(Adnkronos) – “Grazie alla ricerca abbiamo identificato gli endotipi infiammatori dei pazienti con bronchiectasie e nell’80% dei casi l’endotipo infiammatorio è legato all’infiammazione neutrofila, un’infiammazione devastante per i bronchi perché induce lesioni bronchiali e del parenchima, quindi del tessuto polmonare. A breve avremo a disposizione farmaci inibitori di Dpp-1 (dipeptidil peptidasi 1), un enzima che carica il neutrofilo a livello del midollo osseo con enzimi infiammatori, mantenendo però l’attività immunitaria del neutrofilo. Quindi il neutrofilo arriva nel polmone ed è capace di combattere le infezioni, ma non più di indurre infiammazione. Gli studi clinici hanno dimostrato che questo conduce a una diminuzione importante e significativa delle riacutizzazioni, a un miglioramento della qualità della vita e a una riduzione dell’ospedalizzazione dei pazienti”. Così Francesco Blasi, professore ordinario Malattie Respiratorie, Università degli studi di Milano, e direttore del Dipartimento di Area Medica e della Sc Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano, intervenendo oggi a Milano all’incontro organizzato dall’azienda farmaceutica Insmed per discutere la gestione clinica e le opzioni terapeutiche per il trattamento delle bronchiectasie, patologie che “inducono un abbassamento della qualità della vita dei pazienti”, evidenzia l’esperto. Per quanto riguarda i farmaci Dpp-1, Blasi spiega che “al dosaggio più elevato brensocatib induce un miglioramento della funzione respiratoria che permane nel tempo. Un fattore fondamentale perché respirare meglio migliora la qualità della vita”. Lo pneumologo si sofferma poi sull’impatto delle bronchiectasie sul paziente spiegando che “è legato alla presenza di riacutizzazioni bronchiali che possono portare anche a ospedalizzazioni e all’uso frequente dell’antibiotico con le sue complicanze, non solo per gli effetti collaterali durante il trattamento, ma anche a livello generale con un aumento potenziale delle resistenze batteriche”. Oltre agli adeguati trattamenti, per l’esperto è fondamentale “una gestione del paziente che passi attraverso i centri per le bronchiectasie. Un approccio essenziale perché dispongono di medici esperti, fisioterapisti e di tutto il supporto microbiologico-clinico necessario per gestire al meglio il paziente”. Una gestione che ha come punto focale la fisioterapia respiratoria: “Il fisioterapista respiratorio sceglie la migliore via per l’eliminazione del catarro dalle vie aeree dilatate. Il miglioramento della respirazione dei pazienti diventa fondamentale perché questo migliora già in maniera significativa la qualità della vita”, sottolinea Blasi, aggiungendo che anche “saper scegliere la profilassi antibiotica, quando necessaria, selezionare gli antibiotici in corso di riacutizzazione e seguire il paziente a livello microbiologico nel tempo sono aspetti molto importanti”, conclude.
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