La Giunta regionale approva il disegno di legge per l’invecchiamento attivo su salute, autonomia, partecipazione e reti territoriali
L’invecchiamento attivo trasforma l’anzianità da costo a risorsa. Con questo intento la Giunta regionale sarda ha approvato un disegno di legge rivolto alla popolazione over 65 che intende costruire un sistema integrato di servizi e opportunità per garantire autonomia, benessere e partecipazione sociale. Non si tratta solo di assistenza sanitaria: il testo, infatti, abbraccia ambiti diversi come formazione permanente, cultura, mobilità, sport, turismo sociale e volontariato. L’idea di fondo è che invecchiare possa significare continuare a contribuire alla vita della propria comunità, mettendo a disposizione competenze, esperienze e relazioni accumulate nel tempo.
Un cambio di prospettiva culturale
“Con questo disegno di legge – dichiara la Presidente della Regione ed assessora ad interim della Sanità Alessandra Todde- la Sardegna abbraccia una nuova visione dell’invecchiamento, più inclusiva, più partecipata e più giusta. Le persone anziane non rappresentano un costo sociale, ma una risorsa straordinaria di competenze, memoria, relazioni e valori. Una società capace di riconoscere questo potenziale è una società capace di indirizzare il suo futuro. Il nostro obiettivo” spiega ancora la Presidente “è costruire un sistema di politiche pubbliche che favorisca un invecchiamento sano, attivo e dignitoso, contrastando solitudine, esclusione e discriminazione”.
Salute e prevenzione, ma non solo
Il disegno di legge sull’invecchiamento attivo nasce da un lavoro avviato nel 2024 attraverso un Tavolo regionale che ha raccolto esperienze, buone pratiche e bisogni emersi dai territori. L’organismo, che avrà funzioni di programmazione e monitoraggio, diventerà strutturale nella governance delle politiche regionali dedicate agli anziani. Centrale nella proposta è l’attenzione alla salute e alla prevenzione della fragilità. Mantenere l’autonomia fisica e cognitiva il più a lungo possibile significa ridurre la necessità di interventi assistenziali complessi e migliorare la qualità della vita. Il testo riconosce anche che l’invecchiamento attivo passa anche attraverso la possibilità di continuare a imparare, di sentirsi parte attiva della società. Per questo il disegno di legge sostiene la formazione lungo tutto l’arco della vita e valorizza le università della terza età. L’inclusione digitale rappresenta un altro pilastro importante: in un’epoca in cui servizi pubblici, comunicazioni e relazioni passano sempre più attraverso dispositivi tecnologici.
Abitare e socialità: modelli innovativi
Tra le novità più interessanti ci sono i modelli abitativi innovativi. Il co-housing e la solidarietà abitativa offrono alternative all’istituzionalizzazione e alla solitudine domestica, due rischi concreti per molte persone anziane. Vivere in spazi condivisi, dove ciascuno mantiene la propria autonomia ma può contare su una rete di relazioni e supporto reciproco, può fare la differenza nel benessere quotidiano. Il provvedimento guarda anche allo sport e alle attività ricreative come strumenti di salute e socializzazione. Promuovere discipline adattate alle capacità fisiche degli anziani non significa relegarli a pratiche marginali, ma riconoscere che il movimento resta fondamentale a ogni età. Così come il turismo sociale, che permette di mantenere viva la curiosità verso luoghi e culture, spezzando routine e isolamento.
Reti territoriali e terzo settore
La legge rafforza il ruolo delle reti territoriali integrate, coinvolgendo enti locali e organizzazioni del Terzo settore. Sono queste realtà che conoscono meglio le persone, che intercettano i bisogni prima che diventino emergenze, che costruiscono legami tra generazioni diverse. Il volontariato, in particolare, rappresenta sia una risorsa per la comunità sia un’opportunità per gli stessi anziani, che possono mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze sentendosi utili e valorizzati. Il testo presta particolare attenzione ai soggetti più fragili e alle differenze di genere. L’invecchiamento non è un’esperienza uniforme: ci sono persone che arrivano alla terza età in buone condizioni economiche e di salute, altre che accumulano svantaggi nel corso della vita. Le donne, in particolare, spesso affrontano l’anzianità con pensioni più basse, maggiore solitudine dopo la vedovanza e un carico di cura che prosegue anche in età avanzata. Riconoscere queste differenze significa costruire politiche più eque ed efficaci.
Dalla Blue Zone alla politica pubblica
“La Sardegna è riconosciuta a livello internazionale grazie agli studi sulla Blue Zone“, ha ricordato la presidente Todde. “Vivere più a lungo significa ripensare il modo in cui la società si organizza”. Le ricerche condotte nell’Ogliastra hanno individuato alcuni fattori che spiegano la longevità eccezionale di quelle comunità. Alimentazione semplice e sana, attività fisica quotidiana legata al lavoro nei campi, forti legami familiari e sociali, senso di appartenenza alla comunità. Elementi che oggi la scienza riconosce determinanti per la salute e il benessere. Trasformare questa conoscenza in politiche pubbliche è ciò che la Regione si propone di fare.
Un percorso iniziato e ancora da completare
Il disegno di legge sull’invecchiamento attivo ora passa all’esame del Consiglio regionale per l’iter di approvazione definitiva. Se il testo verrà confermato, la Sardegna si allineerà alle Regioni più avanzate su questo tema, dotandosi di uno strumento normativo chiaro per orientare le politiche territoriali. Ma la vera sfida comincerà nella fase attuativa: tradurre i principi in servizi concreti, allocare le risorse necessarie, coordinare gli attori coinvolti, monitorare i risultati. L’invecchiamento della popolazione è un dato strutturale delle società contemporanee. In Italia come in Europa, la percentuale di over 65 continua a crescere, sollevando interrogativi sul futuro dei sistemi di welfare, sulla sostenibilità delle pensioni, sull’organizzazione dei servizi sanitari. La risposta della Sardegna è che questo fenomeno può essere affrontato non solo come problema da gestire, ma come occasione per costruire una società più inclusiva e solidale.
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