bussa alla sua porta, gli chiede come sta, lo accompagna a prendere un caffè, lo ascolta davvero.
La tecnologia diventa qui uno strumento di trasparenza e tutela, non un freddo intermediario. Il sistema di report consente ai familiari di essere parte del percorso senza dover essere fisicamente presenti ogni giorno, creando un equilibrio tra autonomia dell’anziano e coinvolgimento della famiglia.
Com’è nato il progetto
Dietro Congen c’è Carlotta Conversi, fondatrice under 30, dottoranda in Global Studies all’Università di Urbino, che si occupa di impatto sociale, educazione e nuovi modelli di cura e comunità.
L’idea nasce dall’osservazione diretta di un vuoto sempre più evidente nel sistema sociale italiano: la fatica delle famiglie nel gestire la solitudine degli anziani e l’assenza di risposte che vadano oltre l’assistenza sanitaria. Come ha spiegato la stessa Conversi, non si parla di patologie da curare, ma di relazioni da costruire. Mettere in contatto persone di età diverse con interessi comuni significa restituire valore al tempo condiviso e creare benefici concreti per entrambe le generazioni.
Il progetto si è sviluppato all’intersezione tra ricerca accademica e pratica sul campo, con l’obiettivo di costruire un modello replicabile e sostenibile di invecchiamento attivo. Congen ha partecipato a programmi di accelerazione come Innovits e ITech, e ha ottenuto un finanziamento dal bando Rigenera Impresa del Comune di Roma, risorse che hanno permesso di strutturare formalmente la startup e coprire le prime spese operative.
I numeri del progetto, tra Roma e Pavia
Il progetto è già stato validato sul campo e ha prodotto risultati concreti. Finora ha coinvolto oltre 80 giovani ( i ragazzi ConTe appunto) e ha supportato circa 60 famiglie tra Roma e Pavia.
La startup ha collaborato con psicologi e farmacie sul territorio, creando una rete di supporto che garantisce qualità e sicurezza nelle relazioni intergenerazionali. I giovani vengono selezionati attraverso i career service delle università, dove il progetto viene presentato come opportunità di lavoro flessibile ma anche come esperienza di crescita personale e sociale.
Gli anziani vengono raggiunti attraverso canali diversi, dalle farmacie ai servizi sociali locali, fino al passaparola tra le famiglie. L’esperienza sul campo ha confermato che il bisogno di relazioni strutturate e sicure è centrale in una società che invecchia rapidamente e che le risposte non possono limitarsi alla dimensione sanitaria.
Adesso il network è pronto a diffondersi a livello nazionale, portando il modello Congen in altre città italiane e rispondendo a una domanda crescente di welfare relazionale.
Un welfare che riparte dalle relazioni
In un Paese dove la solitudine è diventata emergenza silenziosa ma reale, Congen propone di riscrivere il modo in cui generazioni diverse si incontrano. Perché invecchiare non significa necessariamente isolarsi. A volte basta una conversazione vera, una passeggiata insieme, qualcuno che ti chiede come stai e resta ad ascoltare la risposta. Il progetto si inserisce in un quadro più ampio di innovazione nel settore del welfare, dove sempre più realtà stanno sperimentando modelli che integrano tecnologia e dimensione umana per rispondere ai bisogni di una popolazione che cambia.
Congen ha scelto di puntare sulla relazione intergenerazionale come risorsa, valorizzando sia gli anziani che i giovani in un percorso di crescita reciproca.
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