Sono passati quarant’anni esatti da quando una giovane cantante del giro dei club romani balzò alla ribalta nazionale partecipando nella sezione Nuove Proposte al Festival di Sanremo. Paola Turci alla kermesse ligure ottenne poi – per tre edizioni consecutive sempre tra gli Emergenti – il Premio della Critica, fino alla vittoria del 1989 con il brano Bambini. Da allora sono trascorse molte stagioni, che ne hanno vista la progressiva crescita artistica, da interprete pura di brani scritti per lei da colleghi prestigiosi come Vasco Rossi e Riccardo Cocciante, Luca Carboni e Carmen Consoli, ad autrice dei propri brani, con la pubblicazione di album apprezzati da pubblico e critica, quali Candido del 1991, Oltre le nuvole del 1997, Il secondo cuore del 2017.
Oggi, a sette anni dal precedente Viva da morire, che seguiva la sua ultima partecipazione sanremese, Turci torna con il sedicesimo lavoro in studio, forte della sua classe distillata, di una voce intrisa di personalità e passione, della capacità di “dipingere” atmosfere pervase di suggestione e lirismo, di una cifra personale autentica e convincente. Amore a dismisura è un disco sul sentimento più diffuso e umano, visto in varie sue sfaccettature, ma soprattutto «visto come la pulsione che riesce a metterci in crisi, che fa sì che ci guardiamo come non abbiamo mai fatto, dal di fuori di noi stessi e dentro noi stessi».
Non è un disco sull’amore romantico…
Non sono mai stata romantica nel senso classico del termine. Mi colpiscono situazioni particolari, atteggiamenti un po’ misteriosi. Il cd parla di identità, di corpo, di misura e di eccesso, persino di sacro. Perché l’amore, qualunque esso sia, ci obbliga a scoprire di noi nuove dimensioni e nuovi valori. Un’autenticità che non di rado ci sorprende.
Paola, che – va ricordato come monito – ha rischiato la vita in un incidente stradale nel 1993 (per non restare sfigurata ha subito 13 interventi chirurgici e oltre 100 punti di sutura) a causa di uno sguardo al cellulare, propone un cd pieno di riferimenti, letterari, musicali, cinematografici, persino filosofici, da Sant’Agostino a Martin Heidegger. «Ho capito che “amare a dismisura” è l’unico modo per non misurare la vita, specie in un periodo dove tutto viene soppesato, calcolato, giudicato: il successo, la visibilità, la prestazione. A me interessava parlare di ciò che non si può quantificare, camminando su quella linea sottile dove la passione si trasforma in dipendenza, il desiderio in possesso e la dedizione in annullamento».
Nel disco la voce di Turci si muove con una libertà nuova. Le sonorità oscillano tra pop d’autore, elettronica discreta e arrangiamenti acustici che ricordano la sua stagione più intima. Dice ancora: «Non mi interessa proporre un sound modaiolo, ma allo stesso tempo cerco di essere contemporanea, con la voce al centro dell’ascolto per la sua capacità di respirare insieme agli strumenti. Del resto è anch’essa uno strumento, che cambia e si trasforma gradualmente con il passare del tempo. Ho voluto che venisse registrata così com’è, con la sua vitalità e le sue imperfezioni. Non cerco più la perfezione, voglio esprimere la verità».
Così in Amore a dismisura la voce non è solo mezzo, è materia pulsante e contagiosa, possiede quasi concretezza narrativa nel descrivere la libertà totale del sentimento, «tra fragilità e forza, abbandono e resistenza, luce e ombra, senza però arrivare alla perdita di noi stessi». L’iniziale Vita mia, una dichiarazione d’amore alla vita prima ancora che a una persona, ne propone subito una visione come forza generativa e libertà.
Ma l’amore è anche quello smarrito di Manchi, «una semplicissima, quasi banale storia della mancanza di un grande amore che non c’è più, che crea un vuoto infinito che spinge a cercare ancora», quello narcisistico di È tutto bellissimo, «che dice come gli atteggiamenti formali e un’apparente gentilezza non lasciano nulla, ci vuole molto di più». E quello violento di Miss, scritta per Turci dall’abituale partner Francesco Bianconi dei Baustelle: «è l’unico brano che non porta la mia firma, ma è la storia di un femminicidio e una galleria di ritratti, a volte sfocati, a volte feroci, crudeli. Mi ha molto coinvolta, essendo da diversi anni dentro la fondazione Una, Nessuna, Centomila, che si occupa di contrastare la violenza contro le donne».
È la sola che fa riferimento al suo costante impegno sociale. Forse perché inflazionare un argomento può alla fine lasciare indifferenti?
Anche quello dell’amore è un argomento del tutto inflazionato, eppure se ne continua a parlare. Il segreto sta tutto nel come lo proponi, di come parli di una certa realtà. L’importante è uscire dai soliti luoghi comuni, dagli schemi fritti e rifritti per interessare sempre chi ti dà la fiducia dell’ascolto. Inoltre, Amore a dismisura parla di libertà, di autodeterminazione, di fragilità, di assenze e rinascite, di corpo.
Foto: Fabrizio Cestari
[dal numero della rivista 50&Più Ottobre]