Il 15° ReportCalcio di FIGC, AREL e PwC fotografa un sistema in ripresa economica, con perdite dimezzate e pubblico in crescita. Tuttavia, il peso dell’indebitamento complessivo e l’arretratezza infrastrutturale restano i principali ostacoli per competere con le altre leghe europee di vertice
L’analisi del ReportCalcio: numeri in chiaroscuro
Il calcio professionistico italiano corre a due velocità. Mostra segnali di vitalità economica incoraggianti ma rimane zavorrato da molte criticità strutturali che ne rallentano la piena competitività.
È questa la fotografia scattata dal 15° “ReportCalcio“, lo studio annuale curato dal Centro Studi della FIGC in collaborazione con l’Agenzia di Ricerche e Legislazione (AREL) e PwC Italia. I dati, riferiti alla stagione 2023-2024, raccontano di un valore della produzione che per la prima volta nella storia supera i 4,5 miliardi di euro, con un incremento di 286 milioni rispetto all’annata precedente. Un risultato record che si accompagna a un’altra notizia positiva: il dimezzamento delle perdite aggregate, passate da 1,4 miliardi a 731 milioni di euro in tre stagioni. Un miglioramento figlio di una gestione più attenta, con il fatturato cresciuto del 32,3% tra il 2021 e il 2024 a fronte di un aumento più contenuto del costo del lavoro (+7,2%).
Approfondendo i dati del report, si scopre un quadro composito. A spingere i ricavi sono soprattutto le attività commerciali e di sponsorizzazione, che per la prima volta superano il miliardo di euro, triplicando il loro valore negli ultimi 17 anni.
Un contributo fondamentale arriva anche dal botteghino. I ricavi dalla biglietteria hanno raggiunto la cifra record di 478 milioni di euro, spinti da un’affluenza complessiva negli stadi che, tra campionati e coppe, ha toccato i 21 milioni di spettatori. Si tratta del miglior dato registrato da quando esiste il ReportCalcio, con Inter, Milan e Roma che si inseriscono nella top 10 europea per numero di spettatori. Stabili, invece, i proventi derivanti dai diritti televisivi, che si attestano a quota 1,5 miliardi.
Quando lo sport contribuisce al PIL
Questo scenario di crescita ha un impatto significativo sull’economia nazionale: il calcio contribuisce al PIL italiano per 12,4 miliardi di euro, attivando circa 141.000 posti di lavoro. Un settore, quello calcistico, che si conferma una vera e propria industria, capace di generare un ritorno fiscale e previdenziale di 20,5 euro per ogni euro investito dal sistema Paese.
Nonostante la crescita del fatturato, però, i costi totali della produzione restano elevati, superando i 5,1 miliardi di euro, con il costo del lavoro che, pur con un’incidenza ridotta, rappresenta ancora il 50% delle uscite totali attestandosi a 2,56 miliardi.
Le spine nel fianco del sistema: debiti e stadi obsoleti
Nonostante i segnali positivi, il calcio italiano continua a portarsi dietro fardelli pesanti. L’indebitamento complessivo del sistema professionistico si attesta a 5,5 miliardi di euro. Sebbene in lieve calo rispetto all’anno precedente (-3,6%), questo dato evidenzia una debolezza strutturale preoccupante.
Un’analisi di Calcio e Finanza sui bilanci al 30 giugno 2024 dei club di Serie A, mostra come l’indebitamento lordo del massimo campionato ammonti a circa 4,6 miliardi di euro. In questa speciale classifica, sono Inter (734,8 milioni), Juventus (639 milioni) e Roma (636,3 milioni) a registrare le situazioni debitorie più pesanti. Il rapporto tra ricavi e indebitamento, pur migliorando, resta squilibrato: se nel 2008 i ricavi coprivano il 97% dei debiti, oggi la percentuale è scesa all’83%.
A questa fragilità finanziaria si aggiunge il problema atavico delle infrastrutture.
L’età media degli stadi di Serie A supera i 65 anni. Negli ultimi 18 anni, a fronte di 226 nuovi impianti costruiti in Europa con un investimento di oltre 25 miliardi di euro, in Italia ne sono stati realizzati appena sei. Questa arretratezza, causata da lungaggini burocratiche e incertezze politiche, non solo compromette l’esperienza dei tifosi ma limita pesantemente i ricavi da stadio, creando un ulteriore divario con i competitor europei.
Il confronto con l’Europa
I numeri del ReportCalcio, seppur positivi in termini assoluti, vanno contestualizzati nel panorama continentale. E il confronto con le altre principali leghe europee evidenzia come la strada per colmare la differenza sia ancora lunga.
La Premier League inglese, con ricavi per 8,9 miliardi di euro nella stagione 2023/24, viaggia su un altro pianeta. Seguono la Liga spagnola e la Bundesliga tedesca, entrambe con fatturati aggregati superiori a quelli della Serie A. La lega tedesca, in particolare, con ricavi che sfiorano i 5 miliardi, presenta un modello più virtuoso, con bilanci in utile e un forte ancoraggio ai proventi commerciali, che da soli superano quelli italiani. Ma il divario non è solo economico. Mentre i top club europei hanno quasi tutti stadi di proprietà, moderni e multifunzionali, in Italia questo resta un’eccezione. Una differenza che si traduce in minori ricavi dai matchday (giornate i cui si gioca) e in una minore capacità di attrazione per investitori e sponsor internazionali, costringendo i club italiani a un maggiore affidamento sulle plusvalenze derivanti dalla compravendita dei giocatori per sostenere i bilanci.
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