Portobello ricostruisce i tre anni di calvario del presentatore arrestato per camorra e poi assolto. Dall’anteprima di Venezia allo streaming, la fiction esce il 20 febbraio
Il 17 giugno 1983, quando era all’apice della sua carriera, Enzo Tortora fu arrestato dai carabinieri per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Le accuse si basavano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo, Giovanni Melluso e Pasquale Barra. L’innocenza del conduttore televisivo, vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari italiani, fu dimostrata e riconosciuta solo più di tre anni dopo, il 15 settembre 1986.
Il 20 febbraio esce su HBO Max Portobello, serie scritta e diretta da Marco Bellocchio sulla tragica parabola di Tortora, con il volto di Fabrizio Gifuni, presentata in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. I sei episodi (una produzione Our Films e Kavac Film, in coproduzione con Arte France e in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures) ripercorrono la storia del presentatore, protagonista di una lunga e insensata odissea giudiziaria. Da popolare e amato dal pubblico, Tortora che, con il suo programma televisivo era riuscito a raggiungere ben 28 milioni di spettatori in prima serata, fu trattato come un criminale e messo alla gogna, anche mediatica. Quel calvario lo trascinerà dalla vetta al baratro. Il 20 febbraio del 1987, Tortora è tornato alla conduzione di Portobello e celebre è rimasta la sua frase “Dunque, dove eravamo rimasti?”.
Bellocchio è partito dal libro della compagna di allora del conduttore, Francesca Scopelliti, Lettere a Francesca, per scrivere la serie insieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. «Sono rimasto colpito dalle lettere che Tortora le scriveva mentre era in carcere e ho telefonato a Francesca – racconta il regista, 86 anni -. Ho iniziato così a lavorare alla storia di quest’uomo completamente innocente, anche grazie ai racconti della sua compagna. Francesca era credente, Tortora agnostico. Ma lei pregava per lui durante il processo e questa immagine, ad esempio, ho voluto inserirla nella serie. Tanti altri dettagli hanno suscitato in me un certo interesse verso un personaggio pubblico che conoscevo fin da ragazzino, ma solo superficialmente. Mi capitava di vederlo spesso in televisione nei bar di Bobbio. All’epoca di Portobello non guardavo la tv, perché preso da altri interessi. Tortora non mi stava antipatico, però mi era in qualche modo estraneo. Quando fu arrestato, ricordo di essere rimasto stupito dalla notizia».
Al cinema e sul piccolo schermo Bellocchio, in questi ultimi anni, ha raccontato la vita e le vicissitudini di alcuni personaggi della storia italiana. Lo ha fatto ne Il traditore, biopic su Tommaso Buscetta, e nel film Buongiorno, notte e nella serie Esterno notte, parlando di Aldo Moro. «Attraverso questi racconti è possibile trovare una serie di immagini che ti lasciano un sentimento personale, anche se non autobiografico – spiega sempre il regista -. Come autore non ho mai sentito il dovere sociale di raccontare al pubblico momenti della nostra storia, ma sicuramente c’è una discreta fissazione che mi spinge a farlo. Ho sentito l’urgenza di raccontare la storia di Aldo Moro, così come quella di Enzo Tortora, quest’ultima non nel nome della giustizia, ma più come riflessione sulla giustizia. Non sono film e serie ideologici o prevenuti, ma neppure neutrali. Hanno tutta la grandezza e la complessità dei loro protagonisti».
Ai tempi dell’arresto di Tortora, Gifuni aveva 19 anni. «Mi stavo preparando alla maturità e alla radio ascoltavo le notizie su di lui. Di lì a poco sarei diventato uno studente di giurisprudenza per qualche anno – ricorda l’attore -. Questa serie mi ha fatto scoprire molte cose su Tortora. Mi sono chiesto perché un personaggio così popolare, senza appartenere a nessuno dei due schieramenti politici di allora, democristiani e comunisti, avesse accumulato un sotterraneo sentimento di antipatia da parte delle persone. Tortora è stato un uomo libero. Ha criticato la Rai e si è battuto più di tutti per la liberalizzazione delle tv contro quella di Stato. La sua è la storia di un uomo di successo che viene avventato alla gola. È una ferita che ha lasciato un segno profondo nella società italiana».
Nella serie, che vede nel cast anche Lino Musella e Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano interpreta Scopelliti. «Attraverso le parole di Francesca, ho compreso il dramma di questa vicenda che non conoscevo – spiega la giovane attrice -. Lei è sempre stata al fianco di quest’uomo, senza pretendere un posto pubblico all’interno di questa storia. Non si è mai avvicinata al carcere, proprio per non dare adito a nuovi scandali».
L’uscita di Portobello, ora in streaming e successivamente in chiaro sulla Rai, potrebbe accendere nuovamente il dibattito sul caso Tortora. Ne è convinto Stefano Bises. «Parliamo del più grande errore giudiziario in Italia, che contiene, però, anche la sua stessa correzione da parte della magistratura – dice lo sceneggiatore -. Quella di Tortora è una vicenda che interroga tutti. Anche il ruolo della stampa fu determinante allora e l’opinione pubblica forcaiola di un tempo mi sembra sia qualcosa di molto contemporaneo».
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