Le temperature da record diventeranno la normalità. I paesi in via di sviluppo pagheranno il prezzo più alto, ma nessuno sarà esente
Uno studio scientifico pubblicato su Nature Sustainability suggerisce uno scenario ecologico tutt’altro che rassicurante: entro il 2050, infatti, quasi quattro miliardi di persone dovranno convivere con il caldo estremo che oggi riguarda una fetta molto più piccola dell’umanità. Si allarga dunque la platea dei paesi che si troveranno a fare i conti con il cambiamento climatico in atto. Se la temperatura del pianeta salirà di due gradi rispetto all’epoca preindustriale, ipotesi tutt’altro che remota, la percentuale di popolazione mondiale costretta a sopportare temperature estreme passerà dall’attuale 23% al 41%. Il tutto non in un futuro lontano, ma tra poco più di due decenni.
Come si misura il calore eccessivo
Per capire cosa significa davvero caldo estremo, gli scienziati utilizzano due indicatori piuttosto intuitivi. Si chiamano “gradi giorno di riscaldamento” e “gradi giorno di raffrescamento”. In sostanza, questi parametri misurano quanto bisogna riscaldare o raffreddare artificialmente le case per viverci comodamente, prendendo come riferimento la temperatura di 18 gradi. Quando un luogo supera i tremila gradi giorno di raffrescamento all’anno, significa che l’aria condizionata non è più un lusso ma una necessità per sopravvivere durante gran parte dell’anno. La ricerca ha analizzato tre diversi scenari di riscaldamento globale, a un grado, un grado e mezzo e due gradi sopra i livelli preindustriali. Le simulazioni al computer hanno permesso di tracciare una mappa dettagliata del futuro, regione per regione, paese per paese.
Il paradosso energetico
Quello che emerge dalla ricerca è un paradosso energetico. Da un lato, il riscaldamento delle abitazioni diventerà gradualmente meno necessario, con un risparmio energetico in inverno. Dall’altro, la domanda di raffreddamento esploderà letteralmente, creando una pressione senza precedenti sulle reti elettriche. E qui sta il problema: questa impennata non sarà graduale ma violenta e concentrata soprattutto nelle prime fasi dell’aumento delle temperature, proprio dove ci troviamo adesso. Attualmente circa un miliardo e mezzo di persone vive in zone dove il caldo richiede un utilizzo intensivo di sistemi di raffreddamento. Nel 2050 questa cifra raggiungerà quasi quattro miliardi. È come se l’intera popolazione mondiale attuale si concentrasse nelle regioni più calde del pianeta, con tutte le conseguenze immaginabili sul consumo energetico e sulle infrastrutture.
Le vittime del caldo estremo
I paesi che ospiteranno le popolazioni più colpite dal caldo estremo sono quasi tutti in via di sviluppo: India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine. Nazioni dove le infrastrutture energetiche sono spesso fragili, dove milioni di persone vivono ancora senza accesso stabile all’elettricità, dove costruire reti elettriche in grado di sostenere una domanda così massiccia di raffrescamento rappresenta una sfida. Per contro i paesi industrializzati subiranno uno shock psicologico e infrastrutturale forse ancora più duro. Austria e Canada raddoppieranno i giorni di caldo estremo rispetto al decennio 2006-2016. Regno Unito, Svezia e Finlandia registreranno un aumento del 150%, la Norvegia del 200% e l’Irlanda del 230%.
Il punto di svolta è ora
Radhika Khosla, una degli autori dello studio, avverte che il cambiamento più drammatico si manifesterà proprio attorno al grado e mezzo di riscaldamento globale, la soglia che il pianeta sta oltrepassando in questi anni. Come del resto mostrano le estati sempre più bollenti di anno in anno. Le implicazioni vanno oltre il semplice disagio di una giornata afosa in più. Il caldo estremo influenza tutti gli aspetti della quotidianità: la capacità di concentrazione degli studenti nelle scuole, la produttività nei luoghi di lavoro, la salute degli anziani e dei più fragili, i ritmi dell’agricoltura, le migrazioni di massa da regioni diventate invivibili.
Caldo sempre più estremo: serve una nuova vision
I dati raccolti da questa ricerca rappresentano uno strumento per i governi e per chi deve pianificare lo sviluppo urbano dei prossimi decenni. Sapere come cambierà la domanda energetica consente, infatti, di progettare edifici più efficienti, di potenziare le reti elettriche nei punti giusti, di investire nelle energie rinnovabili prima che sia troppo tardi. Da un lato occorre continuare a ridurre le emissioni per evitare che la situazione peggiori ulteriormente, dall’altro bisogna prepararsi a un mondo dove il caldo estremo sarà la normalità per miliardi di persone. Non è più il momento di pensare che il problema riguardi solo i paesi tropicali o che la tecnologia basterà a risolverà tutto. Serve un impegno collettivo, politiche di adattamento immediate, investimenti massicci nelle infrastrutture energetiche pulite.
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