A 270 anni dalla scomparsa, il mondo ricorda la parabola del bambino prodigio, dalla rivalità con Salieri alla moglie Constanze, fino alla morte, improvvisa e sospetta
Wolfgang Amadeus Mozart muore il 5 dicembre 1791, alle prime ore del mattino, nella sua modesta abitazione viennese. Ha trentacinque anni, 600 opere alle spalle e sta componendo un Requiem che non terminerà mai. La sua fine improvvisa scuote Vienna, alimentando speculazioni e teorie che ancora oggi appassionano studiosi e pubblico.
L’enfant prodige per eccellenza era nato a Salisburgo il 27 gennaio 1756, da Leopold Mozart, compositore e vicemaestro di cappella, e da Anna Maria Pertl. Fin da piccolo aveva manifestato un talento musicale eccezionale: a quattro anni suonava il clavicembalo, a cinque compose i suoi primi minuetti e a soli sei anni si esibì, insieme alla sorella Maria Anna, davanti all’imperatrice Maria Teresa d’Austria.
Il padre, consacrato al talento del figlio, lo portò in lunghi tour attraverso le corti europee. Questo permise al giovane di entrare in contatto con le diverse tendenze musicali del suo tempo, assorbendo in particolare l’influenza della musica italiana. Nel 1781 si stabilì a Vienna tentando la carriera di professionista, anche se la sua musica non incontrava sempre il favore del grande pubblico, che la considerava troppo complessa rispetto allo stile classico. È di quegli anni la rivalità con Antonio Salieri, compositore di corte di Giuseppe II e musicista apprezzato nell’ambiente viennese, raccontata poi dal drammaturgo russo Alexander Pushkin nel dramma Mozart e Salieri, scritto nel 1830. Dopo aver circolato per tutto l’Ottocento, la storia fu poi amplificata dal pluripremiato film Amadeus (1984) del regista Miloš Forman, che cavalca la teoria della morte causata proprio dall’invidioso antagonista.
La vita e la carriera di Mozart procedono tra alti e bassi fino a metà novembre di quel fatale 1791, quando inizia ad accusare febbre alta, gonfiori agli arti, dolori articolari insopportabili. Nel giro di pochi giorni il suo stato peggiora e la moglie, Constanze Weber, contatta diversi medici, nessuno dei quali è in grado di formulare una diagnosi precisa. Il compositore alterna momenti di lucidità ad altri di delirio e parla ossessivamente del Requiem, commissionato mesi prima da un misterioso conte che pretendeva l’anonimato. Solo dopo la morte si scoprì che il misterioso mecenate era il conte Franz von Walsegg, nobile dilettante con l’abitudine di commissionare opere ai compositori per poi spacciarle come proprie.
La teoria dell’avvelenamento esplose immediatamente dopo la morte. Vienna brulicava di pettegolezzi e sospetti. Il nome che circolava con insistenza era quello di Antonio Salieri, il quale aveva tutto ciò che Mozart desiderava: posizione stabile, riconoscimento ufficiale, sicurezza economica. I due uomini si conoscevano bene, si erano anche stimati in alcuni momenti, ma la rivalità era innegabile.
Salieri incarnava la musica di corte, elegante e ben educata. Mozart rappresentava il genio ribelle, l’artista senza compromessi. Quando Le Nozze di Figaro trionfarono a Praga ma vennero accolte tiepidamente a Vienna, molti attribuirono il fallimento alle manovre di Salieri e della sua cerchia. Quando Mozart faticava a ottenere incarichi ufficiali mentre Salieri accumulava onori, i sospetti crescevano. La morte improvvisa sembrò confermare i sospetti: Salieri aveva eliminato il rivale. Egli stesso, decenni dopo, ormai anziano e affetto da demenza senile, nei lunghi deliri notturni avrebbe confessato l’omicidio. In realtà, ad uccidere il grande artista fu probabilmente una febbre reumatica acuta, conseguenza di un’infezione da streptococco che avrebbe provocato infiammazioni sistemiche fatali.
Mozart fu sepolto in una fossa comune nel cimitero di St.Marx, secondo l’usanza dell’epoca per le persone di condizione economica media. Non ci fu la bara di poverissimo legno sotto la pioggia descritta in alcuni racconti romantici, ma certamente non ci furono gli onori tributati ai grandi. Constanze non accompagnò il feretro al cimitero, fatto che le è stato rimproverato per secoli come segno di indifferenza. In realtà, era prassi che le donne non partecipassero ai funerali e probabilmente lei era prostrata dal dolore.
In ogni caso la sua figura è stata a lungo maltrattata dalla storiografia. Descritta come frivola, spendacciona, indegna di un genio come Mozart, è stata accusata di averlo distratto dal lavoro e di averlo spinto verso la rovina economica. La coppia si era sposata nel 1782 contro il parere del padre di lui, ma i primi anni di matrimonio furono felici nonostante le difficoltà economiche. Ebbero sei figli, dei quali solo due sopravvissero: un dolore devastante che segnò entrambi.
Quando Mozart si ammalò, lei lo assistette con dedizione: chiamò i medici, provò ogni rimedio possibile, lo vegliò. Rimasta vedova a ventinove anni con due bambini piccoli e debiti considerevoli, invece di arrendersi, organizzò concerti commemorativi, fece eseguire le opere inedite, riuscì a ottenere una pensione imperiale. Grazie ai suoi sforzi, la musica di Mozart iniziò a diffondersi in tutta Europa.
Nel 1809 si risposò con il diplomatico danese Georg Nikolaus Nissen, che divenne il primo vero biografo di Mozart. Per trent’anni raccolsero documenti, lettere, testimonianze, creando un archivio preziosissimo per la sua biografia. Constanze visse fino al 1842, assistendo al trionfo postumo del marito, mentre le sue opere conquistavano i teatri di tutto il mondo.
Il Requiem noto come Lacrimosa, completato dall’allievo Süssmayr, è un capolavoro ma è anche il testamento spirituale di un genio scomparso prematuramente che, in una lettera al padre, aveva scritto: “Viviamo in questo mondo per imparare e per illuminarci l’un l’altro”.
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