Una ricerca svela il disagio emotivo dietro l’eccesso di maratone televisive
Un episodio tira l’altro: il binge-watching – l’abitudine sistematica di vedere più puntate di una serie televisiva, senza riuscire a staccarsi dallo schermo– è diventato il passatempo preferito di milioni di persone nel mondo. Ma può accadere che dietro questa passione si nasconda un fenomeno preoccupante. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One condotta dai ricercatori Xiaofan Yue e Xin Cui dell’Università di Huangshan in Cina. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che esisterebbe un filo diretto tra la dipendenza dalle maratone televisive e la solitudine. Non si tratterebbe, dunque, di trascorrere qualche ora rilassante davanti allo schermo, ma di un meccanismo più complesso che coinvolge la salute mentale dello spettatore incallito.
Cosa vuol dire avere una dipendenza da binge-watching
Lo studio ha coinvolto cittadini cinesi maggiorenni (dai 18 anni in su) fruitori abituali di serie TV tramite piattaforme di streaming. Per essere inclusi nel campione, i partecipanti dovevano soddisfare i criteri specifici di “binge-watcher regolare”, definiti come la visione di almeno 4 episodi consecutivi e per una durata minima di 3,5 ore totali in un’unica sessione nell’ultima settimana. Quello che ha sorpreso i ricercatori è stato scoprire che oltre sei partecipanti su dieci mostravano segni evidenti di dipendenza da binge-watching. Ma cosa significa esattamente essere dipendenti dalle serie TV? Gli studiosi hanno identificato alcuni segnali precisi: un’ossessione crescente per i contenuti televisivi, un aumento progressivo delle ore trascorse davanti allo schermo e, soprattutto, conseguenze negative sulla vita quotidiana: effetti sul lavoro, sulle relazioni personali, sulla capacità di gestire le normali attività di ogni giorno.
Il vuoto dentro lo schermo
La scoperta più interessante dello studio riguarda proprio il rapporto tra solitudine e binge-watching. Tra coloro che presentavano caratteristiche di dipendenza, livelli più alti di solitudine corrispondevano a forme più severe di consumo compulsivo. Un dato che non si riscontrava invece tra gli spettatori forti ma non dipendenti, suggerendo che alla base del problema ci siano dinamiche psicologiche specifiche. La pandemia ha amplificato questo fenomeno in modo esponenziale. Chiusi in casa, con le possibilità di socializzazione ridotte al minimo, molti hanno trovato nelle piattaforme di streaming una finestra sul mondo anche se fittizio.
La televisione come “stampella emotiva”
I ricercatori hanno individuato due motivazioni principali che spingono chi si sente solo a rifugiarsi nel binge-watching: l’evasione dalla realtà e la ricerca di gratificazione emotiva. Si guarda per dimenticare le emozioni negative, per trovare conforto in storie e personaggi che diventano compagni silenziosi delle nostre giornate. La televisione si trasforma così in un sostituto dei legami sociali mancanti, una stampella emotiva che però rischia di perpetuare il problema anziché risolverlo. La solitudine genera un circolo vizioso difficile da spezzare. Chi si sente isolato tende a ritirarsi ulteriormente, cercando conforto in attività solitarie che però accentuano la sensazione di distacco. Il binge-watching si inserisce perfettamente in questo schema, offrendo una falsa sensazione di compagnia attraverso i personaggi sullo schermo, senza però richiedere lo sforzo e l’esposizione emotiva delle relazioni reali.
Solitudine e dipendenza seriale: i confini di un legame ancora da esplorare
Gli stessi autori dello studio riconoscono i limiti della loro indagine. Si tratta di un’associazione statistica, non di un rapporto diretto di causa ed effetto. In altre parole, non si può affermare con certezza che la solitudine provochi la dipendenza seriale, anche se il legame appare evidente. Inoltre, la ricerca si è concentrata esclusivamente sul consumo televisivo tradizionale, senza esplorare altre forme di intrattenimento digitale, come i video brevi su piattaforme social. Nonostante queste limitazioni, i risultati aprono una finestra importante sulla relazione tra consumo mediatico e benessere psicologico. Come si legge nelle conclusioni, questo lavoro fa progredire la comprensione del fenomeno distinguendo tra forme problematiche e non problematiche di visione. La solitudine emerge come fattore predittivo significativo, mentre evasione e gratificazione emotiva rappresentano due strategie complementari di gestione delle emozioni.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
