Precarietà economica guerre, fragilità delle relazioni di coppia e casi di violenza contribuiscono a mettere un freno al ‘progetto famiglia’
Si parla tanto, e spesso alzando la voce, di un dato ormai vecchio e certo incontrovertibile: la denatalità. Il fatto, cioè, che non nascano più bambini nella quantità necessaria a pareggiare la bilancia delle età: tot infanti, tot marmocchi, tot adolescenti, tot giovani, tot maturi, tot vecchi. L’ultimo tot lo si vorrebbe non troppo nutrito.
I vecchi sono inservibili da un punto di vista produttivo. Se ne stanno seduti al bar e intascano le loro ricche pensioni. Ora, tanto per cominciare, le pensioni non sono ricche ma, mediamente, da ridurti alla fame. Poi, tanto per continuare, ai vecchi di stare seduti al bar non gli garba per niente. Non hanno nessuna intenzione di occupare le panchine dei giardini pubblici giorno dopo giorno, fino al completo spegnimento dei motori (la seduzione, l’ambizione, i due più potenti). Avrebbero ancora muscoli, cervello e voglia sufficienti a spostare le montagne e posizionarle un po’ più in là. I nuovi vecchi, intendo. Perché, fateci attenzione, non esistono più i vecchi di una volta. Flaccidi, melanconici e senza speranze.
Oggi i vecchi hanno una “aspettativa di vita” e quindi continuano a vivere. Ma la società tende a farli (farci) sentire in colpa: visto che sono in pochi a nascere, dovrebbero (dovremmo) essere in tanti a morire. Purtroppo la scienza ha lavorato per noi: siamo abbastanza sani. Abbiamo sempre mangiato molta verdura lessa, biscottini ricchi di fibre (non importa se hanno il sapore che hanno: fra i trucioli di legno e la carta bagnata), un uovo alla settimana e due litri d’acqua al giorno. Camminiamo a passo veloce respirando come insegna lo yoga.
Ovvio che la vita si allunghi, se la trattiamo come il nostro bene più prezioso! Lavoriamo per la longevità da quando avevamo 40 anni e ci scocciava essere entrati negli “anta”. Ormai siamo bravissimi a prevenire i malanni, quindi il problema si pone. Istituire corsi di deltaplano per la terza età? Di arrampicata libera sulle inviolate cime dell’Himalaya? Perdonate, rido per dominare un persistente filo di angoscia. In quanto donna, mi ritrovo a essere due volte colpevole. Non sono più giovane e non sono più fertile. Ma soprattutto non ho saputo insegnare alla generazione venuta dopo la mia che produrre bambini è un obbligo, non un optional.
Così le mie postere (le femmine dei posteri) si sono fatte due conti e hanno smesso di riprodursi. Quali sono i due conti? Prima di tutto si tratta di soldi. La precarietà economica (contratti a termine, lavori mal pagati) non induce quell’allegria sentimentale adatta a far maturare il progetto-famiglia. Secondo poi, ci sono le 56 guerre in corso nel vasto mondo (secondo i dati di Global Peace Index), due molto vicine e molto dolorose. C’è la bellicosa dichiarazione in cui il signor Putin minaccia di fare a pezzi l’Europa se si ostina a foraggiare Zelensky. Terzo, c’è la relazione con gli uomini, fra uomini e donne, che è ai suoi minimi storici: i giovani maschi non hanno nessuna voglia di prendersi responsabilità che superino la durata di una vacanza in Grecia. Le giovani donne non hanno nessuna intenzione di rinunciare a una carriera fuori di casa. Più gratificante, più spendibile in società, più remunerativa del massacrante e gratuito lavoro domestico. Ultimo, ma non meno importante: la violenza. Dicono che c’è sempre stata, ma io non la ricordo così evidente, così ritmata dal quotidiano. E non si tratta soltanto dei femminicidi, per quanto siano una realtà spaventosa a cui, ahimè, sembra che ci stiamo abituando. Ci sono gli stupri di gruppo, le intimità filmate e sbattute in rete e le gang di dodicenni che bullizzano i compagni di scuola a coltellate. Ci sono le ventenni aggredite in pieno centro e stuprate contro un muro, ci sono i bambini che guardano mentre il papà punisce la mamma che lo vuole lasciare, eccetera.
Tutto questo orrore c’è sempre stato? E se così fosse? Non è una giustificazione, non riduce la gravità dei fatti, anzi, aumenta l’urgenza di una qualche cura. Il male sta divorando il palcoscenico su cui si sviluppa la nostra vita. Il male, la stupidità, l’arroganza, l’ignoranza, l’insensibilità. Perché vi dico tutto questo, infangando la bella pagina ottimista di “Terzo tempo”? Perché voglio togliere le illusioni a chi spera che la società ringiovanisca, che piovano bambini e tutti siano felici. In Palestina, di media, ogni donna ha 4 figli e, negli ultimi due anni, avrebbero voluto non averli. È duro vedere tuo figlio morire di fame.
Le immagini di queste piccole, innocenti vittime della ferocia dei “grandi” (non noi, i “potenti”) ha spazzato via la maggior parte dei sogni di maternità. Io le capisco, le mie sorelle minori, se non vogliono mettere al mondo nuovi essere umani. Metterli in questo mondo. No, per ora no. Poi vedremo.
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