Il riscaldamento globale e le piogge torrenziali stanno cambiando le abitudini dei predatori marini, aumentando il rischio di incontri ravvicinati
La costa orientale dell’Australia sta attraversando giorni di profonda apprensione a causa di una sequenza di incidenti marini che ha scosso l’opinione pubblica e le autorità locali. Circa un paio di settimane fa, in un arco di tempo incredibilmente breve – appena quarantotto ore – si sono verificati diversi episodi che hanno coinvolto bagnanti e surfisti, riaccendendo il dibattito sulla convivenza tra l’uomo e i grandi predatori del mare. Gli eventi più drammatici si sono concentrati nell’area di Sydney, dove il bilancio parla di feriti gravi e della tragica perdita di un giovanissimo nuotatore. Questi fatti, non isolati nella storia del Paese, presentano però oggi caratteristiche nuove, che spingono la comunità scientifica a cercare risposte oltre la cronaca del momento.
Una sequenza di attacchi senza precedenti
La serie di eventi è iniziata nel porto di Sydney, un luogo ‘sicuro’, dove un ragazzo di dodici anni è rimasto vittima di un’aggressione fatale. Poco dopo, l’attenzione si è spostata sulle spiagge di Dee Why e Manly, mete storiche del surf mondiale, dove uno squalo ha lasciato un dente di 15 cm nella tavola da surf di un 11enne e un giovane di venticinque anni ha riportato ferite critiche alle gambe. Infine, poco più a nord, un altro uomo ha riportato ferite all’addome. Sebbene il database storico australiano registri oltre milleduecento incidenti dal 1791, la densità di questi attacchi di squali rappresenta una novità che spaventa i residenti e i turisti delle spiagge affollate nel periodo delle vacanze estive che stanno iniziando. Mai nella storia registrata si sono verificati così tanti episodi ravvicinati, e proprio questa anomalia ha spinto i ricercatori a chiedersi perché stia accadendo proprio adesso.
Il fattore climatico e le piogge torrenziali sulla costa
Secondo il dottor Nicholas Ray, ricercatore della Nottingham Trent University ed esperto di grandi squali bianchi, non dobbiamo commettere l’errore di pensare che questi animali abbiano iniziato a dare la caccia all’uomo intenzionalmente. Esiste una spiegazione molto più profonda e complessa legata ai cambiamenti ambientali radicali. Il riscaldamento globale gioca un ruolo cruciale poiché l’aumento delle temperature atmosferiche permette all’aria di trattenere molta più umidità, scatenando piogge torrenziali ed eventi estremi sempre più frequenti. Queste precipitazioni causano il deflusso massiccio di acque dolci, detriti urbani e nutrienti verso le foci dei fiumi e le baie costiere. In questo scenario, gli attacchi di squali tendono ad aumentare perché le acque diventano torbide, alterando drasticamente la visibilità e attirando i pesci esca, che costituiscono la preda naturale di specie come lo squalo leuca.
Identikit del colpevole
Per gli esperti il responsabile di questa sequela di attacchi è lo squalo leuca (in inglese bull shark) che può vivere e cacciare anche nelle acque dolci. Guarda caso, le grandi piogge di gennaio hanno allargato l’area delle foci dei fiumi, vicino al luogo degli attacchi. “Il deflusso ricco di nutrienti può attirare i pesci esca in zone che normalmente non frequentano, e gli squali leuca li inseguono”, afferma il dottor Ray. Le ricerche nell’Australia orientale hanno confermato che questi squali passano lunghi periodi nel porto di Sydney durante i mesi più caldi. Non è sorprendente, quindi, che molti degli ultimi episodi siano avvenuti proprio vicino alla riva, attorno alle foci dei fiumi, aree che le piogge avevano profondamente alterato.
L’uomo non è la vera preda
Spesso i media tendono a dipingere lo squalo come un mostro in cerca di prede umane, ma la realtà biologica racconta una storia molto diversa da quella cinematografica. In Australia vivono oltre centottanta specie diverse, ognuna con necessità alimentari e habitat differenti. Lo squalo leuca, ad esempio, è particolarmente attratto dai sistemi portuali e fluviali dopo le piogge poiché segue i movimenti dei banchi di pesci spostati dalle correnti d’acqua dolce. Il dottor Ray sottolinea che la maggior parte dei morsi avviene per un comportamento esplorativo o per un tragico errore di identità. Questi animali si affidano molto alle vibrazioni e all’elettrorecettività piuttosto che alla vista, dunque in un mare agitato e sporco dopo un’alluvione è facile che si verifichino spiacevoli attacchi di squali a causa di una percezione distorta del movimento umano.
Una convivenza possibile
Gli esperti invitano a non cedere alle richieste di abbattimenti indiscriminati, che danneggerebbero gravemente l’equilibrio dell’ecosistema marino. La soluzione risiede invece nella comprensione delle nuove dinamiche ambientali prodotte dall’uomo. Se continuiamo a descrivere i rari attacchi di squali come la prova di una presunta ostilità naturale verso di noi, ignoriamo il modo in cui abbiamo alterato i sistemi costieri attraverso l’inquinamento, gli sversamenti fognari e la pesca eccessiva. Il ricercatore avverte chiaramente che questi incidenti sono il risultato di interazioni complesse tra clima e comportamento umano. Per ridurre i rischi è fondamentale comprendere che nuotare vicino alle foci dei fiumi dopo forti temporali rappresenta oggi un’attività ad alto rischio. Invece di demonizzare la fauna selvatica, dovremmo imparare a leggere i segnali di un oceano che sta cambiando rapidamente, cercando di evitare quelle situazioni ambientali che favoriscono statisticamente gli attacchi di squali.
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