«Da laico e toscano miscredente quale sono, mi sono sempre avvicinato con terrore alla religione. Mi affascina molto il mondo di un potere che non conosco, del quale bisogna avere fede. Frate Leopoldo ci dimostra che avendo fede in noi stessi possiamo raggiungere uno scopo, basta essere onesti e veri». Giovanni Veronesi parla così del motivo che lo ha spinto a realizzare Dio ride, film di chiusura fuori concorso dell’83esima Mostra del cinema di Venezia, che si chiuderà stasera, 12 settembre, con la consegna de Leone d’oro e degli altri premi.
Il regista toscano ha affidato a Pierfrancesco Favino il ruolo di frate Leopoldo da Casamacchia che nel Seicento porta in giro la parola di Dio, ma in modo non canonico per la Chiesa. La forza della sua umanità e della risata, cambia la vita delle persone che incontra. Di questa riflessione tra libertà, fede e rapporto tra l’uomo e il potere, Veronesi spiega: «Questo film mi ha fatto interrogare anche sul mondo di oggi, in cui ci sono tanti soldati e persone che muoiono senza sapere il perché. Mi auguro che guardandolo le persone, e soprattutto le nuove generazioni, diranno sempre più no a certe imposizioni del potere. Allora chi diceva no veniva bruciato. Oggi se un popolo si ribellasse ai leader politici che dicono di andare in guerra, da solo quel leader non potrebbe fare nulla».
Favino, per creare questo guitto, ha «cercato di seguire la sua concretezza. È un uomo inconsapevole di cosa sia il martirio – racconta l’attore – Quello che pensa essere naturale improvvisamente è rischioso. Ma lui continua a essere se stesso e a non piegarsi. Da attore non mi sono fatto trasportare dall’idea di un eroe che si sacrifica».
Nel cast di Dio ride, nelle sale dal 29 ottobre con PiperFilm, ci sono Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi. Del suo cardinale Maculani, inquisitore incaricato dal Papa di indagare su fra’ Leopoldo, Orlando dice: «Il mio cardinale fa parte di un potere debole in quel momento storico e quindi anche più feroce. Pensa di poter sbrigare in poche ore questa rogna con un contadino rozzo e invece si trova di fronte a una testimonianza di fede pura, che lui aveva un po’ messo sotto chiave». E Rossi, parlando del film «sulla vita e sulla comicità», come lo ha definito Veronesi, chiosa: «La risata per quanto la studi e approfondisca rimane un mistero. Come la fede».