A 73 anni, il cantautore si congeda dalle scene con un tour mondiale e un doppio album che include duetti e inediti. Il suo prossimo sogno uno spettacolo con le hit che lo hanno reso celebre, da Ti Amo a Gloria
Tutte le volte che si è presentato dal vivo, a cominciare dal supertour del 1980 con una band formata dai sessionman americani più pagati, il chitarrista Lee Ritenour, il tastierista Greg Mathieson, il batterista John Ferraro e via dicendo, e proposto nel doppio Lp In concerto, Umberto Tozzi è sempre riuscito a mettere d’accordo i fan più accaniti e affezionati. Il cantautore piemontese 73enne sa esporre con grande gusto e misura i suoi successi passati e presenti, magari aggiungendo nell’album che poi ne raccoglie le performance quelli futuri, come succede nel recente L’ultima notte rosa live.
Con la partecipazione di Laura Pausini, Raf, The Kolors, Marco Masini e Hauser, il doppio cd propone 21 canzoni del suo tour di addio alle scene, che si concluderà a marzo con 12 date, in sette palasport italiani e in cinque europei, a Zurigo, Graz, Bruxelles, Parigi, Londra. E aggiunge ai brani storici, riarrangiati per grande orchestra, cinque inediti, tra cui Vento d’aprile, dedicato alla piccola Elisa, mancata per una rara leucemia nel 2020 e i cui proventi dello streaming saranno devoluti alla Fondazione Airc per la ricerca contro il cancro.
Anche le novità combinano gli abituali ingredienti del sound “tozziano”, l’iterazione ossessiva del ritmo, la scansione nervosa delle liriche e l’orecchiabilità contagiosa delle melodie, con esiti soddisfacenti dal punto di vista qualitativo, oltre che da quello commerciale, che già lo ha “baciato” con oltre 80 milioni di dischi venduti.
«È stato un magnifico tour mondiale che ho fatto con grandi musicisti e durante il quale abbiamo provato ogni volta emozioni diverse e coinvolgenti su palchi bellissimi, dagli italiani più iconici come le Terme di Caracalla o Piazza San Marco, a quelli in giro per il mondo. Abbiamo incontrato un sacco di persone e ci siamo divertiti. Mentre cantavo e vedevo la risposta del pubblico che mi accoglieva con un entusiasmo inaspettato, con una reazione sempre diversa, mi chiedevo “ma queste canzoni le ho scritte proprio io?”.
In realtà sono nate per caso. Ho avuto questo talento e sono riuscito a tradurlo in musica. Sono stato fortunato, perché tutto è successo anche grazie agli incontri che ho fatto. Li ringrazio tutti, a cominciare dai musicisti dell’inizio della mia carriera e dal mio editore Franco Daldello, che mi ha fatto registrare i primi provini quando ero un ragazzino che faceva il corista e il turnista per l’etichetta di Lucio Battisti e Mogol. Era un periodo fantastico, benché dormissimo in dieci in un monolocale. C’erano anche Diego Abatantuono e I Gatti di Vicolo Miracoli».
Dopo le date del tour lei ha però già altri progetti…
Uno, molto importante, che ho sempre detto mi sarebbe piaciuto realizzare. Un musical con le mie canzoni. È uno dei sogni più importanti della mia carriera, si chiamerà Gloria, il musical e sarà nei maggiori teatri italiani da ottobre. E poi – perché no? – all’estero, magari fino a Broadway, visto che Gloria è arrivata al n.1 negli Usa cantata da Laura Branigan nel 1982. Vogliamo tentare di creare un prodotto tutto italiano che possa funzionare nel mondo, anche nelle versioni locali.
Avrà una trama vera e propria?
Sì, non sarà un jukebox con le mie canzoni. Gli autori (Andrea Maia e Toni Fornari, anche registi, e Vincenzo Sinopoli, ndr.) hanno pensato a una bellissima storia d’amore e di crescita personale, ispirandosi alle mie canzoni, che saranno parte della narrazione. Gloria è una ragazza che sogna di cantare, ma ha i genitori contro, perché vogliono continui la tradizione di famiglia nella loro fabbrica e non vada sul palco. La sua interprete dovrà avere talento vocale, una grinta particolare e un’espressività che possa conquistare il pubblico. Caratteristiche che sono fondamentali per chi voglia intraprendere questo mestiere, con purezza e spontaneità.
La Gloria della sua canzone più famosa che tipo era?
Quando con Giancarlo Bigazzi (paroliere, musicista e produttore che ha cofirmato gran parte del repertorio di Tozzi, morto nel 2012, ndr.) è nata Gloria, nessuno dei due conosceva fisicamente una Gloria. Era solo un suono. Nella mia cultura musicale, che si era plasmata ascoltando da giovane gli artisti inglesi, le parole devono “suonare”, aderire allo scorrere della musica. Così abbiamo scritto tutto il mio repertorio. Sia Gloria, sia Ti amo, sia molte altre, che hanno testi non sempre lineari, sono state scritte in questa ottica.
Con il musical pensa di poter raggiungere un nuovo pubblico?
Il pensiero è quello di portare a teatro un pubblico che solitamente non ci va. Sarà bello vedere che coinvolgimento proporrà questo musical alla gente. So di essere seguito dalla generazione over, ma anche durante l’ultimo tour ho visto che mi conoscono tantissimi giovani. Del resto la canzone Gloria era in programmi e film tv molto visti dai teenager di 20 anni fa, che oggi ne hanno poco più di trenta. Penso potranno venire in platea, così come verranno certamente anche molti bambini. Le assicuro che a loro piaccio».
© Riproduzione riservata
