Il nuovo report nazionale evidenzia un aumento dei posti letto disponibili ma conferma le differenze tra Nord e Sud. Oltre sette ospiti su dieci hanno superato gli ottant’anni e convivono con patologie croniche multiple.
Un sistema in crescita ma ancora disomogeneo
L’Istat ha reso disponibili i dati più recenti sulle strutture residenziali socio-assistenziali e sanitarie operanti nel Paese, delineando un quadro che riflette l’invecchiamento della popolazione italiana.
I dati, aggiornati al 1 gennaio 2024, mostrano 12.609 strutture attive che offrono complessivamente 389.426 posti letto. Di questi, circa 291mila sono occupati da persone anziane non autosufficienti, mentre i restanti si distribuiscono tra persone con disabilità, minori e altre categorie di utenti. La distribuzione geografica mostra però una frattura evidente. Il Nord concentra il 58% dei posti disponibili, il Centro ne accoglie il 18% e il Mezzogiorno si ferma al 24%. Questa sproporzione si traduce in un’offerta media nazionale di 66 posti ogni 10mila abitanti, che sale a 96 nelle regioni settentrionali e crolla a 36 al Sud.
I numeri raccontano anche come il fenomeno della non autosufficienza rappresenti una sfida crescente per il sistema di welfare. L’età media degli ospiti continua a salire e si concentra sempre più nella fascia degli ultraottantenni, che costituiscono oltre il 70% della popolazione residente nelle RSA.
Questi anziani presentano mediamente almeno tre patologie croniche simultanee, rendendo necessario un livello assistenziale elevato e continuativo. La pressione sul sistema cresce proporzionalmente all’aumento dell’aspettativa di vita, mentre le famiglie italiane faticano sempre di più a gestire autonomamente situazioni di fragilità così complesse.
Le tipologie di strutture e i servizi offerti
Il panorama delle strutture residenziali si articola in diverse tipologie, ciascuna con caratteristiche specifiche. Le residenze sanitarie assistenziali, nel senso stretto del termine, rappresentano il nucleo principale del sistema, affiancate da residenze protette, comunità alloggio e altre forme di accoglienza. Circa il 60% dei presidi è gestito da enti privati, tra cui cooperative sociali, fondazioni e organizzazioni non profit, mentre la componente pubblica mantiene comunque una presenza significativa soprattutto in alcune aree del Paese. La capienza media delle strutture varia sensibilmente: si va da piccole comunità con meno di venti posti fino a grandi complessi che possono ospitare oltre cento persone.
Dal punto di vista occupazionale, il settore impiega stabilmente più di 270mila operatori, tra personale sanitario, assistenti socio-sanitari, educatori e addetti ai servizi generali. Il rapporto tra operatori e ospiti costituisce un indicatore fondamentale della qualità assistenziale, ma anche qui emergono differenze territoriali rilevanti. Le strutture del Nord tendono a garantire standard più elevati sia in termini di dotazione di personale che di servizi accessori, mentre al Sud persistono criticità legate sia alla carenza di posti letto che alla minore disponibilità di risorse umane qualificate.
I minori nelle strutture
Accanto alla componente anziana, che rappresenta la stragrande maggioranza degli ospiti, va segnalata la presenza di circa 13mila minori accolti in strutture residenziali.
Si tratta di ragazzi e bambini allontanati dalle famiglie per motivi di tutela, minori stranieri non accompagnati o giovani con disabilità che necessitano di assistenza specializzata. Anche in questo caso, la distribuzione territoriale non è uniforme e riflette dinamiche sociali ed economiche diverse tra le varie aree del paese.
Le comunità educative per minori hanno caratteristiche profondamente differenti rispetto alle RSA per anziani, prevedendo percorsi di accompagnamento verso l’autonomia e progetti educativi personalizzati, ma il dato complessivo evidenzia come il sistema residenziale italiano risponda a bisogni molto diversificati.
Le prospettive del settore tra investimenti e riforme
La pubblicazione dei dati Istat arriva in un momento delicato per il settore. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede investimenti significativi per potenziare l’assistenza domiciliare e ridurre progressivamente il ricorso all’istituzionalizzazione, puntando su modelli di cura più flessibili e territoriali. Diverse regioni stanno sperimentando formule innovative come le residenze leggere, l’housing sociale per anziani e i servizi di sollievo temporaneo per le famiglie. Restano però nodi irrisolti sul piano organizzativo e finanziario: il costo mensile medio per un posto in RSA oscilla tra i 1.800 e i 3.000 euro, una cifra che pesa enormemente sui bilanci familiari e sui fondi pubblici destinati all’assistenza.
Gli operatori del terzo settore sottolineano come serva una pianificazione nazionale più incisiva, capace di superare le attuali disparità e garantire standard omogenei su tutto il territorio. Il dibattito si concentra anche sulla necessità di integrare meglio i servizi residenziali con quelli domiciliari e semiresidenziali, costruendo reti territoriali efficienti che permettano alle persone anziane di rimanere il più a lungo possibile nel proprio ambiente di vita.
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