Dagli oggetti interstellari alle immagini astronomiche, ecco come i ricercatori cercano nello Spazio altre forme di vita
Pensando agli artefatti alieni, la mente corre alla fantascienza: dai romanzi visionari di Arthur C. Clarke al mondo dei videogiochi come Mass Effect. Eppure, questa ricerca non appartiene solo all’immaginazione. Da decenni gli scienziati si preparano alla possibilità di imbattersi in oggetti costruiti da civiltà extraterrestri, sviluppando metodi sempre più sofisticati per individuarli. Adam Frank, astrofisico dell’università di Rochester, spiega: “Nella storia delle firme tecnologiche, la possibilità che ci siano artefatti alieni nel sistema solare esiste da molto tempo. Ci pensiamo da decenni. Stiamo solo aspettando che accada”.
Le sfide di una ricerca senza precedenti
Per gli scienziati gli artefatti alieni potrebbero manifestarsi in modi molto diversi da quanto si possa immaginare: minuscoli frammenti di leghe sconosciute, gigantesche strutture in orbita, oppure materiali che sfuggono alla capacità di comprensione umana. Questa incertezza rende la caccia particolarmente complessa, ma non impossibile. I ricercatori stanno infatti sviluppando approcci multipli per scandagliare il nostro sistema solare, concentrandosi su zone strategiche che vanno dall’orbita terrestre fino alle regioni più remote. Uno degli aspetti più affascinanti riguarda l’uso di fonti storiche che potrebbero rivelarsi preziose quanto le tecnologie moderne.
Un archivio fotografico per guardare al passato
Beatriz Villarroel, astronoma dell’Istituto nordico di fisica teorica, ha adottato un approccio originale. Attraverso il progetto Vasco (Vanishing & Appearing Sources during a Century of Observations), ha inizialmente cercato stelle scomparse negli archivi fotografici astronomici. Ma durante questa indagine si è imbattuta in qualcosa di inaspettato. Studiando le osservazioni scattate dai telescopi prima del 1957, anno del lancio dello Sputnik, Villarroel ha potuto ricostruire com’era il cielo prima che venisse popolato dai nostri satelliti artificiali. In queste immagini sono emersi strani “eventi astronomici transitori” che sembravano comportarsi come satelliti, ma che precedevano di decenni l’era spaziale. “È stato allora che ho capito che si trattava di un archivio fantastico per la ricerca di artefatti alieni”, racconta. La soluzione definitiva richiederebbe una missione spaziale dedicata, capace di perlustrare l’orbita geosincrona, quella fascia situata a circa 35mila chilometri dalla Terra dove stazionano molti satelliti per telecomunicazioni.
Oumuamua: l’enigma che ha acceso l’interesse
Con l’avvento dell’Osservatorio Virtuale nei primi anni 2000, gli astronomi hanno ipotizzato che le grandi mappature del cielo, unite ai più recenti sviluppi dell’informatica, potessero essere utilizzate efficacemente per indagare fenomeni astrofisici rari o insoliti, La scoperta nel 2017 del primo oggetto interstellare, battezzato 1I/Oumuamua, ha rappresentato una svolta. Questo misterioso artefatto cosmico, seguito nel 2019 da 2I/Borisov e nel 2025 da 3I/Atlas, ha dimostrato che materiali provenienti da altri sistemi solari attraversano effettivamente lo spazio terrestre. Oumuamua in particolare ha catturato l’attenzione mondiale per le sue caratteristiche straordinarie: una forma allungata insolita, simile a un sigaro, e un comportamento orbitale che ha fatto discutere la comunità scientifica. L’astrofisico Avi Loeb avanzò subito l’ipotesi che si trattasse di un manufatto alieno, scatenando reazioni contrastanti. Ma il mistero resta.
La teoria della panspermia
Il passaggio di questi artefatti alieni, per certi aspetti inquietante, ha riacceso il dibattito sulla teoria nota come panspermia. Il termine deriva dal greco antico: “pan” che significa tutto, e “spermia”, che indica semi. Secondo questa ipotesi, gli ingredienti fondamentali della vita sarebbero distribuiti nell’intero Universo e potrebbero viaggiare da un sistema solare all’altro trasportati proprio da oggetti come asteroidi o comete interstellari. L’idea non è nuova, ma la scoperta di ‘visitatori cosmici’ come Oumuamua le ha dato nuova linfa. Se questi oggetti attraversassero regolarmente il sistema solare terrestre, potrebbero aver seminato i mattoni biologici anche sulla Terra primordiale. Alcuni studi recenti hanno esplorato proprio le implicazioni del transito di Oumuamua su questa teoria, valutando se un oggetto simile possa effettivamente fungere da veicolo per molecole organiche o persino microorganismi resistenti alle condizioni estreme dello spazio.
Tra rigore scientifico e speculazione
La ricerca di artefatti alieni si muove su un confine delicato. Da un lato c’è il fascino di scoprire prove di altre civiltà tecnologiche, dall’altro la necessità di mantenere standard scientifici rigorosi per non cadere in conclusioni affrettate. Ogni anomalia deve essere vagliata attentamente, considerando tutte le spiegazioni naturali prima di ipotizzare origini artificiali. Questo approccio cauto non spegne l’entusiasmo dei ricercatori, ma anzi lo incanala verso metodologie sempre più raffinate. Le tecniche sviluppate per cercare artefatti alieni stanno migliorando la nostra capacità di esplorare il sistema solare, producendo conoscenze preziose anche quando non portano alla scoperta sperata.
(foto: il misterioso oggetto 1I/Oumuamua in transito nel Sistema Solare)
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