Il sogno tecnologico dei cieli andato incontro ad una triste fine
Il 21 gennaio 1976, due aerei dalle forme insolite si alzavano simultaneamente in volo dagli aeroporti parigino Charles de Gaulle e londinese di Heathrow. La sagoma era inconfondibile: fusoliera stretta e affusolata, ali a delta sottili e un muso particolare, abbattibile, che ricordava il becco di un grande uccello. Quell’immagine sarebbe diventata iconica. Si trattava del Concorde, il primo aereo supersonico civile destinato a entrare nella storia dell’aviazione commerciale. I due voli inaugurali collegavano Parigi a Rio de Janeiro, con scalo a Dakar, e Londra a Bahrein. La celebre rotta transatlantica verso New York sarebbe arrivata qualche mese dopo, alla fine del 1976, dopo complesse trattative diplomatiche con le autorità statunitensi.
Un progetto nato con la Guerra fredda
L’idea di un aereo civile in grado di superare la velocità del suono affonda le radici negli anni Cinquanta e Sessanta, in piena Guerra fredda. Francia e Regno Unito vollero dimostrare al mondo intero di possedere capacità industriali e tecnologiche pari a quelle di Stati Uniti e Unione Sovietica. Il trattato intergovernativo che legò indissolubilmente l’azienda francese Aérospatiale e la britannica British Aircraft Corporation. Un accordo politico prima ancora che industriale, tanto che il programma divenne praticamente indivisibile. Il risultato furono solo venti esemplari prodotti: sei dedicati ai test iniziali e quattordici destinati al servizio commerciale, equamente divisi tra Air France e British Airways. Un numero esiguo che fa capire le difficoltà che questo progetto avrebbe incontrato. La capacità teorica era di centoventi passeggeri, ma per gran parte della vita operativa il Concorde volò con un massimo di cento posti. Meno sedili, più esclusività.
La meraviglia tecnologica che consumava troppo
Volare sul Concorde significava attraversare l’Atlantico in poco più di tre ore, contro le otto ore e mezza dei jet tradizionali. L’aereo raggiungeva Mach 2, ovvero oltre il doppio della velocità del suono, una prestazione che ancora oggi pochi caccia militari riescono a sostenere in modo continuativo. La crociera avveniva a oltre diciassettemila metri di quota, ben al di sopra di qualsiasi turbolenza, garantendo un viaggio stabile e rapido. Eppure, dietro questa straordinaria performance si nascondeva un tallone d’Achille insormontabile: i costi. Il modello economico del Concorde si reggeva su tariffe altissime pagate da una clientela ristretta, prevalentemente uomini d’affari e viaggiatori di lusso.
Il nodo dei costi esorbitanti
Il consumo di carburante per passeggero era esorbitante, e le spese di manutenzione risultavano proibitive rispetto agli aerei subsonici dell’epoca. Air France e British Airways rimasero le uniche compagnie a utilizzarlo in servizio di linea. Tutti gli altri ordini iniziali, provenienti da varie compagnie aeree internazionali, vennero gradualmente cancellati. I costi di sviluppo, sostenuti in gran parte con denaro pubblico, non furono mai recuperati. Come investimento complessivo, il programma si rivelò un fallimento economico, sebbene in alcuni periodi le due compagnie riuscirono a rendere profittevole l’esercizio delle singole rotte grazie ai prezzi premium. Ma si trattava di margini fragili, vulnerabili alle crisi economiche e alle oscillazioni del prezzo del petrolio.
L’eredità tecnologica e industriale
Il Concorde divenne una vetrina naturale per l’industria aerospaziale europea del dopoguerra, dimostrando capacità avanzate in campi fondamentali: aerodinamica ad alte velocità, gestione termica della struttura, progettazione di motori capaci di reggere regimi supersonici per ore consecutive. Le leghe metalliche resistenti alle alte temperature, la progettazione assistita dal computer e molte altre soluzioni tecniche sviluppate per il Concorde influenzarono profondamente l’aviazione civile e militare europea. Il programma rappresentò inoltre la prova generale che portò alla nascita di Airbus, il grande costruttore europeo che oggi compete alla pari con Boeing. Francia e Regno Unito riuscirono così ad affermarsi come potenze tecnologiche autonome, in un periodo storico in cui il predominio aeronautico americano sembrava inattaccabile.
I rivali del Concorde che non decollarono mai
Gli Stati Uniti tentarono di sviluppare un proprio aereo supersonico civile, il Boeing 2707, ma il progetto venne abbandonato. Paradossalmente, furono proprio le autorità americane a impedire i voli supersonici sul territorio nazionale invocando motivazioni ambientali: il rumore, l’inquinamento atmosferico e i timori per lo strato di ozono. Una scelta che alcuni interpretarono anche come protezione del mercato interno. L’Unione Sovietica realizzò il Tupolev Tu-144, ribattezzato dalla stampa occidentale “Konkorkoski” per la somiglianza evidente con il modello franco-britannico. Ma un grave incidente al Salone di Parigi del 1973 e numerosi problemi operativi condannarono rapidamente il velivolo russo all’oblio. Il Concorde rimase dunque l’unico aereo supersonico civile operativo al mondo, ma dovette fare i conti con vincoli pesanti.
La tragedia
Per ventiquattro anni il Concorde volò rappresentando lo status symbol per eccellenza, trasportando un numero limitato di passeggeri ma con un impatto mediatico e simbolico enorme. Tutto cambiò il 25 luglio 2000, quando un Concorde di Air France in decollo da Parigi Charles de Gaulle diretto a New York prese fuoco e si schiantò poco dopo il decollo. Centotrè persone persero la vita tra passeggeri, equipaggio e vittime a terra. Le indagini ricostruirono una catena tragica di eventi: un detrito metallico sulla pista danneggiò uno pneumatico, i frammenti colpirono il serbatoio provocando una fuga di carburante e un incendio che portò alla perdita di controllo del velivolo. L’incidente scosse profondamente l’opinione pubblica e l’industria aeronautica.
La fine di un’epoca
Dopo modifiche tecniche, il Concorde tornò in servizio, ma il contesto era ormai mutato. Gli attentati dell’11 settembre 2001 fecero crollare la domanda di voli di lusso, i costi di manutenzione continuavano a salire e la flotta ridotta rendeva sempre più difficile reperire i ricambi necessari. Nel 2003, Air France e British Airways annunciarono simultaneamente la fine del servizio. L’ultimo volo passeggeri si svolse il 24 ottobre 2003, mentre l’ultimo volo in assoluto, di trasferimento, avvenne il 26 novembre dello stesso anno. Si chiudeva così l’era del volo supersonico civile. Il Concorde resta oggi un simbolo ambivalente: capolavoro tecnologico e fallimento commerciale, sogno realizzato e illusione infranta, esempio di cooperazione internazionale e monito sui limiti economici dell’innovazione estrema.
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