Il fumettista americano, celebre per la striscia satirica sul mondo ufficio, si è spento a Pleasanton per complicazioni da cancro alla prostata. La sua opera ha raggiunto 2.000 giornali in 70 Paesi, diventando simbolo dell’ironia aziendale.
La carriera di Scott Adams
Scott Adams, il creatore di Dilbert, una delle strisce a fumetti più influenti e riconoscibili degli ultimi decenni, è morto lo scorso 13 gennaio nella sua casa di Pleasanton, in California, a 68 anni. A dare l’annuncio è stata l’ex moglie Shelly Miles, che ha comunicato la notizia, spiegando che il fumettista è deceduto per complicazioni legate a un cancro alla prostata in fase avanzata.
Adams aveva reso pubblica la sua diagnosi nel maggio del 2025, raccontando senza filtri la progressione della malattia. Il tumore, aveva spiegato, si era diffuso alle ossa, provocandogli dolori intensi e una progressiva perdita di mobilità. Negli ultimi mesi appariva spesso con un deambulatore nei suoi video online, parlando apertamente di paralisi parziale agli arti inferiori e di problemi cardiaci. A dicembre era entrato in hospice, consapevole che il tempo a disposizione si stava esaurendo.
Dalle aziende al fumetto: la nascita di Dilbert
Nato l’8 giugno 1957 a Windham, nello Stato di New York, Scott Adams non iniziò la sua carriera come fumettista professionista. Dopo aver studiato economia all’Hartwick College e aver conseguito un MBA alla University of California di Berkeley, lavorò per anni in grandi aziende, tra cui Pacific Bell. Fu proprio quell’esperienza diretta nel mondo corporate a fornirgli il materiale che avrebbe reso celebre la sua opera.
Negli anni Ottanta Adams cominciò a disegnare strisce nei ritagli di tempo, osservando con occhio ironico riunioni interminabili, manager incompetenti, linguaggio aziendalese e gerarchie spesso prive di senso. Nel 1989 riuscì a far pubblicare Dilbert da United Media. All’inizio era una striscia come tante, ma nei primi anni Novanta esplose, intercettando un sentimento diffuso tra milioni di lavoratori d’ufficio.
Il protagonista, Dilbert, è un ingegnere brillante ma impotente, riconoscibile per gli occhiali e l’assenza di bocca, simbolo di una voce soffocata dalla burocrazia. Attorno a lui ruotano personaggi diventati archetipi. Dogbert, il cane cinico e megalomane; Catbert, il sadico responsabile delle risorse umane; Wally, maestro dell’arte di non lavorare. In quelle vignette molti lettori videro rappresentata, per la prima volta con continuità, la propria quotidianità professionale.
Un successo globale senza precedenti
Nel suo periodo di massimo successo, Dilbert veniva pubblicato su circa 2.000 giornali in 70 Paesi, raggiungendo una platea stimata di oltre 300 milioni di lettori. Il marchio si estese rapidamente: raccolte di strisce vendute in milioni di copie, libri come Il principio di Dilbert, in cui Adams applicava la sua satira al mondo del management, merchandising di ogni tipo. E persino un esperimento nel fast food, il “Dilberito”, che si rivelò un clamoroso flop.
Nel 1999 arrivò anche una serie animata trasmessa dalla rete UPN, durata due stagioni e premiata con un Emmy Award. Era la consacrazione definitiva di un fumetto che aveva saputo trasformare il malessere del lavoro moderno in una lingua universale.
La malattia raccontata senza filtri
Negli ultimi anni Adams aveva continuato a essere una figura molto presente online. Nei livestream intitolati Real Coffee with Scott Adams parlava di attualità, politica e della propria condizione di salute. Nel maggio 2025 fece discutere un suo paragone tra la propria malattia e quella del presidente Joe Biden, sottolineando come nel suo caso le metastasi fossero più estese.
Pochi giorni prima di morire, Adams aveva anche raccontato di aver contattato direttamente il presidente Donald Trump, chiedendo aiuto per accedere a cure urgenti. Trump rispose pubblicamente su Truth Social con un laconico “On it!”. Consapevole dell’imminenza della fine, il fumettista aveva preparato un messaggio di addio, in cui affermava di aver vissuto una vita straordinaria e di non avere rimpianti. È stata l’ex moglie a leggerlo, visibilmente commossa, durante l’annuncio della sua morte.
Un’eredità complessa
Negli ultimi anni la figura di Scott Adams era diventata sempre più controversa. Aperto sostenitore di Donald Trump, aveva rilasciato dichiarazioni su temi razziali e di genere che suscitarono forti reazioni. Nel 2023 l’editore Andrews McMeel decise di interrompere la distribuzione di Dilbert su circa 1.400 giornali, segnando di fatto la fine della sua presenza sulla grande stampa. Adams perse agenti, collaborazioni e una parte consistente del pubblico, continuando però a pubblicare online e a esprimere posizioni politiche conservatrici.
Nonostante tutto, l’impatto culturale di Dilbert resta difficile da ignorare. Come ha ricordato Alan Gardner di The Daily Cartoonist, Adams fu un pioniere: prima di lui, pochi fumetti avevano raccontato in modo sistematico e seriale il mondo degli uffici tecnologici e aziendali.
Le sue vignette hanno influenzato generazioni di cartoonist e hanno dato forma visiva a un disagio collettivo, quello del lavoro moderno, fatto di procedure, slogan e potere spesso scollegato dalla competenza.
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