In Italia lo spreco di cibo diminuisce, ma il divario generazionale resta netto. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher, gli over 60 guidano la riduzione degli scarti domestici, mentre i più giovani faticano di più. Numeri, territori e abitudini raccontano un cambiamento reale ma ancora incompleto.
I numeri dello spreco alimentare in Italia
Lo spreco alimentare in Italia continua a ridursi e registra un miglioramento significativo rispetto all’anno precedente. Nel 2026 ogni cittadino butta in media 554 grammi di cibo a settimana, pari a circa 79 grammi al giorno. Il dato segna una diminuzione del 10,3% rispetto al 2025, quando la media settimanale superava i 617 grammi pro capite.
La riduzione, però, non cancella il peso economico complessivo del fenomeno. Le perdite e gli sprechi alimentari lungo la filiera valgono oltre 13,5 miliardi di euro, di cui più di 7,3 miliardi concentrati nelle case degli italiani. È quanto emerge dal “Caso Italia 2026”, il nuovo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, presentato in vista della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio.
L’indagine, condotta a gennaio 2026 su un campione rappresentativo di 2.000 persone, conferma un trend già emerso nei mesi precedenti: cresce l’attenzione quotidiana verso il cibo, ma il miglioramento non procede allo stesso ritmo per tutte le fasce d’età e per tutti i territori.
Boomer in testa: la generazione che spreca meno cibo
Gli over 60 registrano una media di 352 grammi di cibo buttato a settimana per persona, un valore nettamente inferiore alla soglia fissata dall’Agenda Onu 2030 per l’obiettivo 12.3. In pratica, questa generazione raggiunge con quattro anni di anticipo il target previsto per l’intera popolazione italiana.
Il confronto con le altre fasce d’età evidenzia un divario marcato. Le famiglie della Generazione Z arrivano a 799 grammi settimanali pro capite, i Millennials si attestano intorno ai 750 grammi, mentre la Generazione X scende a 478 grammi. La distanza non riguarda solo le quantità, ma anche la frequenza con cui il cibo finisce nella pattumiera: quasi un terzo dei più giovani dichiara di sprecare almeno una volta a settimana, contro una quota minima tra i senior.
Il dato premia abitudini consolidate, legate alla gestione attenta delle scorte domestiche, al riutilizzo degli avanzi e a una pianificazione più prudente dei pasti. Una cultura costruita nel tempo, spesso per necessità, che oggi si traduce in comportamenti più sostenibili.
Competenze diverse tra generazioni
Il rapporto fotografa una consapevolezza ormai ampia sul tema dello spreco alimentare. Il 94% degli italiani afferma di prestare attenzione a ciò che butta e il 63% dichiara di gettare cibo meno di una volta a settimana. Solo una minoranza spreca quasi ogni giorno.
Un elemento trasversale resta la centralità della cucina domestica. L’88% degli italiani prepara i pasti quotidianamente, confermando un tratto culturale tipico del modello mediterraneo. Cucina e organizzazione restano strumenti chiave per ridurre gli scarti, mentre solo una quota residuale rinuncia ai fornelli per mancanza di interesse.
Secondo Waste Watcher, però, la differenza non sta tanto nella sensibilità quanto nelle competenze. I Boomers mostrano una maggiore capacità di gestione pratica del cibo, mentre le generazioni più giovani dispongono di strumenti digitali e di una maggiore apertura al cambiamento. Il rapporto individua proprio nello scambio tra esperienza e innovazione una leva decisiva per ridurre ulteriormente lo spreco nei prossimi anni.
Territori, famiglie e cibi più sprecati
Le differenze emergono anche sul piano geografico. Il Nord Italia registra i livelli più bassi di spreco, con 516 grammi settimanali pro capite. Il Centro si colloca poco sopra la media nazionale, mentre il Sud resta l’area con i valori più elevati, superando i 590 grammi a settimana.
Incidono anche le dimensioni dei Comuni e la composizione dei nuclei familiari. Le famiglie con figli risultano più virtuose rispetto alla media, così come i centri con meno di 30 mila abitanti. In questi contesti, la gestione quotidiana dei pasti sembra più attenta e meno soggetta a sprechi sistematici.
Quanto ai prodotti, la classifica degli alimenti più buttati resta stabile. In testa ci sono frutta fresca, verdura e pane, seguiti da insalata e ortaggi di base come cipolle e patate. Si tratta di cibi deperibili, spesso acquistati in eccesso o conservati in modo non ottimale, che continuano a rappresentare il nodo critico dello spreco domestico.
Il quadro che emerge dal Rapporto Waste Watcher 2026 racconta un Paese più attento, ma ancora diviso nelle pratiche quotidiane. La riduzione complessiva dello spreco segnala un cambiamento reale, sostenuto soprattutto da chi ha interiorizzato nel tempo una gestione parsimoniosa del cibo. Allo stesso tempo, i dati mostrano quanto margine di miglioramento resti nelle abitudini più recenti, legate a stili di vita veloci e meno strutturati.
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