In tv è sempre stato abituato a fare sketch di pochi minuti, così come a teatro spettacoli costruiti per blocchi. Al cinema Valerio Lundini ha deciso di misurarsi con una storia dall’inizio alla fine. Il risultato è una commedia tutta da ridere. Il debutto alla regia del comico si intitola Cambogia. Presentato alla Festa di Roma e dal 18 marzo nelle sale con 01, il film si muove tra generi, gioca sul metacinema, si diverte a ribaltare le convenzioni e a prendere in giro, senza troppe pretese, anche un po’ il mondo dello spettacolo.
La trama ruota intorno a Valerio De Nicolais, attore che, durante le riprese di una serie crime, Cambogia, per l’appunto, finisce per uno scambio surreale nel mondo della finzione, mentre il suo personaggio, Tramezzino, si ritrova nella realtà. Un interprete benestante e un criminale sono così costretti a vivere vite che non appartengono l’uno all’altro, con conseguenze imprevedibili.
Prodotto da Groenlandia con Rai Cinema, il film nasce da una fantasia che accompagna Lundini fin da bambino: «Mi divertiva immaginare di poter decidere cosa sarebbe successo in un film, magari rovinandolo o cambiandone la trama. Volevo avere il potere di stabilire cosa dovessero fare i personaggi, mentre gli altri spettatori erano costretti a guardare».
L’ironia è parte integrante di questa commedia che non vuole offrire una lettura realistica della società. Anche la periferia in cui si muovono i personaggi è un universo immaginario.
«Io vivo all’Appio Latino, ma quella di Cambogia non è la mia visione della periferia – racconta Lundini – È un fumetto folle e divertente». A cominciare da Tramezzino, lo scagnozzo di una banda criminale interpretato dallo stesso attore, riconoscibile per il mullet e gli occhiali da sole. «Avevo paura che il personaggio mi venisse troppo simile, visto che ho anche la erre moscia», scherza.
Per distinguere la realtà dalla finzione, il regista ha lavorato soprattutto sull’estetica. Da una parte un mondo ordinario, dall’altra una Roma popolata da criminali e personaggi sopra le righe e grotteschi. «All’inizio è una parodia stilistica delle serie crime, poi diventa una specie di Sin City, con le dovute distanze». Tra i riferimenti ci sono i fumetti degli anni Ottanta, e non solo. «Qui è come Cartoonia di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, ma con i criminali al posto dei cartoni animati».
In Cambogia Lundini non rinuncia alle gag e alla capacità di smontare le convenzioni. «Detta così sembra quasi un film d’autore, ma è pieno di parolacce e nudi gratuiti. Scherzo, i nudi non ci sono».