«Questa è una commedia sentimentale che mette a nudo la necessità di confrontarsi con le proprie paure e i propri desideri nel tentativo di essere se stessi – spiega Luchetti – Negli ultimi due film ho affrontato il tema della coppia con un tono pessimista, ora ho cercato l’empatia con chi guarda. Volevo raccontare due personaggi come noi, ma un po’ meglio di noi».
È invece il Desiderio quello che esplora Michela Cescon nella sua seconda regia, liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Giorgio Montefoschi e nelle sale il prossimo anno con Fandango. Nella Roma di fine anni Ottanta, Matteo (Enrico Borello), studente universitario che sogna di diventare sceneggiatore, incontra Livia (Romana Maggiora Vergano), una ragazza ancora alla ricerca della propria strada. Tra i due nasce un’attrazione intensa, attraversata dalle insicurezze della giovinezza e dalle differenze sociali. Quando Livia si trasferisce a Londra, quel sentimento sembra destinato a rimanere un ricordo. Matteo, negli anni, costruisce una vita stabile: diventa giornalista, si sposa con Anna e ha due figli. Ma il passato torna a bussare quando rincontra Livia, la cui presenza a Roma nasconde un segreto. Il tempo non ha cancellato il legame tra i due, ma riapre una domanda rimasta sospesa: quanto siamo disposti a rischiare per un amore che non abbiamo mai davvero vissuto?
«Desiderio mi ha dato la possibilità di lavorare su tre cose che mi ossessionano ormai da parecchio: il tempo, una sorta di diaframma malinconico; la relazione fra le persone che si incontrano, si capiscono e non si capiscono; lo spazio, con una storia che mi dava la libertà di muovermi», dice Cescon.
In È andata così, in uscita il 26 novembre con Vision, Gianni Zanasi racconta una convivenza fuori da ogni schema. Cecilia (Valentina Lodovini) si ritrova costretta a vivere in un casolare sperduto in campagna insieme ai tre uomini più importanti della sua vita, interpretati da Michele Riondino, Valerio Mastandrea e Leonardo Lidi. Intorno a loro si accumulano imprevisti, situazioni paradossali e presenze misteriose: dagli assistenti sociali ai gatti in fuga, passando per uno strozzino che la aspetta sotto casa e alcuni inspiegabili «spettri». In questo scenario surreale, Cecilia finisce per ritrovare proprio ciò che credeva di aver perduto. Una leggerezza nuova, la possibilità di guardare alle proprie disavventure senza lasciarsene travolgere e di accettare che la vita non segua sempre i piani prestabiliti.
Il film nasce da «un’immagine e un periodo pesante» nella vita di Zanasi: «Cercavo una leggerezza fatta di luce. Il film racconta di un’esperienza di vita che facciamo tutti, tra piacere, dolore, difficoltà. Quando ci chiedono com’è andata, dobbiamo accettare che le cose non siano perfette e rispondere: È andata così».