L’inizio dell’anno batte l’estate: il picco delle prenotazioni è a gennaio e settembre, non prima delle vacanze. Le donne rappresentano il 75% delle richieste, con la fascia 45-54 anni in testa. I dati smontano il mito della “corsa last minute” per la spiaggia.
Gennaio batte giugno
Archiviato il panettone, gli italiani si mettono a dieta; e lo fanno sul serio. A gennaio 2026 le visite dal dietologo sono schizzate del 40% rispetto alla media mensile. Un’impennata che conferma una tendenza già osservata nel 2025, quando proprio il primo mese dell’anno aveva registrato un +26% di prenotazioni. La sorpresa? Non è la temuta prova costume a spingere le persone verso lo studio del nutrizionista, ma i buoni propositi di inizio anno. Quelli veri, quelli che nascono dalla voglia di cambiare vita, non dall’ansia per il bikini.
I numeri, forniti dalla piattaforma sanitaria online iDoctors, lo dimostrano senza mezzi termini. Mentre gennaio e settembre (con un +24% nel 2025) segnano i picchi massimi di richieste, giugno e luglio crollano rispettivamente del 24% e 22%. Praticamente il contrario di quello che ci si aspetterebbe. A dicembre, poi, le prenotazioni toccano il minimo con un -30%, quando tra cenoni e brindisi nessuno ha voglia di pensare alla bilancia.
Donne al 75%, ma gli uomini crescono
Il profilo di chi prenota una visita dietologica racconta una storia interessante. Tre quarti delle richieste arrivano da donne, mentre gli uomini si fermano al 25%. Però qualcosa sta cambiando: rispetto a gennaio 2025, quest’anno le prenotazioni maschili sono aumentate del 35%. Segno che anche il pubblico maschile comincia a prendere sul serio l’alimentazione come strumento di salute. L’età più rappresentata è quella tra i 45 e i 54 anni, che da sola copre il 27% delle prenotazioni.
Seguono i 55-64enni con il 23% e i 35-44enni al 16%. Più indietro i giovani: gli under 25 si fermano all’8%, mentre i 25-34enni arrivano all’11%; gli over 65 invece pesano complessivamente per il 15% (12% la fascia 65-74 anni, appena il 3% gli over 75).
Geograficamente, Lazio e Lombardia fanno la parte del leone con rispettivamente il 27% e il 22% delle richieste. L’Emilia Romagna si piazza terza al 9%, mentre Liguria, Toscana e Veneto si spartiscono ciascuna il 7% delle prenotazioni. Città grandi, ritmi sostenuti, maggiore attenzione alla salute: le regioni più popolose confermano una sensibilità più sviluppata verso la prevenzione alimentare.
Perché la fascia 45-54 è in testa
C’è una ragione precisa se quasi un terzo delle visite coinvolge persone tra i 45 e i 54 anni, l’età in cui il corpo cambia, soprattutto per le donne.
La menopausa porta con sé modifiche ormonali che incidono sul metabolismo, sulla composizione corporea e sulla distribuzione del grasso. Non si tratta più solo di perdere qualche chilo per sentirsi meglio davanti allo specchio. In questa fase della vita cresce la consapevolezza che mangiare bene non significa solo dimagrire, ma prevenire problemi futuri, tenere sotto controllo glicemia e colesterolo, preservare la massa muscolare. L’alimentazione diventa uno strumento terapeutico, non un rimedio d’emergenza. I dati raccolti smentiscono insomma l’idea che gli italiani corrano dal dietologo solo quando si avvicinano le vacanze. L’approccio “ultimo minuto” prima dell’estate, quello della dieta lampo e dei sacrifici insostenibili, sembra ormai superato. O almeno, è meno diffuso di quanto si pensi.
Le persone scelgono di rivolgersi a un professionista nei momenti di ripartenza: dopo le feste natalizie o al rientro dalle vacanze estive. Momenti in cui c’è più predisposizione a riorganizzare le abitudini quotidiane, a rimettersi in carreggiata. Non conta tanto il peso sulla bilancia quanto il bisogno di ritrovare un equilibrio.
E questo spiega perché i mesi estivi, quelli della tanto temuta prova costume, registrino invece un calo netto di prenotazioni. Quando si è in vacanza, con il caldo e il mare a portata di mano, mettersi a dieta non è esattamente una priorità. Meglio pensarci prima, molto prima.
Una tendenza che si rafforza
Il confronto tra il 2025 e il 2026 conferma che questa tendenza si sta consolidando. L’incremento del 40% registrato a gennaio 2026 è significativamente superiore al +26% dello stesso mese dell’anno precedente. Gli italiani sembrano aver capito che per cambiare davvero servono motivazione solida e un piano a lungo termine, non soluzioni tampone. E che il momento migliore per iniziare non è quando si avvicina l’estate, ma quando si ha la testa libera per affrontare un percorso serio.
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