L’alternativa ai dazi sarebbe uno strumento finora inutilizzato che potrebbe cambiare gli equilibri tra Stati Uniti ed Europa
Ogni volta che Donald Trump rilancia le sue minacce di dazi e pressioni commerciali verso l’Europa, a Bruxelles torna a circolare una parola ormai familiare: bazooka. Non si tratta di agitare la retorica bellicosa, ma del soprannome attribuito all’Anti-Coercion Instrument, un meccanismo giuridico che consentirebbe all’Unione europea di rispondere a forme di coercizione economica da parte di potenze straniere. Eppure, nonostante il nome minaccioso, questo strumento non è mai stato impiegato. Resta dunque da capire se si tratta di un deterrente efficace o di un’arma ‘spuntata’ che l’Europa non ha il coraggio di usare.
Che cos’è il bazooka europeo e perché è nato
Il bazooka europeo nasce dalla consapevolezza maturata negli ultimi anni tra i governi dell’Unione che il commercio globale non segue più soltanto le regole del mercato e gli accordi multilaterali. È diventato un campo di battaglia geopolitico, dove sanzioni, dazi improvvisi e restrizioni settoriali vengono utilizzati per piegare la volontà di altri Stati. In questo scenario, Bruxelles ha deciso di dotarsi di uno strumento per reagire in modo coordinato, evitando che singoli Paesi membri vengano isolati e colpiti. L’Anti-Coercion Instrument è stato concepito inizialmente pensando alla Cina, soprattutto dopo il caso della Lituania, punita economicamente per aver rafforzato i rapporti con Taiwan. L’obiettivo è chiaro: costruire una deterrenza credibile, mostrando al mondo che l’Europa è pronta a rispondere con misure concrete.
Come funziona lo strumento anti-coercizione
La definizione di coercizione economica è piuttosto ampia e include qualsiasi misura commerciale volta a impedire, modificare o imporre un determinato comportamento all’Unione o a uno dei suoi Stati membri. La Commissione europea può avviare la procedura autonomamente oppure su richiesta di un governo nazionale e deve agire rapidamente. Se l’analisi legale conferma che si è verificata una forma di coercizione, la proposta passa agli Stati membri, che devono approvarla a maggioranza qualificata. A quel punto si aprono diverse opzioni di ritorsione: l’Europa potrebbe imporre dazi mirati, limitare l’accesso al mercato unico, escludere aziende straniere dagli appalti pubblici, bloccare investimenti o sospendere diritti di proprietà intellettuale. Insomma, il bazooka europeo offre una gamma di risposte graduate, non un unico colpo devastante.
Perché non è mai stato utilizzato
Eppure, dalla sua introduzione, lo strumento non è mai stato attivato. Nemmeno quando Trump, durante il suo primo mandato, impose dazi punitivi sull’acciaio e l’alluminio europei. Nemmeno quando la Cina ha limitato l’export di terre rare verso il continente. Questa mancanza di utilizzo ha alimentato dubbi sulla reale volontà politica dell’Unione di applicare il bazooka europeo. Alcuni osservatori ritengono che si tratti più di un simbolo che di uno strumento operativo, utile per mostrare determinazione ma troppo complesso da usare nella pratica. Il problema principale non è tecnico, ma politico: serve un forte consenso tra i governi nazionali, e finora Paesi come Germania e Italia hanno mostrato cautela, frenando le ambizioni più aggressive della Commissione.
Il momento giusto potrebbe essere arrivato
Tuttavia, il contesto attuale potrebbe offrire l’occasione per testare davvero questo meccanismo. Se Trump dovesse procedere con nuovi dazi verso l’Europa, magari utilizzandoli come strumento di pressione su questioni come la difesa della Groenlandia o il ruolo della Nato, Bruxelles potrebbe trovarsi costretta a reagire. L’Anti-Coercion Instrument fornirebbe una base giuridica per farlo in modo coordinato, evitando risposte improvvisate o frammentate. Ma la decisione finale dipenderebbe dalla coesione politica dell’Unione e dalla disponibilità dei governi ad accettare eventuali costi economici. Perché rispondere a Washington con misure di ritorsione significherebbe inevitabilmente mettere in conto contraccolpi sul piano commerciale e diplomatico.
