Un’ampia indagine rivela che oltre il 70% degli anziani sudcoreani desidera continuare a lavorare, mentre cresce il sostegno per l’innalzamento dell’età pensionabile.
La voglia di lavorare degli anziani sudcoreani
Il Korea Labor Force Development Institute for the Aged ha presentato i risultati della ricerca “Korean Seniors’ Work and Life Panel”, condotta su 6.000 persone tra i 60 e i 74 anni attraverso interviste dirette. I numeri parlano chiaro: oltre sette anziani su dieci intendono continuare a svolgere attività lavorativa. Tra chi già partecipa ai programmi di occupazione per senior, la percentuale schizza addirittura al 97,7%, mentre tra chi non ne fa parte si ferma comunque a un significativo 68,3%.
La ricerca, realizzata con riferimento al 30 giugno 2024, ha coinvolto in maniera equilibrata 3.000 partecipanti e 3.000 non partecipanti ai programmi di sostegno all’occupazione e alle attività sociali per anziani. I dati dimostrano quanto sia diffusa la necessità di rimanere economicamente attivi nella terza età.
Le ragioni di questa tendenza affondano le radici in una combinazione di fattori economici e sociali che caratterizzano la società sudcoreana contemporanea.
Innalzare o abolire l’età pensionabile
Sul fronte delle politiche pensionistiche, emerge un consenso piuttosto ampio per una modifica dell’attuale sistema. Due terzi degli intervistati (il 66,3%), si dicono favorevoli a estendere l’età pensionabile obbligatoria, attualmente fissata a 60 anni.
Un ulteriore 12% si spinge oltre, sostenendo l’abolizione totale del sistema di pensionamento obbligatorio. Sommati, questi due gruppi rappresentano quasi otto anziani su dieci (78,3%) che ritengono necessario rivedere al rialzo o eliminare del tutto i limiti d’età per il lavoro.
Solo il 21,2% degli intervistati ritiene appropriato mantenere l’attuale età pensionabile di 60 anni, mentre una minuscola frazione dello 0,5% pensa che dovrebbe essere addirittura abbassata. Questi dati assumono particolare rilevanza nel contesto del dibattito politico in corso, con le autorità governative che stanno valutando un possibile innalzamento a 65 anni. Molti osservatori sottolineano però che per numerosi lavoratori l’uscita dal principale impiego avviene ben prima del raggiungimento dell’età pensionabile formale. Una situazione che crea un “decennio di vuoto reddituale” tra i 53 e i 60 anni.
Il quadro economico familiare e lavorativo
La composizione delle famiglie intervistate mostra che il 54% è rappresentato da coppie sposate, seguite dal 22,3% di nuclei monocomponente, dal 15,2% di coppie anziane che vivono con i figli e dal 4,5% di senior single che convivono con i figli. Sul fronte delle condizioni di lavoro, i programmi di utilizzo delle capacità degli anziani e le iniziative di impresa comunitaria hanno ricevuto le valutazioni più elevate, con un punteggio di 4,09 su 5, mentre le aziende e istituzioni considerate “amichevoli” per i senior hanno ottenuto un punteggio relativamente inferiore di 3,57 punti.
Gli intervistati hanno stimato che le spese mensili adeguate per vivere ammontano a 2,83 milioni di won (circa 1.960 euro). Il reddito annuale personale medio registrato tra tutti i senior intervistati è stato di 27,95 milioni di won, mentre quello familiare ha raggiunto i 41,9 milioni. I trasferimenti privati di reddito hanno fatto segnare una media di 2,67 milioni di won a livello individuale e 3,32 milioni per nucleo familiare su base annua. La spesa totale media è risultata pari a 29,82 milioni di won. I consumi familiari si sono attestati a 25,34 milioni e quelli individuali a 4,47 milioni di won.
Un dato preoccupante emerge dall’11,2% degli intervistati che ha dichiarato di spendere oltre le proprie possibilità economiche.
Strategie di sopravvivenza e assistenza sanitaria
Quando si trovano ad affrontare deficit di bilancio, il 64,9% degli anziani ha dichiarato che annullerebbe conti di risparmio, polizze assicurative o depositi vincolati. La seconda risposta più comune, indicata dal 17,8%, consiste nel chiedere prestiti a familiari o parenti, seguita dai servizi di anticipo contanti al 14,8%.
Per quanto riguarda le spese sanitarie, la media mensile per le cure mediche si attesta sui 70.000 won. I partecipanti ai programmi di occupazione spendono leggermente di più, con 87.200 won, rispetto ai 69.000 won dei non partecipanti. Gli intervistati possiedono in media 1,7 polizze assicurative sanitarie private, mentre il 22,3% non ne ha alcuna.
Circa il 58,3% degli anziani ritiene di dover essere responsabile del proprio sostentamento e benessere, seguito dal governo al 21,7%, dalla famiglia al 13,1% e dalla comunità locale al 6,8%. Quando è stato chiesto quali servizi di assistenza sarebbero necessari per i senior, la sicurezza del reddito si è classificata al primo posto con il 49,4%. Seguita dai servizi medici al 29,7% e dai servizi di cura all’8,6%.
Il dipartimento coreano ha spiegato che attraverso questa indagine sono state esaminate in modo sistematico le caratteristiche generali dei senior. L’occupazione, la stabilità economica, la vita sana, i servizi sanitari e di welfare, gli ambienti adatti all’età, le attività sociali, la cultura e le questioni di genere.
I 10 milioni di sudcoreani oltre i 55 anni attualmente impiegati rappresentano un record storico, con un aumento di 328.000 unità rispetto all’anno precedente. La fascia d’età compresa tra 55 e 79 anni conta oggi 16,65 milioni di persone in tutto il paese, con circa il 60% che partecipa ad attività lavorative. La tendenza è destinata a continuare, considerato che la Corea del Sud figura tra i paesi con l’invecchiamento più rapido al mondo. Il sistema pensionistico pubblico garantisce benefici medi mensili di circa 660.000 won, meno della metà del costo minimo di sussistenza per una famiglia monocomponente. Ciò rende indispensabile per molti continuare a lavorare ben oltre l’età pensionabile formale.
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