Riad sotto attacco: cosa sta succedendo in Yemen

Nuove tensioni nel Mar Rosso dopo gli ultimi raid delle forze Houthi su bersagli civili sauditi. Gli effetti dello scontro su larga scala e l’incognita USA

Riad sotto attacco: cosa sta succedendo in Yemen
Scontri tra le forze governative e i ribelli Houthi al confine con l’Arabia Saudita, Mohammed al-wafi per Shutterstock

Gli attacchi a Riad sembrano non voler cessare. Ieri, domenica 11 ottobre, un missile ha colpito il terminal 4 dell’aeroporto internazionale King Khalid, provocando un morto e 11 feriti e la chiusura dello scalo. Anche l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, nell’est del Paese, è stato preso di mira nella stessa serata. La coalizione a guida saudita ha riferito anche di un missile da crociera intercettato nei pressi dell’aeroporto.

Già nella giornata di sabato10 ottobre 2026 un missile aveva colpito l’area dei terminal 3 e 4 dell’aeroporto di Riyadh, in uso per i voli domestici. L’autorità ha riferito che nell’occasione le vittime, tra cittadini sauditi e stranieri – uno americano -, furono 13 e 309 i feriti.

La gravità degli attacchi all’aeroporto di Riad ha imposto ieri la chiusura temporanea dello scalo e la cancellazione di oltre 600 voli. Gli Houthi – il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran – hanno rivendicato le azioni, condotte in risposta all’intensificazione dei raid aerei sauditi in Yemen. In una nota hanno inoltre invitato compagnie aeree, lavoratori e viaggiatori a non usare gli aeroporti né lo spazio aereo sauditi, con l’eccezione di quelli di Mecca e Medina, luoghi santi dell’Islam.

Perché gli Houthi colpiscono Riad

Gli Houthi sono un movimento politico e armato yemenita che governa la capitale Sana’a e gran parte del nord dello Yemen. Combattono soprattutto contro il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, che vuole riprendere i territori controllati dal gruppo.

L’Arabia Saudita sostiene il governo in carica: per questo gli Houthi attaccano anche obiettivi sauditi, come Riad.
La guerra civile nel Paese è iniziata nel 2014, quando gli Houthi presero Sana’a rovesciando il governo di allora, provocando l’intervento militare dell’Arabia Saudita nel 2015.

Dopo anni di combattimenti e una tregua mediata dall’Onu nel 2022, le ostilità sono riprese. A ottobre 2026 il governo yemenita e i suoi alleati hanno lanciato una nuova offensiva per riconquistare zone costiere strategiche. Gli Houthi, col sostegno dell’Iran, hanno risposto intensificando gli attacchi contro l’Arabia Saudita. La guerra da scontro interno si è trasformata in una lotta per il potere e il controllo del territorio yemenita, divenuto un’area cruciale del Mar Rosso dopo i fatti di Hormuz.

Il punto critico è Bab el-Mandab

Lo stretto di Bab el-Mandab, in Yemen, collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso Suez, ai mercati europei. La sua importanza strategica è cresciuta perché, con il traffico nello stretto di Hormuz fortemente ridotto, l’Arabia Saudita ha deviato più greggio verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso, usando la pipeline Est-Ovest che attraversa il Paese.

Secondo l’EIA, nel secondo trimestre 2026 attraverso Bab el-Mandab sono transitati in media 8,1 milioni di barili al giorno, contro 5,4 milioni nel quarto trimestre 2025. Nello stesso periodo i flussi attraverso Hormuz sono scesi da 21,6 a 4,9 milioni di barili al giorno.

Questo rende il Mar Rosso una rotta di compensazione particolarmente importante proprio mentre Hormuz è sotto pressione. Se la pressione su Riad continuerà – ostacolando il passaggio di Bab el-Mandab in modo prolungato -, le alternative saudite, fra cui Suez e la pipeline SUMED in Egitto, sarebbero più lente, più costose e limitate. Parte dei carichi potrebbe essere deviata attorno al Capo di Buona Speranza, allungando i viaggi e aumentando noli, assicurazioni e tempi di consegna.

Cosa rischiano produzione e mercati energetici

Le rivendicazioni Houthi contro siti di Saudi Aramco vanno distinte dai danni verificati. Aramco ha dichiarato che un attacco con drone a un impianto in un giacimento dell’est del Paese ha provocato un incendio circoscritto in un impianto gas, ma nessuna interruzione delle operazioni petrolifere né della produzione. Per le altre strutture indicate dagli Houthi, le fonti consultate non riportano conferme indipendenti di danni produttivi o di esportazioni interrotte.

Allo stato delle informazioni, non è corretto parlare di una perdita accertata di produzione saudita causata dagli attacchi più recenti. Il rischio di mercato deriva soprattutto dall’incertezza: un danno a terminali, oleodotti, impianti o petroliere potrebbe ridurre o ritardare le forniture, ma al 12 ottobre non è documentato un blocco generalizzato dell’output di Aramco.

Se la crisi di Riad resterà limitata agli aeroporti e ad episodi circoscritti, l’effetto energetico dovrebbe manifestarsi soprattutto nella volatilità dei prezzi e nell’aumento dei costi assicurativi e logistici. Se invece si intensificheranno gli attacchi alle infrastrutture o alle navi, ci sarebbero ritardi nelle consegne, rotte più lunghe, maggiori costi per importatori e raffinerie, e ulteriore pressione sui prezzi di petrolio e carburanti. Nel frattempo Reuters segnala nuove aggressioni contro petroliere nello stretto di Hormuz.

Trump:” Stiamo valutando”

L’Onu ha dichiarato che lo Yemen è sprofondato in una guerra su vasta scala. Il segretario generale António Guterres ha condannato gli attacchi all’aeroporto di Riad che hanno già provocato oltre 200.000 sfollati. Le agenzie umanitarie segnalano anche fame crescente, casi di colera e un sistema sanitario sotto pressione

La nuova escalation su Riad ha riacceso il dibattito su un possibile intervento diretto degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha dichiarato sabato che intende parlare con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e che Washington sta valutando la possibilità di unirsi ai raid contro gli Houthi. “Potremmo farlo. Valuteremo la situazione”, ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca.

Va mantenuta una cautela: il governo yemenita ha annunciato riconquiste nell’area di Bab el-Mandab, ma gli Houthi hanno contestato la perdita. Il controllo effettivo di alcuni punti della costa resta quindi oggetto di versioni contrapposte.
Gli attacchi a Riad confermano che la posta in gioco supera il confronto tra le due parti iniziali e coinvolge il traffico commerciale, le esportazioni energetiche e gli equilibri regionali.

Se il fronte resterà limitato alle infrastrutture areoportuali, l’impatto maggiore sarà sulla sicurezza e sulla logistica. Se invece si allargherà a porti, navi e infrastrutture petrolifere, il Mar Rosso potrebbe tornare a essere una delle rotte più insicure del mondo. Molto dipenderà dalle prossime mosse degli Houthi, dalla risposta di Riad e dalla decisione americana.

@ Riproduzione riservata