Lo sport come veicolo di libertà e autodeterminazione, attraverso il quale sentirsi il più vicine possibile al proprio paese, anche quando quel posto tanto amato, l’Iran, non gli ha mai permesso di farlo con le stesse libertà: senza velo.
“Nowruz – Nuovo Giorno”, film documentario scritto e diretto da Francesco Cannavà e presentato alla Festa del Cinema di Roma con una proiezione al Maxxi, racconta la storia di un gruppo di donne iraniane che si ritrova, a Torino, intorno alla squadra di calcio femminile Homa. Unite dal bisogno di sentirsi parte di una comunità.
Nessuna di loro è professionista: giocano per passione, per costruire legami, per sentirsi finalmente libere. In Iran erano costrette a coprirsi e a sottostare a regole che limitano duramente i diritti delle donne, mentre in Italia studiano, lavorano, si allenano e provano a ricostruire una quotidianità lontano da casa.
“Superate le prime difficoltà è diventata una seconda famiglia”, spiega Atieh Mazi, 43 anni, capitana della squadra Homa. Accanto a lei c’è Yasaman Khalili, 23 anni, con il sogno di diventare un avvocato: “Sono venuta a studiare in italia grazie ad una borsa di studio – racconta -, in Iran le donne non hanno le stesse possibilità degli uomini”.
Il film segue per un anno il loro percorso e la partecipazione al Balon Mundial 2025, lo storico torneo di Torino delle comunità migranti. All’improvviso nelle loro vite irrompe però la guerra: la distanza dal paese d’origine diventa paura per le famiglie, tensione nella comunità, domanda dolorosa sul senso di appartenenza a una terra amata e ferita.
“L’idea è nata in realtà nella mia terra, la Sicilia, dove c’è una grande comunità di iraniani – ricorda il regista, Francesco Cannavà -. Sentivo il bisogno di raccontare le contraddizioni, l’assenza di libertà e la situazione in cui vivono le donne iraniane. Farlo attraverso la loro esperienza con Homa mi sembrava il modo migliore”.