La ricerca mostra che una dieta vegetariana potrebbe ridurre le probabilità di vivere fino a cent’anni
Uno studio condotto su una coorte di ultraottantenni cinesi evidenzia come i parametri nutrizionali cambino drasticamente nella quarta età. In questa fascia demografica, il metabolismo e le necessità fisiologiche deviano sensibilmente dagli standard dell’età adulta, rendendo le diete restrittive potenzialmente critiche. Dopo gli ottanta, l’organismo va incontro a un naturale calo del dispendio energetico combinato alla perdita di densità ossea e massa muscolare, un processo noto come sarcopenia. La riduzione spontanea dell’appetito aggrava ulteriormente il quadro, rendendo prioritario l’apporto di nutrienti ad alta densità calorica e proteica per preservare l’autonomia fisica.
Vegetariani sì, ma all’età giusta: cosa cambia dopo i novanta anni
I vantaggi della dieta vegetariana riguardano nella stragrande maggioranza dei casi persone in buona salute, relativamente giovani, nella fascia dei cinquanta o sessanta anni. In questi casi, effettivamente, evitare la carne è una scelta intelligente e protettiva. Al contrario a novanta anni le priorità nutrizionali cambiano profondamente. Non si tratta più di prevenire malattie che potrebbero arrivare tra vent’anni, ma di mantenere il peso, preservare la muscolatura, garantire un apporto adeguato di nutrienti essenziali.
Il peso corporeo e la malnutrizione
Gli scienziati hanno scoperto che la probabilità ridotta di raggiungere cent’anni tra chi non mangiava carne si osservava soprattutto tra gli anziani sottopeso. Per chi manteneva un peso nella norma, le differenze scomparivano quasi completamente. Un’osservazione che suggerisce come il vero elemento critico non sia la presenza o assenza di carne nel piatto, ma piuttosto il rischio di malnutrizione proteica e di sarcopenia, cioè la perdita di massa muscolare legata all’invecchiamento.
Vegetariani fragili
Essere sottopeso dopo gli ottanta anni è già di per sé un fattore di rischio molto serio. Gli epidemiologi lo sanno da tempo: in età avanzata, qualche chilo di “troppo” può paradossalmente proteggere dalla mortalità, quando invece il sottopeso espone a fragilità crescente. Emerge quindi chiaramente che non è la dieta vegetariana in sé a creare problemi, ma l’incapacità di mantener un peso corporeo adeguato nel contesto di una dieta vegetariana molto ristretta.
A ciascuno la sua dieta vegetariana
Un altro elemento interessante emerge dai dati. La correlazione negativa tra vegetarianesimo e longevità estrema scompariva completamente quando gli anziani, pur non mangiando carne, consumavano regolarmente pesce, latticini o uova. Questi alimenti forniscono proteine ad alto valore biologico, vitamina B12, calcio e vitamina D: nutrienti cruciali per mantenere ossa e muscoli forti durante la grande vecchiaia.
Dopo gli ottanta servono le proteine animali (anche poche)
Questo suggerisce che una dieta vegetariana consapevole e variegata, che includa almeno piccole quantità di alimenti di origine animale, rappresenta un approccio ben più sensato rispetto al veganesimo rigido oltre gli ottanta anni. I ricercatori stessi sottolineano come il rischio principale non sia mangiare vegetali, ma piuttosto non introdurre sufficienti proteine animali in un momento della vita dove il corpo fatica naturalmente a sintetizzare e mantenere la massa muscolare.
Il contesto scientifico: l’importanza di adattare la dieta all’età
L’insegnamento più profondo riguarda un principio semplice: il nostro corpo non ha bisogni nutrizionali fissi. Quello che funziona a cinquanta anni può rivelarsi inadatto a novanta. Il fabbisogno calorico si riduce con l’età, ma aumenta la richiesta di proteine, vitamina B12, calcio e vitamina D. Le diete vegetariane mantengono validità scientifica, però richiedono maggiore attenzione quando l’età avanza: pianificazione consapevole, supplementi se necessario, buon bilanciamento. Non è fallimento, ma adattamento naturale. Il corpo cambia e merita risposte diverse nei diversi momenti della vita.
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