Nella città sarda parte un progetto innovativo che utilizza sensori non invasivi e intelligenza artificiale per prevenire le cadute dei pazienti più fragili. Sei mesi di test nel reparto di Medicina per ridurre gli incidenti e migliorare l’assistenza.
Quando cadere può cambiare tutto
Cadere in ospedale non è un semplice incidente; pr un anziano ricoverato, può significare fratture, complicazioni, giorni in più di degenza. E le statistiche dicono che tra il 3 e il 5% dei pazienti cade durante il ricovero, con conseguenze che pesano sulla salute della persona e sui costi del sistema sanitario. Per questo, la Asl di Sassari ha deciso di affrontare il problema con un approccio diverso, puntando su tecnologia e prevenzione.
Dal 28 gennaio scorso è partita la sperimentazione di un sistema di monitoraggio intelligente nel reparto di Medicina dell’Ospedale Civile di Alghero. Niente telecamere invasive o dispositivi da indossare: solo sensori discreti installati nelle stanze, capaci di rilevare movimenti anomali e segnalare in tempo reale situazioni di rischio al personale sanitario. L’obiettivo è quello di ridurre drasticamente le cadute e migliorare la sicurezza dei pazienti più vulnerabili, senza appesantire il lavoro di medici e infermieri.
Flavio Sensi, direttore generale della Asl, ha sottolineato che la tecnologia deve rimanere un alleato al servizio della cura, senza mai sostituire l’elemento umano. Il progetto vuole dimostrare che innovazione e attenzione alla persona possono convivere, garantendo trasparenza e rispetto della privacy.
Come funzionano i sensori che “vedono” il pericolo
La tecnologia scelta per questa sperimentazione non richiede al paziente di fare nulla. I sensori vengono posizionati discretamente nelle stanze e lavorano in silenzio, monitorando parametri fisiologici di base come la frequenza respiratoria e l’attività cardiaca superficiale. Ma soprattutto, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, riescono a riconoscere schemi di movimento che potrebbero precedere una caduta.
Antonio Lumbau, ingegnere responsabile della Ssd Internal Audit e Funzioni Prevenzionistiche della Asl, ha spiegato che il sistema invia alert automatici e graduati per importanza direttamente ai dispositivi del personale o si integra con i sistemi di chiamata infermieristica già presenti. In questo modo, l’intervento diventa immediato e mirato, senza bisogno di sorveglianza costante da parte degli operatori.
La scelta di Alghero come sede del progetto pilota non è casuale. Il reparto di Medicina interna e Lungodegenza dell’ospedale accoglie pazienti con un’età media superiore agli 82 anni, molti dei quali affetti da decadimento cognitivo o delirium. Condizioni che rendono il rischio di caduta particolarmente elevato e la prevenzione una priorità clinica quotidiana. Vito La Spina, direttore sanitario della Asl, ha evidenziato che con questi strumenti si passa da una logica reattiva a una protezione predittiva, anticipando i problemi invece di limitarsi a gestirli quando si verificano.
Sei mesi per dimostrare che funziona
La sperimentazione durerà sei mesi e coinvolgerà un numero selezionato di pazienti ricoverati nel reparto algherese. Non si tratta di un’applicazione su larga scala, ma di una fase pilota pensata per raccogliere dati precisi e verificare l’efficacia del sistema. Gli indicatori da monitorare sono chiari: riduzione dell’incidenza di cadute e altri eventi avversi, miglioramento dei tempi di rilevazione e di risposta alle situazioni critiche, rafforzamento del supporto operativo al personale.
Per i pazienti, il vantaggio più immediato è l’aumento della sicurezza durante la degenza. Sapere di essere monitorati in modo proattivo può contribuire a una maggiore serenità, elemento che favorisce il recupero. Ma i benefici non si fermano qui. Per il personale sanitario, il sistema promette di alleggerire il carico di lavoro legato al monitoraggio routinario, permettendo di concentrarsi su attività di cura più complesse e a maggior valore aggiunto. Meno stress, più efficienza, maggiore soddisfazione professionale.
I dati raccolti durante questi sei mesi serviranno anche per decisioni future. Se i risultati confermeranno le aspettative, la Asl di Sassari potrebbe estendere l’utilizzo dei sensori ad altri reparti o ospedali del territorio, trasformando un esperimento locale in un modello replicabile. Dunque, prima si misura, poi si decide.
Il progetto di Alghero si inserisce in un contesto più ampio, quello dell’assistenza agli anziani fragili. In Italia, come in gran parte d’Europa, l’invecchiamento della popolazione pone sfide crescenti al sistema sanitario. Servono soluzioni che rispondano ai bisogni di chi ha più di 80 anni, spesso con patologie multiple e ridotta autonomia. La tecnologia può aiutare, ma solo se viene integrata con intelligenza e attenzione alle persone. La scelta di utilizzare sensori non invasivi risponde proprio a questa logica. Nessun paziente deve indossare braccialetti o altri dispositivi, nessuna telecamera punta su di loro in modo evidente. Il monitoraggio avviene in modo discreto, rispettando la dignità della persona e la sua privacy.
Un equilibrio delicato tra innovazione e umanità della cura
Credit foto: www.asl1sassari.it
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