Una promessa da mantenere. Un popolo e la sua cultura da salvare. Un viaggio lungo 23 anni che, in qualche modo, arriva al suo passaggio finale: la condivisione di un pezzo della propria vita con il pubblico.
Kasia Smutniak porta alla Festa del Cinema di Roma “Mustang”, un film documentario costruito nel tempo che parte dalle immagini girate insieme a Pietro Taricone nel 2003, quando raggiunsero per la prima volta questo angolo di mondo remoto al confine tra Nepal e Tibet.
Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventa parte di loro e lì si scambiano una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Ma il corso degli eventi cambia improvvisamente e insieme non ci torneranno più. Nel corso degli anni, però, Kasia vi torna insieme alla figlia Sophie e, grazie all’incontro con una donna speciale, Kunzom, realizza la promessa fatta un tempo attraverso la costruzione di una scuola che consenta ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza dover abbandonare le loro famiglie.
“Avevo l’urgenza di raccontare questo luogo, questo viaggio e la speranza che vive in questa comunità – spiega Smutniak, regista alla sua seconda prova, durante la conferenza stampa -. Tutto lì sta cambiando velocemente, ed è una cosa di cui dobbiamo prendere atto”.
La voce narrante è quella della figlia Sophie: “Non avevo mai pensato di coinvolgerla, ma in un certo senso l’ha fatto da sola – spiega –, quando, poche settimane prima di partire per il suo primo viaggio in solitaria verso Mustang, mi chiese le telecamere di suo padre”.
Un racconto che parte dalle immagini girate con una videocamera MiniDV amatoriale e che nel corso degli anni si è arricchito con una fotografia eccezionale di questi luoghi tanto remoti. Alla ricerca della felicità.