In programma un anno di eventi e scoperte per riscoprire il cuore d’Abruzzo
L’Aquila ha conquistato il titolo di Capitale della Cultura 2026, un riconoscimento che è la testimonianza di un percorso di ricostruzione che negli ultimi anni ha coinvolto istituzioni, cittadini e una comunità intera determinata a non arrendersi. Accanto a lei, la finlandese Oulu e la slovacca Trenčín indossano lo stesso prestigio per l’Europa. Il titolo è “Un territorio, mille capitali”: uno slogan che farà da guida lungo tutto l’anno attraverso oltre 300 appuntamenti. Un calendario denso, pensato per raccontare non soltanto la città, ma un’intera area che ha scelto la cultura come strumento di rinascita, dopo un lungo cammino di ricostruzione sia materiale che sociale.
La strategia di una provincia che sceglie la cultura
Il titolo di Capitale della Cultura rappresenta il frutto di scelte consapevoli e di una visione che ha scelto la cultura come mezzo concreto di rinascita. «Il prestigioso riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura 2026 non è arrivato per caso», ha sottolineato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. «L’Aquila ha scelto consapevolmente e in maniera lungimirante di investire sulla cultura, sulla ricerca scientifica e sull’innovazione tecnologica per ricostruire il proprio futuro e darsi una prospettiva».
Un territorio, mille capitali: il programma diffuso
Lo slogan scelto per l’anno – “Un territorio, mille capitali” – racconta molto di questa visione. Non concentra tutto al centro, ma diffonde la cultura sul territorio come una ragnatela benefica capace di collegare il centro storico con i borghi, le aree montane con i paesaggi rurali. Più di trecento appuntamenti scandiscono il calendario, un programma così articolato che racconta non solo una città ma un’intera provincia che ha deciso di riscoprirsi attraverso l’arte, la storia e la contemporaneità. Gli eventi, infatti, non si concentrano solo nel perimetro del centro storico: attraversano invece zone più ampie e diverse, creando un percorso culturale che tocca città, borghi, aree interne e zone montane.
Dimore culturali: quando i palazzi si aprono al pubblico
Tra le iniziative di maggior rilievo c’è il progetto “Dimore culturali: Palazzi aperti”, un’opportunità davvero originale per scoprire edifici storici e dimore private che normalmente restano inaccessibili al pubblico. Una domenica al mese, da febbraio a dicembre, i visitatori potranno entrare in palazzi nobiliari, edifici di valore storico, oratori e spazi monumentali che raccontano la storia attraverso l’architettura stessa. Le date sono già programmate: il 22 febbraio aprirà la stagione, seguita da marzo, aprile, maggio (in concomitanza con la Giornata nazionale delle Dimore storiche), giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e infine dicembre. Edifici come Palazzo Carli-Benedetti, Palazzo Dragonetti, Palazzo Nardis e Palazzo Pica Alfieri diventeranno parte di un itinerario urbano diffuso che unisce architettura, storia e la quotidianità di chi in questi spazi ha vissuto e continua a viverci.
Arte contemporanea e progetti site-specific
Il programma della Capitale della Cultura 2026 non dimentica l’arte contemporanea. La retrospettiva dedicata a Fabio Mauri nel centenario della sua nascita rappresenta uno degli appuntamenti più attesi. L’artista romano, che ha legato gran parte della sua ricerca all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, sarà celebrato con una mostra al MAXXI, curata da personalità di livello nazionale. Accanto a questo, emergono progetti site-specific affascinanti, come quelli dell’artista cinese Liu Bolin, che trasforma i paesaggi iconici abruzzesi – dalla Basilica di Collemaggio a Rocca Calascio – in opere vive dove fotografia, performance e architettura dialogano in modo diretto.
La musica come ponte tra tradizione e contemporaneità
La musica costituisce un’altra colonna portante della programmazione annuale. Qui spicca la commissione di un’opera al compositore premio Oscar Nicola Piovani, un progetto che intreccia spiritualità e identità territoriale. Parallelamente, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese dedicherà il suo lavoro a San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte, creando un ponte affascinante tra tradizione religiosa e contemporaneità musicale.
I simboli della rinascita: musei e teatri rivivono
Due momenti simboleggiano concretamente la rinascita dell’Aquila come Capitale della Cultura 2026: la riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo nella sua storica sede del Forte Spagnolo e il completamento del restauro del Teatro Comunale. Non si tratta solo di edifici che tornano a vivere – quello sarebbe già straordinario – ma di testimonianze tangibili che la ricostruzione fisica avanza di pari passo con quella culturale e sociale. Sono i simboli di una città che non ha mai smesso di credere nella propria rinascita.
L’Europa celebra la cultura: da Oulu a Trenčín
Nel panorama europeo, anche altre città portano avanti progetti affascinanti. A Oulu, in Finlandia, il programma “Brave Hinterland” mette al centro la sostenibilità e il rapporto con la natura nordica, valorizzando arte digitale e cultura Sámi. Trenčín, in Slovacchia, punta invece sulla trasformazione urbana e culturale, partendo dalla piazza storica e dal castello, con l’obiettivo di rafforzare i legami europei e superare confini geografici.
La cultura come infrastruttura civile
Col titolo di Capitale della Cultura 2026 emerge che il titolo diventa uno strumento concreto per trasformare il territorio. La cultura diventa infrastruttura civile, strumento di coesione sociale, capacità di tenere insieme il passato e il futuro, il centro e le periferie, la città e il territorio circostante. In fondo, lo slogan lo dice tutto: un territorio, mille capitali. Non una sola capitale, ma molte – tante quante sono le voci, le storie, i borghi, i palazzi e le persone che compongono l’Abruzzo.
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