Numeri mai raggiunti prima per chi riceve una diagnosi di tumore. I dati dell’American Cancer Society e dell’AIOM certificano progressi senza precedenti.
Un risultato storico
La battaglia contro il cancro segna un punto di svolta. Per la prima volta dal 1971, anno dell’approvazione del National Cancer Act negli Stati Uniti, il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto quota 70%.
Un dato che l’American Cancer Society ha appena reso pubblico nel suo ultimo rapporto annuale “Cancer Facts & Figures 2025” e che rappresenta molto più di una statistica: è la prova concreta di decenni di ricerca scientifica, investimenti nella sanità pubblica e cambiamenti negli stili di vita. Negli anni Settanta, quando il congresso americano dichiarò ufficialmente guerra ai tumori, solo la metà dei pazienti oncologici sopravviveva oltre i cinque anni.
Oggi quel 50% è diventato 70%, una progressione che William Dahut, direttore scientifico dell’American Cancer Society, attribuisce a tre fattori chiave. La drastica riduzione del consumo di tabacco, l’efficacia dei programmi di screening e l’arrivo di terapie che hanno trasformato molte forme di cancro da condanna a morte in malattie croniche gestibili.
Il ruolo decisivo della prevenzione e dello screening
La riduzione del fumo ha giocato un ruolo fondamentale. Negli Stati Uniti la percentuale di fumatori è crollata dal 44% degli anni Sessanta all’11% attuale. Questo cambiamento ha avuto ripercussioni dirette sull’incidenza dei tumori al polmone, che per decenni sono stati la principale causa di morte oncologica.
Ma la vera rivoluzione è arrivata con i programmi di screening organizzati. Mammografia per il tumore al seno, Pap test e HPV-DNA test per la cervice uterina, ricerca del sangue occulto nelle feci per il colon-retto, Tac spirale per il polmone e test del PSA per la prostata hanno permesso di individuare neoplasie in stadio precoce, quando le probabilità di guarigione sono massime e i trattamenti meno invasivi.
I numeri lo confermano: la sopravvivenza è quintuplicata per il tumore al polmone metastatico, passando dal 2% al 10%, mentre per il mieloma multiplo è quasi raddoppiata, dal 32% degli anni Novanta al 62% attuale.
L’Italia non è da meno. Secondo Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, i progressi registrati negli Stati Uniti trovano riscontro anche nel nostro Paese, dove la sopravvivenza a cinque anni supera la media europea per i tumori più frequenti. Mammella all’86% contro l’83% europeo, colon-retto al 64,2% contro il 59,8%, polmone al 15,9% contro il 15%.
Il calo della mortalità oncologica è costante. Meno 9% negli ultimi dieci anni, con riduzioni particolarmente significative per il tumore al polmone (-24%) e al colon-retto (-13%). Nel 2025 sono attese circa 390.000 nuove diagnosi, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. La Commissione Europea ha recentemente certificato per la prima volta un calo assoluto dei casi in Europa, pari all’1,7%, che in Italia raggiunge il 2,6%, dovuto sia al declino demografico sia alla riduzione dei tumori polmonari negli uomini.
Le nuove frontiere terapeutiche
L’immunoterapia e le terapie mirate hanno rivoluzionato l’oncologia. Non si tratta più solo di chemioterapia tradizionale, che colpisce indiscriminatamente cellule sane e malate, ma di trattamenti che istruiscono il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali o che prendono di mira specifiche mutazioni genetiche. Queste innovazioni hanno reso possibile cronicizzare tumori che fino a pochi anni fa erano considerati incurabili, allungando la vita dei pazienti e migliorandone la qualità. È proprio grazie a queste nuove terapie che la sopravvivenza per i pazienti metastatici è raddoppiata negli ultimi anni, un risultato impensabile fino a una generazione fa.
L’arrivo di “target therapy” (terapie mirate) e immunoterapia ha segnato un cambio di paradigma, trasformando l’approccio alla malattia da acuto a cronico.
Tuttavia, non tutti i tumori hanno beneficiato allo stesso modo di questi progressi. Il tumore al pancreas, per esempio, mantiene un tasso di sopravvivenza a cinque anni di appena l’8% e continua a registrare aumenti sia nell’incidenza che nella mortalità. Anche il tumore del colon-retto desta preoccupazione per l’incremento dei casi tra le persone sotto i 45 anni. Negli Stati Uniti questo tipo di tumore è diventato la seconda causa di morte oncologica negli under 50, manifestandosi in forme più aggressive rispetto al passato.
Un’altra criticità riguarda le disparità di accesso alle cure. In Italia, al Sud il 15% delle pazienti con tumore al seno è costretta a cambiare regione per sottoporsi a interventi chirurgici, percentuale che in Calabria raggiunge quasi il 50%. Queste disuguaglianze territoriali mettono in luce la necessità di un sistema sanitario più equo e capillare.
I dati confermano l’efficacia del sistema italiano
Nonostante le difficoltà strutturali, la sanità italiana continua a registrare risultati di eccellenza. Le stime per il 2022 indicano circa 192.000 decessi per cancro all’anno, un tasso di mortalità inferiore del 3,1% rispetto alla media europea. Questo dato si traduce in circa 6.800 morti evitate rispetto ai valori medi europei.
Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 ha stanziato risorse per ampliare la fascia d’età degli screening per mammella e colon-retto, con l’obiettivo di inserire anche lo screening per il tumore al polmone tra i programmi gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale.
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