Non solo dazi: un arsenale di strumenti diversi
Sarebbe errato immaginare il bazooka europeo come un’unica arma risolutiva. In realtà, la forza dell’Unione risiede nella possibilità di combinare più strumenti, calibrando la risposta in base alla gravità della coercizione subita. Sul piano commerciale, l’Europa potrebbe colpire settori particolarmente sensibili per l’economia statunitense, scegliendo prodotti e filiere che abbiano un peso sia economico sia simbolico. Ma oggi l’Unione non è più vincolata ai soli dazi doganali. L’accesso al mercato unico, uno dei più ricchi e regolamentati al mondo, rappresenta una leva centrale. Norme tecniche, standard ambientali, autorizzazioni regolatorie e controlli sanitari possono trasformarsi in strumenti di pressione indiretta, capaci di incidere profondamente sugli interessi economici americani senza ricorrere a misure platealmente punitive.
Il digitale: il tallone d’Achille delle big tech americane
Un terreno su cui l’Europa potrebbe colpire in modo particolarmente efficace, è quello dei servizi digitali. Le grandi piattaforme tecnologiche statunitensi dipendono strutturalmente dal mercato europeo, sia per il fatturato sia per la legittimazione regolatoria. L’applicazione rigorosa del Digital Services Act e del Digital Markets Act, l’inasprimento delle sanzioni contro pratiche monopolistiche e una lettura restrittiva delle norme su privacy e concorrenza rappresentano leve potenti. Non si tratterebbe tanto di punire direttamente le aziende americane, quanto di rendere evidente che l’accesso privilegiato al mercato europeo non può essere dato per scontato in un contesto di conflitto politico. È una forma di pressione estremamente costosa, perché incide sui modelli di business e sulle valutazioni finanziarie delle big tech.
Tecnologie e infrastrutture: la dimensione strategica
Un altro capitolo importante riguarda le tecnologie avanzate, l’energia e le infrastrutture critiche. Qui il bazooka europeo assume una dimensione più strategica. L’Unione dispone oggi di strumenti per limitare l’accesso delle aziende straniere agli appalti pubblici, per condizionare gli investimenti diretti esteri e per controllare l’esportazione di tecnologie sensibili. Nel caso degli Stati Uniti, questo significherebbe toccare nervi scoperti della relazione transatlantica: dalla cooperazione industriale alla sicurezza energetica, fino al ruolo delle imprese americane nei grandi progetti infrastrutturali europei. Si tratta di misure che difficilmente verrebbero utilizzate per prime, ma che contribuiscono a rendere credibile la deterrenza complessiva.
La finanza: un’arma difficile da maneggiare
Nel dibattito pubblico torna spesso l’idea che l’Europa possa usare la finanza come arma contro Washington. Gli investitori europei detengono azioni e valuta americane per un valore superiore ai dodicimila miliardi di dollari, una cifra impressionante sulla carta. Nella pratica, però, questa leva è molto meno maneggevole di quanto possa sembrare. Quegli asset non sono controllati direttamente dai governi, ma appartengono a fondi pensione, assicurazioni e investitori privati. Una loro dismissione forzata danneggerebbe anche l’Europa, rafforzando l’euro e penalizzando le esportazioni. Inoltre, i mercati finanziari statunitensi restano i più profondi e liquidi al mondo, capaci di assorbire shock anche significativi. La finanza, dunque, non è un’arma da usare apertamente, ma può funzionare come segnale politico: rallentare nuovi investimenti, aumentare la percezione del rischio e rendere più costoso il capitale per gli Stati Uniti in un contesto di tensione prolungata.
La vera domanda: l’Europa è pronta a usarlo?
Il punto centrale rimane questo: l’Europa oggi dispone davvero di un arsenale più ampio e sofisticato rispetto al passato. Il bazooka europeo esiste ed è composto da strumenti commerciali, regolatori, tecnologici e finanziari. Ma la sua efficacia dipende da una scelta politica. L’Unione dovrà valutare eventuali costi interni per difendere la propria sovranità, ed essere disposta a usare strumenti pensati per Cina o Russia anche contro l’alleato americano. Ma, soprattutto, dovrebbe essere capace di agire in modo unitario quando gli interessi nazionali divergono. In fondo, il bazooka europeo non è progettato per essere usato. È progettato per convincere l’altro a non costringerti a usarlo.
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