Istat e fio.PSD lanciano un’iniziativa in 14 città metropolitane italiane per mappare e comprendere il fenomeno dell’emarginazione adulta. Volontari e operatori affiancati per una “fotografia notturna” che servirà a migliorare le politiche di sostegno.
Una realtà spesso ignorata
Dal 26 al 29 gennaio 2026, quattordici città italiane si preparano a scendere in strada per dare voce a chi vive ai margini. La “Rilevazione nazionale delle persone senza dimora” è promossa dall’Istat e condotta dalla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD). Rappresenta un’operazione capillare che coinvolgerà volontari, operatori sociali e istituzioni per fotografare una realtà che spesso sfugge alle statistiche ufficiali.
L’iniziativa si svolgerà contemporaneamente a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Genova, Palermo, Bari, Catania, Messina, Reggio Calabria, Cagliari e Venezia. Una mobilitazione nazionale che punta a costruire un sistema informativo permanente sulla grave emarginazione.
Un censimento in due fasi per dare dignità ai numeri
La rilevazione prevede due momenti distinti. La prima sera, il 26 gennaio, sarà dedicata alla conta notturna. Squadre di volontari, accompagnati da operatori esperti, percorreranno le strade cittadine per individuare e contare le persone che vivono all’aperto, sotto portici, in stazioni ferroviarie, oltre a coloro che accedono ai dormitori e alle strutture di accoglienza.
Nelle serate successive, il 28 e 29 gennaio, si passerà alla fase delle interviste: un campione delle persone intercettate nella prima notte verrà ascoltato attraverso questionari di approfondimento. Questo doppio passaggio permette non solo di quantificare il fenomeno, ma soprattutto di tracciare profili, comprendere bisogni e raccogliere storie che altrimenti resterebbero invisibili. Ogni città coinvolta è stata suddivisa in macro aree, ciascuna coordinata da un responsabile della rilevazione, mentre i volontari lavoreranno in squadre di due o tre persone, muovendosi a piedi, in bici, auto o scooter.
L’operazione nasce dall’esperienza della “Notte della solidarietà”, un modello sperimentato con successo a Roma negli ultimi anni e che ha coinvolto oltre 2.000 volontari. La divisione della città in zone specifiche, l’attenzione ai punti nevralgici come le stazioni e il coinvolgimento massiccio di studenti universitari hanno dimostrato la loro efficacia.
Ora questo modello viene replicato su scala nazionale con l’obiettivo ambizioso di arrivare entro il 2026 a dati affidabili e aggiornati. Dati indispensabili per orientare le risorse europee e nazionali destinate al contrasto della povertà estrema.
I numeri di un’emergenza silenziosa
Il fenomeno della grave emarginazione in Italia presenta dimensioni drammatiche. Secondo i dati più recenti, nel 2024 sono morte 434 persone senza dimora, un numero in costante crescita rispetto ai 415 del 2023 e ai 399 del 2022.
Si tratta di una “strage invisibile”, come la definisce Cristina Avonto, presidente di fio.PSD, che non riguarda solo i mesi invernali. I picchi di mortalità si registrano anche in luglio e agosto, dimostrando che non è solo il freddo a uccidere. L’età media dei decessi è drammaticamente bassa: 44,9 anni, praticamente la metà dell’aspettativa di vita nazionale che si attesta a 81,6 anni. A preoccupare maggiormente è l’aumento dei giovani tra i 17 e i 29 anni, che rappresentano il 18% delle morti, la seconda fascia più colpita dopo i quarantenni. Di questi giovani, l’89% sono uomini e il 92% stranieri. Quasi la metà dei decessi complessivi è dovuta a eventi traumatici e accidentali: aggressioni, incidenti stradali e suicidi.
La geografia della marginalità vede la Lombardia in testa con il 18% dei decessi (78 persone), seguita dal Lazio con il 12% (50 persone). Significativi anche i numeri del Veneto (48 decessi), della Campania (44) e dell’Emilia-Romagna (39). Complessivamente, oltre la metà delle morti si concentra nel Nord Italia, sebbene il fenomeno si stia diffondendo sempre più anche nei centri di medie e piccole dimensioni.
La rilevazione Istat del 2014 aveva stimato in circa 50.724 le persone senza dimora nel nostro Paese, un dato in leggero aumento rispetto ai 47.648 del 2011. Si tratta prevalentemente di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con un’età media di 44 anni. Le cause della caduta nella marginalità sono spesso intrecciate: perdita del lavoro stabile, separazione dal coniuge o dai figli, cattive condizioni di salute, dipendenze.
Volontari cercasi: serve una risposta corale
Sebbene molte città abbiano già raggiunto il numero necessario di volontari, Roma, con il suo territorio vasto e complesso, necessita ancora di molte adesioni. I volontari riceveranno formazione specifica, sia in presenza che online, saranno coperti da assicurazione e riceveranno un attestato di partecipazione.
Alessandro Carta, presidente di fio.PSD, lancia un appello accorato: “Ogni numero nasconde una storia, ogni morte in strada è un fallimento collettivo. Contare e conoscere le persone senza dimora non è un atto burocratico, ma un gesto di umanità e responsabilità”. L’iniziativa ha raccolto il sostegno di numerose organizzazioni nazionali, tra cui Caritas Italiana, ARCI, CNCA, Azione Cattolica, Croce Rossa Italiana, Sant’Egidio, Esercito della Salvezza, Medici Senza Frontiere, oltre a decine di università e enti locali.
Dati per costruire il futuro
I risultati della rilevazione, che saranno diffusi entro il 2026, serviranno a molto più di un semplice censimento. L’obiettivo è costruire un quadro statistico affidabile che permetta di orientare le risorse pubbliche, sia nazionali che europee, verso interventi mirati. Come evidenziano le linee di indirizzo del Ministero del Lavoro, elaborate insieme a fio.PSD e agli enti locali, serve superare l’approccio emergenziale per costruire strategie di lungo periodo.
Il modello Housing First, che in Italia celebra quest’anno il suo decennale, rappresenta uno degli approcci più promettenti. Partire dalla casa come diritto fondamentale, accompagnando le persone verso spazi di stabilità dove ricostruire legami, promuovere autonomia e restituire dignità alla vita. La rilevazione fornirà proprio quegli elementi conoscitivi necessari per calibrare meglio questi interventi, comprendere chi sono realmente le persone senza dimora, quali sono i loro bisogni specifici, come costruire percorsi personalizzati di inclusione.
Roma, dove secondo il censimento Istat del 2021 vivrebbero oltre 22.000 persone senza fissa dimora, rappresenta un osservatorio privilegiato di questo fenomeno complesso. Qui la rilevazione assume un significato particolare, anche simbolico: la capitale deve poter guardare in faccia questa realtà senza più girarsi dall’altra parte.
© Riproduzione riservata
